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SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA – DAL FILM ALLA REALTÀ (di Matteo Fais)

Una delle caratteristiche fondamentali di questa massa ignorante è che, anche se glielo spieghi con il disegnino – o con il filmato –, non assimila il concetto. In tal senso, il meglio della produzione artistica nostrana chiarisce molto bene certe dinamiche interne di questo Paese, ma la massa si guarda bene dal prenderne visione e studiarla, dal meditare in modo critico su ciò che i grandi artisti hanno suggerito e proposto come argomento di riflessione. La gente preferisce andare dietro al complottista del menga che tuona contro il famigerato neoliberismo, mentre vende il suo testo autoprodotto tramite Amazon.

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Se vi sono rimasti due neuroni utilizzabili e non volete sprecarli con lo scrolling su Facebook, per comprendere quanto sta accadendo sulla questione più discussa degli ultimi mesi, ovvero quella di Garlasco, il consiglio è di andarvi a cercare – lo trovate anche su YouTube, in forma gratuita – un film ormai vecchio di oltre cinquant’anni, Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio.

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È uscito il secondo numero di “Il Detonatore Zine”, una fanzine culturale indipendente dedicata alla poesia contemporanea, alla traduzione e alla ricerca visiva. In questo secondo numero: interviste a poeti italiani, testi inediti, traduzioni di poesia americana contemporanea non ancora pubblicata in Italia, e approfondimenti tra letteratura classica e narrativa dei nostri giorni. Ogni pagina è progettata con un forte lavoro grafico, trasformando la lettura in un’esperienza anche visiva. Una zine pensata per chi cerca nuove voci, linguaggi sperimentali e uno sguardo diverso sulla cultura di oggi. Il presente numero costituisce un omaggio all’estetica grunge, in particolare legata al noto capolavoro dei Nirvana, Nevermind. Link per l’acquisto del cartaceo: https://www.amazon.it/dp/B0GYMX8YXW

La pellicola descrive con impressionante attualità – per quanto allora il mezzo principale d’informazione fosse ancora il giornale cartaceo – come l’opinione pubblica venga indirizzata e guidata – oggi, teleguidata – nella costruzione di certe idee. Nella pellicola, nella fattispecie, il direttore editoriale di un noto giornale reazionario, Giancarlo Bizanti, interpretato dal grandissimo Gian Maria Volonté, in prossimità delle elezioni, in concorso con la polizia, fa passare per responsabile dell’omicidio di una liceale un estremista della Sinistra extraparlamentare. Lo sbatte appunto in prima pagina, dandogli dell’orco pervertito, con ciò suggerendo che i comunisti sarebbero dei degenerati politicamente e sessualmente – non che avesse tutti i torti, se mi perdonate l’ironia.

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ACQUISTA il nuovo romanzo di Matteo Fais, Il cordone ombelicale, Connessioni:
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Il personaggio di Bizanti è particolarmente interessante poiché massimamente consapevole e senza scrupoli, eppure a suo modo dotato di una posizione sensata – un grande autore non rappresenta mai personaggi che siano appiattiti sulla mera incarnazione del bene o del male. Tant’è che, quando gli viene rimproverato da un cronista, tale Roveda, l’assenza di obiettività e la volontà manipolatoria, che non risparmia di passare sul cadavere di chicchessia, così replica: “D’accordo, io e ‘Il Giornale’ provochiamo. La realtà non la raccontiamo obiettivamente. Ma quale obiettività, Roveda? Si è mai chiesto chi è Mario Boni? È uno sbandato che rifiuta le regole della convivenza sociale, si droga e assalta ‘Il Giornale’, aggredisce gli operai che non vogliono scioperare, sequestra i dirigenti, rovescia le macchine e dà loro fuoco. È uno che odia anche lei, Roveda, con i suoi buoni sentimenti e i suoi innocui idealismi. Lei vede il giornalista come un osservatore imparziale. Ebbene io le dico che questi osservatori imparziali mi fanno pena. Bisogna essere protagonisti, non osservatori. Siamo in guerra! La lotta di classe la facciamo anche noi! Non l’hanno inventata Marx e Lenin”.

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È uscita la seconda raccolta poetica di Matteo Fais, Preghiere per cellule impazzite (Connessioni Editore, collana “Scavi Urbani), ed è disponibile in formato cartaceo e ebook:
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Mutatis mutandis, in questi tempi di televisione – che non è ancora morta, per quanto giri questa leggenda metropolitana – e social, le cose non sono granché cambiate. Certo, in questo caso manca la motivazione politica, ma la prassi è la medesima. Si crea il mostro, a beneficio di una folla famelica con la bava alla bocca.

Si potrebbe aggiungere, in tal senso, una considerazione che nel film di Bellocchio è forse secondaria, o meglio vagamente adombrata rispetto alle altre critiche molto più manifeste. Il caporedattore spiega a Roveda cosa e come scrivere in relazione al loro lettore medio: “Chi è il nostro lettore? È un uomo tranquillo, onesto, amante dell’ordine, che lavora, produce, crea reddito. Ma è anche un uomo stanco, Roveda, scoglionato. I suoi figli, invece di andare a scuola, fanno la guerriglia per le strade di Milano. I suoi operai sono sempre più prepotenti, il Governo non c’è, il Paese è nel caos. Apre ‘Il Giornale’ per trovare una parola serena, equilibrata”.

Ecco il punto: le trasmissioni su Garlasco, come avrete notato, sono create a uso e consumo delle due principali tifoserie in campo: i pro Stasi e i pro Sempio. In tal senso, bisogna notare che non è tanto l’informazione – o non è solo l’informazione – a creare un’opinione pubblica stupida e divisa in modo netto, senza alcuna razionalità, ma è sovente intorno a questa che il fronte di coloro che dovrebbero raccontare i fatti si divide, cercando ognuno la propria fetta di mercato. Volgarmente: qualcuno sceglie di lusingare una fazione e qualcun altro l’opposta. Tutto ciò per dire che buona parte della responsabilità di quanto succede a livello di narrazione mediatica è anche colpa degli italiani, di cui la televisione, con la sua faziosità, è soltanto l’emanazione e non quella presunta forza che dovrebbe plasmarli a proprio piacimento.

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Terza uscita per la collana “Scavi Urbani”: Il cielo è uno straccio sporco nella stretta della materia, di Luca Parenti (prefazione di Matteo Fais). Disponibile in formato cartaceo ed ebook:
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Noi vogliamo mostri e mostri ci vengono dati. L’obiettività è il nostro ultimo problema quando fruiamo di un prodotto intellettuale – quale che sia, dal giornale al programma, passando per il libro. Non cerchiamo qualcosa che scuota le fondamenta delle nostre convinzioni, ma ciò che andrà a confermare i nostri bias cognitivi.

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Quinta uscita per la collana “Scavi Urbani”: Le fabbriche sono già tutte bruciate, di Riccardo Infante (prefazione di Valentino Fossati). Disponibile in formato cartaceo ed ebook:
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Si aggiunga inoltre che gli italiani hanno il brutto vizio di proiettare la struttura mentale del tifoso in ogni ambito dell’esistente. Per loro la vita, nella sua complessità, si riduce a uno scontro tra Milan e Inter, c’è poco da fare. Tant’è che diventa difficile anche essere presi sul serio quando si spiega, per esempio, di ritenere innocenti sia Stasi che Sempio. Ti guardano tutti storto, non comprendono come tu possa non schierarti per l’uno o per l’altro. Inutile spiegare che tu credi nella verità e nella giustizia, dunque non vorresti mandare in carcere nessuno, a meno di non avere prove schiaccianti, con la leggerezza con cui si fa uscire una squadra da una competizione sportiva se perde la partita.

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Seconda uscita per la collana “Sentieri Interrotti”: Dove i calabroni ascoltano le stelle, di Laura Valentina Da Re (postfazione di David La Mantia). Disponibile in formato cartaceo ed ebook:
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(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)

Fine del pistolotto. Adesso, mentre fate zapping tra Ore 14 Sera e Quarto Grado, cercate di trovare il tempo per un buon film che certo vi spiegherà la realtà meglio di ogni cronaca perché, come insegna anche Aristotele, “la poesia è più filosofica e più elevata della storia: la poesia infatti narra più le cose universali, la storia invece le cose particolari”.

Matteo Fais

Instagram: https://www.instagram.com/matteofais81/

Facebook: https://www.facebook.com/matteo.fais.14/?locale=it_IT

Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).

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