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RECENSIONE – DON WINSLOW, L’ULTIMO COLPO (di Alessandro Orofino)

Tecnicamente non il miglior lavoro di Don Winslow: ce ne sono di più efficaci, di più cruenti, di più impattanti. Ma, chiarito questo punto, dobbiamo dare va Cesare quel che è di Cesare, perché anche L’ultimo Colpo, edito da Harper Collins, è un libro che spacca! Non un romanzo, ma una antologia di racconti, ciascuno brillante e dinamico a suo modo, con una specifica personalità, con un proprio carattere che si impone sin dalle prime righe. Non ci sono momenti morti durante la lettura, non si sbadiglia, non ci si distrae. Il ritmo è serrato, è cazzuto, ogni pagina si lega alla successiva in un crescendo che diventa angoscia, agitazione, smarrimento, rivalsa.

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Il mondo della mala, con le sue regole, le sue prepotenze e i suoi codici diventa il teatro in cui vanno in scena queste storie dove trova spazio una umanità costretta a districarsi dentro mondi in cui esiste un’empatia distorta, divorata da avidità, violenza e furbizia. Ciononostante, Winslow, nell’incessante lotta che vede contrapposti bene e male, sul crinale scivoloso che separa il legale dall’illegale, nello spartiacque tra libertà e reclusione, inserisce un carosello di storie abitate da personaggi tormentati, abbarbicati ad una propria etica, chiamati a decisioni dolorose – ma improcrastinabili – per sé e per i propri cari.

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In queste pagine l’America è raccontata nei suoi toni più cupi e malavitosi, la vita appare come una profonda ferita corrotta e i buoni sentimenti hanno una scadenza a breve termine. Con il suo stile asciutto e sintetico, che dice tantissimo senza troppi giri di parole – capacità che andrebbe attenzionata, soprattutto da chi si approccia alla scrittura! – Winslow ci parla del crimine e delle sue storture, di come questo si intrufoli nella vita di tutti i giorni quasi fosse un gas silenzioso, eppure letale, eppure inarrestabile. Il suo è un genere crime in cui l’azione è protagonista, dove l’adrenalina pulsa in ogni parola: in alcune scene pare di trovarsi in un action-movie, dentro il quale fioccano pugni e pallottole e dove l’esito non è mai scontato. Probabilmente, è proprio qui che si nasconde la grandezza di questo scrittore americano, nella capacità, cioè, di spiazzare ogni volta, differenziandosi pur rimanendo fedele a sé stesso, cambiando i connotati delle sceneggiature e regalando anche momenti di dolcezza, umorismo e sottile critica sociale, cosa che non guasta mai.

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Dei sei racconti presenti in questa raccolta, due in particolare si distinguono per il pathos di cui sono portatori sani. Il primo è l’Ala Nord, storia per molti versi struggente ed impietosa dove le contaminazioni tra il giusto e lo sbagliato si compenetrano tra loro al punto tale da diventare indistinguibili, pennellando una tragedia dei tempi moderni nel quale i legami di sangue prevaricano sugli interessi personali, dimostrando che quando vuole l’uomo sa essere comunque un uomo, ovvero una creatura capace di amare, provare compassione e sacrificarsi per l’altro, nonostante le conseguenze, nonostante tutto.  Il secondo – Collisioni – è, invece, per alcuni versi il più filosofico, il più riflessivo, seppur nella cornice di una storia violenta e ingiusta, dentro cui Winslow ci insegna come il destino talvolta sia beffardo e come gli stessi Dei possano addirittura nutrire invidia per gli uomini baciati da una vita fortunata:

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È uscita la seconda raccolta poetica di Matteo Fais, Preghiere per cellule impazzite (Connessioni Editore, collana “Scavi Urbani), ed è disponibile in formato cartaceo e ebook:
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“La vita può essere vista come una serie di collisioni. Collisioni tra chi vogliamo essere e chi siamo. Tra ciò che vogliamo e ciò che non vogliamo. Tra sogni e realtà. Tra desideri e bisogni, tra bene e male, tra giusto e sbagliato. Tra presente e passato. E a volte queste collisioni sono così violente, così forti, così violente, da distruggere tutto ciò che era. Rompono i legami che ci incatenavano a ciò che eravamo. E nel farlo creano qualcosa di nuovo. Libertà”.

Leggere Winslow non è mai un fatto banale. Sebbene chi si approccia ai suoi libri sappia molto bene cosa si troverà davanti e in quali meandri finirà risucchiato, è pur vero che ogni opera è una storia a sé, dove nulla è scontato e dove i giudizi sono sospesi: non c’è mai, infatti, una netta distinzione tra chi è buono e chi, al contrario, è cattivo; in ciascuno di noi alberga la possibilità di essere l’uno o l’altro e non sempre questa scelta è frutto della nostra volontà. Più prosaicamente, sono gli eventi – maledetti e bastardi – che ci guidano e ci costringono a vestire i panni del buono, quando va bene, o del cattivo, quando invece tutto dice sfiga. Fino all’ultimo colpo, proprio come piace a Winslow.

Alessandro Orofino

Biografia

Alessandro Orofino, 48 anni, vivo a Roma. Amo leggere, perché questo mi permette di scrivere. Sono il Direttore Editoriale della “COLLANA OROFINO”, presso la Pathos Edizioni. All’attivo ho una pubblicazione di racconti – RACCONTI FUMIGANTI E RUBICONDI – un giallo – COLORATO DI GIALLO BORDATO DI ROSSO – premiato al Premio Giallo Indipendente 2019 al Salone Off di Torino e un romanzo – LA FESTA DEL SANTO – pubblicato a dicembre 2019. A dicembre 2020 è uscito il mio secondo romanzo, IL MALE MINORE, l’anno successivo è andato invece alle stampe NESSUNO MI SALVERA, mentre nel dicembre 2022 è uscito PER IL LATO OBLIQUO DELLE COSE. La mia ultima fatica si intitola SENSO (dicembre 2024), edito dalla Pathos Edizioni.

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