IL DIALOGO NON ESISTE (di Matteo Fais)
Un celeberrimo passo di Lacan recita “Il rapporto sessuale non esiste”. Ironicamente – ma neppure più di tanto –, si potrebbe dire, vista anche l’importanza che lo psicanalista attribuiva al linguaggio, che “il dialogo non esiste”, per quanto la democrazia abbia tentato in ogni modo di convincerci del contrario.

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Se avete vissuto un profondo senso di frustrazione nel rendervi conto di non riuscire a convincere un amico, con il quale condividete tante passioni, di una certa vostra tesi, per quanto abbiate provato ad argomentarla al suo cospetto, siete già consci, almeno a livello istintivo, della faccenda.

La verità vera è che quasi mai noi approdiamo a una determinata posizione intellettuale, ideologica o esistenziale, per via razionale. Casomai, le costruiamo intorno un intero impianto argomentativo, ma di primo acchito l’assunzione è sempre emozionale e dipende da fattori che non sono soppesabili su base oggettiva.

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Tutti quanti abbiamo assistito allo scontro tra un conservatore che esaltava il peso fondante della Tradizione (la terra, i padri, la famiglia, la verginità, la mascolinità) e un progressista che affermava di voler scardinare e rovesciare tutti quei retaggi che l’altro considera sacri. Quel che bisogna capire è che, purtroppo, non esiste via di fuga – o meglio una soluzione – a tale impasse, a meno che uno dei due a un certo punto non scelga di passare dalla parte dell’altro non sentendosi più rappresentato da quella che, in precedenza, era stata la sua visione del mondo.

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I due soggetti impegnati nello scontro dialettico non arriveranno mai a una soluzione intersoggettiva per il mero fatto che in ultimo le posizioni dell’uno quanto dell’altro non sono derivanti da un risultato assunto su fondamenta razionali, come quello che si ricava da una formula matematica. Messa giù in modo molto chiaro, non esiste una motivazione assoluta per dire che questa terra mi appartiene e io appartengo a essa, o che la mia mascolinità è un dato di natura da preservare piuttosto che da ridefinire usando degli ormoni. La verità è che io sento questa terra che chiamiamo Italia come un organismo ideale dal quale dipendo e che voglio proteggere, esattamente come porto la mia virilità con orgoglio. Certo, poi, si potrebbe puntualizzare che in natura si nasce maschi o femmine e che il cambio di sesso è un’operazione in qualche modo violenta che bisogna praticare su un corpo, la quale, peraltro, non sarà mai pienamente efficace, a meno che chi vi si sottopone non porti avanti una terapia ormonale a vita – terapia pericolosissima, che aumenta enormemente il rischio di andare incontro al cancro. Tutto sacrosanto, ma da queste considerazioni non si trae comunque una prescrizione di vita che debba essere per forza universalmente accettata.

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Le nostre convinzioni sono, se volete, un poco come l’amore: irrazionali. Nessuno ama Gina più di Maria perché è maggiormente sensato amare la prima più della seconda. Si potrebbe dire “Gina è più bella”, ma la considerazione sarebbe sciocca: volete che non ci sia una più bella della già bellissima Gina? Poi, bella rispetto a cosa? Se Gina è pettoruta e Socrate preferisce le donne dai seni grandi come una coppa di champagne, perché dovrebbe amarla?
Ecco, casomai, si sceglie un’idea, proprio come una donna, su base emotiva, inseguendo i propri fantasmi e interessi personali. Mario è liberale perché è nato in una ricca famiglia che possiede tante case, grazie alle quali lui ha l’agio di vivere di rendita. Pino è comunista perché abita da sempre in una casa popolare, con la madre che lava le scale per conto di un’agenzia di pulizie mentre il padre è disoccupato. Chi ha ragione? Si potrebbe dire entrambi, da una certa prospettiva, poiché ognuno persegue il proprio interesse. Ma, dunque, che impronta dare, a livello politico, alla società: comunista o liberale? Impossibile scegliere su base razionale, a meno che – forse – non ci si trovi in una condizione quale quella descritta da John Rawls in Una teoria della giustizia, in cui i soggetti hanno di fronte a sé un velo di ignoranza che non permette di conoscere la propria condizione di partenza – situazione che, va da sé, è puramente ideale e non ha mai trovato realizzazione nella realtà.

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È per tal motivo che anche il cosiddetto dialogo filosofico è un concetto, in soldoni, fondamentalmente sterile. Non è un caso che la vita assomigli molto di più a un talk show che a un’opera di Platone. Il dialogo filosofico presuppone che gli astanti abbiano come fine ultimo della discussione la Verità con la V maiuscola, non che vogliano trovare ogni mezzo per imporre o rendere attraente la propria posizione. Nella realtà quotidiana, come ci insegnano i postmoderni, persino lo scienziato – teoricamente il perfetto rappresentante di colui che ricerca la verità – è mosso da interessi economici, dalla volontà di fare carriera, ricevere finanziamenti, guadagnare status a livello accademico.

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Insomma, non è un caso che l’Italia sia un Paese perennemente spaccato: 25 aprile sì o no, fascismo e antifascismo, conservatori e comunisti, immigrazionisti o antimmigrazionisti. Quel che bisogna sapere è che non si troverà mai una risoluzione a questi conflitti, poiché i diversi schieramenti aderiscono all’una o all’altra posizione su base sentimentale e che, per quante motivazioni l’uno possa presentare contro l’altro, vi sarà sempre una scusante o un rovesciamento di queste. Una persona che ha una certa immagine di società troverà accettabile, se non necessaria, la presenza di un uomo forte alla guida della Nazione. Altri riterranno altrettanto necessario un forte intervento statale, ma di tipo redistributivo. Chi è allergico alle gerarchie e odia la burocrazia, invece, propenderà per la democrazia liberale ritenendola il male minore e, per quanto possa scorgere qualcosa di fondato dietro certe critiche mosse ad essa da fascisti e comunisti, non sarà mai persuaso dall’alternativa che questi propongono.

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Tutto ciò apparirà semplicistico ma, anche a rischio di suonare come dei relativisti ingenui, la diversità di prospettive con cui ognuno di noi si scontra quotidianamente sta tutta qui, con la conseguente inutilità del dialogo. Non si può convincere nessuno che non voglia farsi convincere, o che non trovi, per una qualche motivazione personale, interessante una certa idea. Ma dirò di più: anche tentare di persuadere qualcuno che sta andando contro i propri interessi non servirebbe a niente. Far presente a un trans che difende l’Islam come, nei Paesi mussulmani, quelli simili a lui vengono buttati giù dai tetti, non a caso, sovente, non porta a niente. C’è gente – tanta gente – che persegue a un livello quasi cosciente la propria autodistruzione. Del resto, pur conoscendo i rischi, siamo in tanti a bere, fumare, o condurre una vita non propriamente priva di rischi a livello sanitario.
Una possibile argine a questa condizione di conflitto perenne – una soluzione altrettanto ideale e sterile, probabilmente – sarebbe vivere entro comunità umane molto più ristrette, caratterizzate da un certo idem sentire condiviso, da una coesione forte – comunità, va da sé, scelte dal singolo, nel momento in cui diventa capace di una deliberazione autonoma. Quanto più si allarga il raggio geografico della società entro cui si vive, quanto più si genera caos a livello ideologico ed esistenziale. Almeno a questo, bisogna rassegnarsi.
Matteo Fais
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Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734
L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).