MEDITAZIONI REAZIONARIE – SAMUEL T. FRANCIS E LA RIVOLUZIONE BORGHESE CONTRO LE ÉLITE E LE MINORANZE ORGANIZZATE (di Matteo Fais)
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MEDITAZIONI REAZIONARIE – SAMUEL T. FRANCIS E LA RIVOLUZIONE BORGHESE CONTRO LE ÉLITE E LE MINORANZE ORGANIZZATE (di Matteo Fais)

Conosciamo Samuel T. Francis, pensatore americano che aveva individuato nella classe manageriale, nella globalizzazione e nelle élite progressiste il nemico della borghesia occidentale: una lettura radicale che anticipa Trump, MAGA e la rivolta della classe media.

NON PUOI GOVERNARE UN PAESE CON LE CANZONI, NEPPURE CON QUELLE DI DE ANDRÉ (di Matteo Fais)
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NON PUOI GOVERNARE UN PAESE CON LE CANZONI, NEPPURE CON QUELLE DI DE ANDRÉ (di Matteo Fais)

De André era un genio, ma non era Churchill, né De Gaulle, né un ministro dell’Economia. Perché allora continuiamo a pensare che una bella canzone contenga automaticamente una grande visione politica? Una riflessione contro il culto dell’artista come oracolo morale della società.

“NEI LIBRI E NEI POETI CERCHI TE”: GUCCINI, L’ULTIMO AUTORE TOTALE (di Isabella Paola Stoja)
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“NEI LIBRI E NEI POETI CERCHI TE”: GUCCINI, L’ULTIMO AUTORE TOTALE (di Isabella Paola Stoja)

Un omaggio a Francesco Guccini come ultimo autore totale della cultura italiana. L’articolo analizza la sua opera oltre l’etichetta di cantautore, mettendo in luce il legame con la grande tradizione letteraria, da Leopardi a Nietzsche, e la capacità di trasformare la canzone in autentica letteratura. Tra memoria, tempo, morte e ricerca di senso, Guccini emerge come uno scrittore capace di interpretare il proprio tempo e di lasciare un’eredità destinata a sopravvivere ben oltre la musica.

RECENSIONE – “I CONVITATI DI PIETRA” DI MICHELE MARI (di Alessandro Orofino)
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RECENSIONE – “I CONVITATI DI PIETRA” DI MICHELE MARI (di Alessandro Orofino)

I convitati di pietra di Michele Mari, vincitore del Premio Strega, viene analizzato in una recensione critica che ne mette in luce i pregi e i limiti. Pur riconoscendo l’elevata qualità della scrittura, l’originalità dell’intreccio e la capacità di indagare la natura umana attraverso ironia e cinismo, l’autore evidenzia una narrazione eccessivamente prolissa, appesantita da digressioni, periodi complessi e una struttura poco scorrevole. Il risultato è un romanzo dal grande potenziale, ma penalizzato da un eccesso di virtuosismo stilistico che finisce per compromettere il piacere della lettura.