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RECENSIONE – “FIVE”, DI ILONA BANNISTER (di Alessandro Orofino)

Five (Giunti), di Ilona Bannister, è un libro tosto, di quelli che si possono definire avvincenti, oltre ogni ragionevole dubbio. Perché l’autrice, sin dalle prime righe riesce a intercettare il cuore e la mente del lettore, stringendo con lui un patto, stabilendo un contatto, spiegando le regole del gioco. E anticipando quel che avverrà. Giacché, tutto sommato, ogni cosa alla fin fine ruota intorno a un evento focale che si realizzerà da lì a breve: una persona morirà. Semplice.

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Delle cinque, introdotte dalla Scrittrice, che si trovano sulla banchina di una periferica fermata metropolitana londinese, una farà una brutta fine nel giro di una manciata di minuti.

“Qualcuno morirà stamattina, in questa stazione ferroviaria di periferia. Accadrà nei prossimi cinque minuti, quando arriverà il treno delle 7:06 per Victoria Station”.

Questo è l’incipit. Diretto, caustico, senza fronzoli. Il resto dell’opera si adegua diligentemente a questo imprinting, modellandosi secondo uno stile piuttosto veloce e rutilante.

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Tutto comincia infatti con cinque sconosciuti, ognuno con il proprio vissuto e con i propri tic, le cui storie personali e i propri tratti distintivi verranno resi noti nel corso dei momenti concitati della narrazione, a margine della quale si svilupperanno altre sotto-storie attraverso cui le biografie di questi individui condurranno il lettore ad una visione completa della situazione e ad una comprensione approfondita dell’intera scena. Oltre che alla consapevolezza di tutte le motivazioni per le quali quelle stesse persone si sono casualmente ritrovate in metropolitana, dentro una cornice beffarda entro cui il destino giocherà un ruolo importante, assegnando a tutti uno spazio e un significato ben preciso. Potremmo definirli dei filoni di indagine che contestualizzano ciascun protagonista, ognuno inquadrato nelle proprie sofferenze, nei propri dubbi e nei propri background fatti di scelte, perdite e sacrifici.

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Nessuno di loro conosce quanto sta per accadere, solo il lettore è consapevole della tragedia che da lì a breve si consumerà. Ecco perché, pagina dopo pagina, ci si arrovellerà per capire chi tirerà le cuoia e chi, invece, potrà dirsi salvo. La tensione è sapientemente dosata dalla Bannister che compone un thriller al fulmicotone, con un linguaggio bello ed efficace, che scava nella contemporaneità di tutti i giorni, sbattendoci in faccia i nostri cliché, le nostre miserie, il nostro provincialismo. Ogni personaggio della storia porta infatti in dote con sé una certa visione, una certa mentalità, un determinato modo di fare, con tante ombre e poche luci, obbligando a parteggiare ora per l’uno ora per l’altro, ritrovandosi poi a sperare che, a finire male, non sia quello sul quale si è emotivamente investito:

“Non ci sarà nessun salvataggio dell’ultimo minuto, nessun supereroe farà la sua comparsa. Questa non è una scena aperta in cui ti ritrovi ad indovinare se alla fine tutti sopravviveranno. È solo un commento sulle fragilità della condizione umana e sulla varietà della sua sofferenza; un meccanismo intelligente per ricordarci che ognuno ha la propria storia, e non tutti sono chi o ciò che sembrano. Sebbene la condizione umana sia fragile e sebbene ognuno abbia la propria storia e sebbene non sappiamo cosa accada dietro le porte chiuse mentre giudichiamo i libri dalla copertina, eccetera eccetera, voi sapete fin dall’inizio, da quando siete arrivati in questa stazione stamattina, che ci sono cinque personaggi principali e che uno di loro morirà”.

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Ci sono colpe, ci sono segreti, ci sono passi falsi: dietro quei pochi minuti dove un uomo (o una donna) perderà la vita, si celano profili umani molti diversi tra loro, ma che in forza dei loro percorsi contribuiranno a rendere questo libro un manufatto pregevole, un prodotto culturale out of the box, di quelli che non stancano, di quelli che non deludono.

Pur trattandosi di un romanzo d’esordio, l’Autrice di origini statunitensi costruisce un gioco machiavellico dove il lettore è chiamato costantemente in causa, diventando suo malgrado parte attiva dell’intera struttura narrativa: non una operazione banale, bensì un abile procedimento letterario che rende l’esperienza di lettura una parentesi esaltante, con un finale che risolverà e chiarirà ogni aspettativa; lasciando magari qualche dispiacere, ma consegnando comunque al lettore la certezza di aver terminato un libro bello, perché tra i pochi a generare una tensione continua.

Alessandro Orofino

Biografia

Alessandro Orofino, 49 anni, vivo a Roma. Amo leggere, perché questo mi permette di scrivere. Sono il Direttore Editoriale della “COLLANA OROFINO”, presso la Pathos Edizioni. All’attivo ho una pubblicazione di racconti – RACCONTI FUMIGANTI E RUBICONDI – un giallo – COLORATO DI GIALLO BORDATO DI ROSSO – premiato al Premio Giallo Indipendente 2019 al Salone Off di Torino e un romanzo – LA FESTA DEL SANTO – pubblicato a dicembre 2019. A dicembre 2020 è uscito il mio secondo romanzo, IL MALE MINORE, l’anno successivo è andato invece alle stampe NESSUNO MI SALVERA, mentre nel dicembre 2022 è uscito PER IL LATO OBLIQUO DELLE COSE. La mia ultima fatica si intitola SENSO (dicembre 2024), edito dalla Pathos Edizioni.

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