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GIUDICO SEMPRE UN LIBRO DALLA COPERTINA, PER QUESTO PREFERISCO GLI EDITORI AMERICANI (di Matteo Fais)

Mi capita sovente di entrare nei siti degli editori italiani, specie di poesia, per dare un’occhiata alle nuove uscite e la sensazione che di solito mi prende, dopo un paio di pagine sfogliate, è quella di una spiacevole cecità bianca – no, non quella che descrive Saramago. Penso in particolare a uno tra loro, il quale avrà in catalogo qualcosa come 500 titoli – per niente scadenti, sottolineo. Le copertine sono tutte identiche, bianche con il nome dell’autore e il titolo dell’opera in nero, senza che vi sia alcun elemento grafico a distinguere tra un testo più classicheggiante e una nuova voce sperimentale, imitando l’ormai stantia e abusatissima grafica della Bianca Einaudi – che era innovativa negli anni ’50, ma che adesso risulta al passo con i tempi come la camicia del nonno, del 1929, ritrovata in un vecchio baule in soffitta.

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Eppure, filosoficamente parlando, si potrebbe dire con Hegel che non vi è niente di più profondo di ciò che sta in superficie, nel senso che ciò che emerge deve farlo dal profondo del soggetto od oggetto, in sua rappresentanza. Volgarmente, se vado a scegliere un film e cerco un horror, mi aspetto che questo abbia un poster a presentarlo al pubblico che ne sintetizzi – o meglio che evochi – il contenuto terrificante e non che venga proposto con un’immagine adatta a una commedia romantica.

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È uscito il quarto numero di “Il Detonatore Zine”, una fanzine culturale indipendente dedicata alla poesia contemporanea, alla traduzione e alla ricerca visiva. In questo secondo numero: interviste a poeti italiani, testi inediti, traduzioni di poesia americana contemporanea non ancora pubblicata in Italia, e approfondimenti tra letteratura classica e narrativa dei nostri giorni. Ogni pagina è progettata con un forte lavoro grafico, trasformando la lettura in un’esperienza anche visiva. Una zine pensata per chi cerca nuove voci, linguaggi sperimentali e uno sguardo diverso sulla cultura di oggi. Link all’acquisto del cartaceo: https://www.amazon.it/dp/B0GYMX8YXW

Se si considera un libro, contrariamente a quello che è pensiero diffuso tra molti editori nostrani, il ragionamento non muta. Se ben ricordo, tutti i volumi che hanno segnato la mia esistenza avevano una copertina particolare che potrei quasi dire mi ha chiamato in mezzo a tutti quegli altri testi che affollavano la libreria. Il Bukowski di Storie di ordinaria follia, su tutti, emergeva con un’illustrazione provocatoria, sfacciata, quasi erotica nel suo sapiente gioco di mostrare e celare – non per niente, molti di quei racconti, in origine, erano stati pubblicati su Hustler Magazine. Tutti giù per terra di Giuseppe Culicchia aveva addirittura un’esplosione in stile comic in copertina, ben rendendo il contenuto detonante di quel romanzo unico nella narrativa italiana di fine secolo. La front cover di Veronica dal vivo, di Giuseppe Casa, era malate e postmoderna – un vero e proprio pastiche – esattamente come lo stile post cannibale del testo.

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ACQUISTA il nuovo romanzo di Emanuele Fusi, Kappukēki, Connessioni:
versione con copertina flessibile (euro 16): https://www.amazon.it/dp/B0H7QF6P43
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Purtroppo, nel Bel Paese, tale visione fatica a trionfare sull’estetica sovietica, come la chiamo io, che da tempo immemore caratterizza lo spirito da collana. Qui, si entra a far parte di una scuderia – magari anche quella dei grandi, dei riconosciuti –, ma mai con la forza della propria individualità irriducibile. È il nome dell’editore a fare da garanzia, non quello dell’artista. Ciò è tipico di una mentalità da raccomandati qual è la nostra.

Tra le altre cose, sotto la fosca ombra del Tricolore, scontiamo un certo spirito ultrareazionario, biecamente conservatore, per cui, trovata una formula convincente decenni e decenni orsono, quando il massimo della grafica era ferma alle possibilità della stampa di Gutenberg, ecco che continuiamo a proporla all’infinito, anche perché l’italiano è così, è uno che non ama la novità ma il già noto – variazione sul tema di “non c’è sugo migliore di quello di mia madre”.

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ACQUISTA il nuovo romanzo di Matteo Fais, Il cordone ombelicale, Connessioni:
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È per tutti questi motivi che, se devo cercare degli esempi estetici a cui ispirarmi – nella speranza che qualche editore lo capisca leggendomi –, guardo oltreoceano, agli americani of course. Provate a dare una scorsa alla pagina Instagram di Tiny House e a quella di Zando da cui questa dipende, (https://www.instagram.com/tin_house/; https://www.instagram.com/zandoprojects/). Non vi è un libro che non comprerei sulla fiducia, per la bellezza, la cura e l’innovazione dietro la grafica dei loro prodotti. Ma, più di tutto, so di sicuro che, anche solo dando un’occhiata alla copertina, riuscirei a trovare in un attimo il testo che fa al caso mio, a distinguere in un frangente lo sperimentale dal classico, l’esordiente ruspante dall’autore della vecchia guardia.

Altrettanto direi certamente di un editore quale University of Pittsburgh Press, di cui vi consiglio almeno la visione del sito nelle pagine dedicate al catalogo poetico (https://upittpress.org/books/?sub%5B%5D=973&sort=pub_date&ref=subject) – vi prego di prestare particolare attenzione alle grafiche create dal superlativo Alex Wolfe (https://www.instagram.com/hey_mom_i_mean_dad/). Ma inutile stare qui a stilare elenchi: i nomi d’oltreoceano sarebbero troppi e ci può pensare l’algoritmo a indirizzarvi negli spazi giusti, dopo un paio di ricerche.

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È uscita la seconda raccolta  
 poetica di Matteo Fais, Preghiere per cellule impazzite (Connessioni Editore, collana “Scavi Urbani), ed è disponibile in formato cartaceo e ebook:
(cartaceo 12 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)

L’unica cosa che mi preme sottolineare è che, nel 2026, è ragionevole averne le palle piene di questi testi prodotti in serie, con la cura di una fabbrica di chincaglieria cinese. I libri con copertine tipografiche primo novecentesche lasciateceli comprare nei mercatini dell’antiquariato, non nelle librerie di oggi.

Ma vi lascio con accenno di speranza, guardando a editori quali Add editore (https://addeditore.it/collana/tutte/), Accento Edizioni (https://accentoedizioni.it/), e Mercurio Books (https://mercuriobooks.com/negozio/#books) – e qualche altro che, sfortunatamente, al momento non sono riuscito a ritrovare tra i mie salvataggi. Ecco, questi mi paiono avere il giusto spirito, un’idea di design al passo con i tempi e la voglia di stare sul mercato non riproponendo il già visto, come tanti loro colleghi.

La copertina non è un fattore secondario, meglio ribadirlo. Come dice il mio amico Lorenzo Berra, con una fantastica iperbole, “La copertina è ermeneutica”, nel senso che ci disvela il mondo di pagine ad essa sottostante. Una scritta nera su bianco è una macchia intorno a un vuoto che inghiotte e fa scomparire.

Matteo Fais

Instagram: https://www.instagram.com/matteofais81/

Facebook: https://www.facebook.com/matteo.fais.14/?locale=it_IT

Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).

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