RECENSIONE – “LEZIONI DI SANGUE” DI GIUSEPPE CASA (di Matteo Fais)
“La Ragazza trattenne il fiato e il suo corpo divenne freddo. Un brivido di una paura primitiva le scese lungo la schiena: la risposta dell’umanità alle minacce antiche e primordiali. La minaccia di essere braccati. La minaccia di essere una preda. La minaccia di essere una vittima” (Giuseppe Casa, Lezioni di sangue).
Ecco un’opera breve ma densa, meno di 150 pagine che sono un’esplosione di orrore e tensione psicologica, terrore notturno alla luce del sole e relativi spargimenti di sangue. Giuseppe Casa torna con un romanzo (Lezioni di sangue, PAB Editore) che si pone, come ogni lavoro dell’autore, nel genere ma al di là dei generi, senza mai chiedere una giustificazione morale per il suo abbonante uso di crudeltà e violenza. Grazie al cielo, come avranno notato i suoi lettori più attenti, l’autore è sempre stato avulso alla linea pedagogica della letteratura nazionale e mainstream, senza timore per le possibili accuse di gratuità.

Simpaticissima – a suo modo – e coinvolgente questa storia che vede come protagonista uno psicopatico dalla personalità decisamente doppia, Roberto Derri, che nella vita svolge l’attività di professore di Filosofia – e di cosa, altrimenti!

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Come si potrà immaginare, il docente in questione vive, lavorativamente parlando, immerso nel degrado intellettuale del suo tempo (“capì che non sarebbe mai riuscito a cambiare il mondo col pensiero. Non riusciva nemmeno a cambiare l’espressione degli studenti che aveva davanti durante le sue lezioni: giovani sciocchi e ottusi dalla faccia annoiata che lui non riusciva a ispirare nemmeno remotamente, al punto che ormai non vi provava più. Aveva l’impressione che i ragazzi ormai fossero sempre più stupidi, sempre attaccati ai loro cellulari, sempre persi nei loro mondi online”), del quale ha, purtroppo per lui, piena cognizione (“Era stato un accanito lettore di Nietzsche, soprattutto del Nietzsche studiato da Deleuze. Leggendo i filosofi Derri aveva avuto la sua fase engagé. Aveva creduto che un certo impegno potesse cambiare il mondo. Nel passato si era tuffato nel calderone dei dibattiti, aveva sfilato per le piazze, gomito a gomito, con gli studenti, cantando O Partigiano”). Come si noterà, insomma, Casa dice quel che c’è da dire, ma lo fa senza cadere nel didascalismo, evitando il pistolotto, la presa di posizione woke e l’eterno giustificazionismo tipico della maggior parte della classe docente di oggi.

In effetti, se questo non fosse un romanzo horror, sarebbe una perfetta descrizione della follia imperante in Italia – come in America, del resto – oggigiorno. Ci sono passaggi che, tra una tortura e l’altra messa in atto dal protagonista, fanno certamente riflettere e scavano con il coltello lì dove bisognerebbe maggiormente scavare di questi tempi (“Lui non provava alcun desiderio per la Ragazza, non aveva alcuna voglia di trombarla, non ci pensava nemmeno, immaginava che fosse lesbica, come del resto molte ragazze a scuola, o comunque fluida. Le conosceva le studentesse del suo tipo, le sorelle, come si chiamavano fra di loro, gente convinta che la confusione sessuale fosse indice di intelligenza. Era consapevole che l’eterosessualità non fosse più di moda. Ne aveva viste e sentite molte a scuola, con le narici dilatate dalla rabbia, convinte che il prof Derri fosse un eterosessuale di stampo patriarcale, e dunque un oppressore. E dunque un potenziale stupratore. E dunque un porco”). È ovviamente qui che si situa la grande ironia dell’autore che spezza con il canone del terrore.

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Certo, poi, c’è tutta una trama che si snoda tra rapimenti, sevizie psicologiche e un lento sprofondare nel delirio psicotico del protagonista, mentre si ricostruiscono di questo tutti i trascorsi (“Quella colpevolezza innalzata a principio educativo aveva prodotto un essere timorato e triste, che aveva sempre la sensazione di aver fatto qualcosa di male”) e il male di vivere di cui è vittima (“Ma lui non aveva mai avuto uno scopo, niente per cui vivere, niente per cui morire. Non aveva mai avuto altro che se stesso”).

(cartaceo 12 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Il resto di ciò che avviene non è possibile raccontarlo, pena perdere il piacere della lettura e di una storia che alterna presente e flashback per tenere vivo il tono – riuscendoci, sia chiaro. Quel che sarà importante capire, infine – questo lo si può rivelare – è la grande lezione del terrore e del sangue, ovvero che bisogna sempre “imparare qualcosa anche se ti spaventa. Accade invariabilmente che il punto di partenza della saggezza sia la paura”.
Matteo Fais
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L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).