MEDITAZIONI BAUDRILLARDIANE – L’IPERREALTÀ E IL SIMULACRO (di Matteo Fais)
PREMESSA NECESSARIA: Ogni pensatore che si rispetti, proveniente dalla vecchia scuola europea, non potrà mai essere compreso e sviscerato fino in fondo, meno che mai un francese. Ogni concetto profondo, in ultimo, scivola di mano, si rarefà, sfiora il confine del nonsenso e dell’assurdità. Ciò è sicuramente vero nel caso di Jean Baudrillard. Dunque, non si prenda questo testo, meramente divulgativo e non scritto da un esperto, per una spiegazione definitiva. Queste sono, come recita il titolo, meditazioni partendo da, su, intorno a. Aggiungono e tolgono molto ai testi del filosofo in questione di cui, manco a dirlo, si consiglia assolutamente la lettura.

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Che cos’è la realtà? Tutte le persone con un minimo di cervello e spirito critico si sono poste tale domanda nella storia delle idee. Il problema è che, oggi, questa potrebbe essere divenuta obsoleta al cospetto dell’iperrealtà entro cui tutti viviamo e che un pensatore francese, Jean Baudrillard, fece assurgere a concetto cardine della sua interpretazione del nostro mondo postmoderno.
Al netto del suo linguaggio – oracolare e sopra le righe, insomma francese –, la questione da lui sollevata potrebbe essere spiegata a grandi linee in termini molto semplici. Proviamo a capirci con alcuni esempi quotidiani. Diverse volte, mi è capitato di ricevere chiamate da qualche amico del Nord Italia – la maggior parte dei miei amici sta ben al di sopra della Linea Gotica e conosce poco o niente la mia città. “Ehi, come stai, tutto bene?”, li sentivo chiedere con tono apprensivo. “Sì, grazie. Ti sento preoccupato. Che succede?”: ecco la mia risposta. Dopo aver indagato, scoprivo regolarmente che avevano ascoltato il telegiornale, il quale riferiva di una Sardegna praticamente sommersa dalla pioggia, mostrando immagini spaventose, al limite di quelle viste durante uno tsunami. Ogni volta, per me, era difficile spiegare che i luoghi colpiti da qualcosa di simile a un’alluvione sono sempre, almeno nella mia zona, quella del Campidano, fondamentalmente due: Piazza Italia a Pirri – un paese limitrofo che, più che un paese a sé stante, è una periferia della città – e la strada che conduce a Capoterra – sempre un paese limitrofo a Cagliari che, per intenderci, se fossimo in Lombardia, sarebbe uno dei tanti satelliti di Milano. Quindi, ogni inverno, più o meno, mi ritrovo a dover spiegare che, dove sto io, in pieno centro a Cagliari, nel quartiere di San Benedetto, ho al massimo visto un tombino saltare e creare una pozzanghera riassorbita dalle fogne entro un’ora.

Dunque, qual è la realtà, quella che racconta il telegiornale o quella che riferisco io all’amico lontano? Baudrillard direbbe che, da lungo tempo a questa parte, la realtà come concetto ha perduto di significato, perché viviamo in un’iperrealtà, in una dimensione, insomma, che trascende la concretezza, che può essere creata ad arte, per cui non importa davvero cosa stia accadendo là fuori, ma cosa si racconta del mondo. Attenzione, però, il filosofo non sta sostenendo, come fa credere il film Matrix, che ci sia qualcosa che ci viene deliberatamente tenuto nascosto, cioè una verità oltre l’illusione. Per intenderci, Baudrillard non era un complottista idiota, stile “Non ce lo dicono”.
Molto più pessimisticamente, la mappa ha finito per essere più reale del territorio che rappresenta, la notizia di ciò che avviene durante lo tsunami dall’altra parte del mondo più concreta del cumulo di spazzatura che da giorni sta fuori da casa vostra e vi crea un profondo disagio. Oppure, se preferite, che la pornografia, cioè la rappresentazione del sesso, è per voi divenuta più eccitante del sesso in sé.
Si potrebbe, però, pensare che la cosa non sia così strana né peculiare – la filosofia tende a far spesso passare per sovraumano un concetto invero molto più elementare di quanto si creda. Per esempio, non è forse vero che l’eroe o l’eroina di quel romanzo, o di quella serie televisiva, ci muove a compassione, con le sue personali tragedie, molto più del nostro amico appena mollato dalla ragazza, o del barbone all’angolo della strada? Eppure, è irreale. Le vicende delle protagoniste di Sex and the City hanno scosso l’animo di tante donne, in tutto il mondo, molto più di qualsiasi storia relativa alla loro vicina di casa, con cui magari sono cresciute. La storia narrata è, insomma, più vera della realtà per loro. Esattamente come l’attrice del film erotico o a luci rosse vi intriga più della tizia reale in spiaggia perché, davanti alla camera, ha quella sfacciataggine e quella libidine che non avete mai visto né potete immaginare nella vostra vicina di ombrellone.

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Il fatto è che il ragionamento di Baudrillard è molto più estremo di come viene sovente riferito. Per il francese, la realtà è propriamente scomparsa, svanita, evaporata, soppiantata dal simulacro di essa. Non vi è una caverna di platonica memoria in cui una certa parte dell’umanità si ritroverebbe chiusa e vittima di giochi di ombre, in attesa di essere liberata dal filosofo. Illusione e realtà sono collassate in una nuova dimensione, quella dell’iperrealtà.
Anche in questo caso, è necessario ricorrere a qualche esempio pratico per capire la reale portata del discorso. Pensate a quante volte avete sentito fare quei discorsi edificanti secondo cui i giovani non dovrebbero apprendere il sesso dall’osservazione della pornografia, poiché quest’ultima sarebbe un’illusione, una recita, una rappresentazione. In verità, come vi sarà capitato di pensare, cedendo amabilmente alla gioia del paradosso, oramai tutta la sessualità è pornografia e la rappresentazione a luci rosse di tale interazione tra corpi è il nostro nuovo modello di riferimento. Vi è un motivo se tutte le ragazze, oggigiorno, si presentano tra le lenzuola con il pube rasato, se indossano un perizoma, se hanno un certo genere di tatuaggi, se durante l’atto assumono determinate posizioni – se una, al cospetto del tuo cazzo, senza che tu glielo abbia chiesto, nel praticare la fellatio, prende e ci sputa sopra, palesemente sta seguendo un pattern erotico appreso da certi filmati, if you know what I mean. Loro sono, per così dire, già nel porno. Allo stesso modo, i ragazzi che hanno biblicamente conosciuto prima di voi pensavano al sesso in termini pornografici e via dicendo. Come potrete arguire, non esiste più una realtà di riferimento che stia oltre, che non sia un’illusione. Il porno è la realtà.

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Naturalmente, il discorso potrebbe essere esteso a decine, se non centinaia, di ambiti. Andiamo, per esempio, alla questione dell’antifascismo. Ora, non importa che io e forse voi si sappia benissimo che i fascisti sono tutti morti e sepolti – anche noi viviamo la nostra iperrealtà –, che il Generale Vannacci o la Meloni, discutibili quanto vi pare, siano comunque politici che si muovono più o meno nell’alveo della democrazia e che – questa è la cosa più ovvia – non reimmigreranno mai tutta la massa umana di cui promettono di volerci liberare. Cionondimeno, e questo è innegabile, il fascismo rappresenta, per una larga parte dell’immaginario dei votanti della Sinistra, un serio problema. Se mi consentite la battuta, sento menzionare il fascismo più nelle parole dei ventenni di oggi di quanto me ne abbia parlato mia nonna, nata nel 1922, quando mi raccontava della sua giovinezza. Sia chiaro, non voglio dire che il grosso di coloro che temono il fascio siano in malafede, anzi: sono fermamente convinto che loro credano sinceramente di essere alle soglie di un nuovo avvento delle camicie nere. Il motivo è presto spiegato: l’iperrealtà ha sostituito la realtà ed è davvero poco utile ridere di loro sui social network, dandogli dei paranoici, perché questa gente non ha una realtà di riferimento che li possa aiutare a discernere. Questi vivono nella simulazione.
Similmente, tanto per abbondare, se chiedeste a Valeria Fonte, la nota influattivista femminista, quale sia il più grande problema dell’Italia attuale, vi citerebbe il patriarcato e la violenza maschile contro le donne. Non importa che il patriarcato sia morto e sepolto anche nelle zone più rurali dello Stivale e che praticamente nessuno tra noi conosca una femmina vittima di violenza – una violenza reale, non uno sguardo inopportuno. Per la Fonte e le sue seguaci, l’iperrealtà ha ampiamente sostituito la realtà fino a cancellarla. In termini baudrillardiani, queste ragazze non vivono nel Matrix, perché per loro è quella la sola realtà, il simulacro che ha finito per rimuovere il reale, quindi si sentiranno perennemente in pericolo e guarderanno a ogni maschio come a un potenziale stupratore, per quanto la maggior parte abbia persino paura a rivolgere la parola a una sconosciuta.
Mi rendo conto, a ogni modo, come vi sia una sottigliezza che, ancora, potrebbe risultare in ombra, ovvero la differenza tra rappresentazione e simulacri, in quanto i miei esempi sembrano ancora muoversi nel solco ben noto alla tradizione occidentale della distinzione tra verità e illusione – sì, certi modelli di pensiero sono difficili da superare.

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Da sempre l’uomo ha raffigurato la realtà, a mezzo di diversi strumenti: pittura, fotografia, cinema, romanzi, poesie. Ma ciò voleva dire che, al netto della finzione e manipolazione deliberatamente attuate, restava qualcosa al di fuori – magari da ricercare sotto le sovrastrutture – per giungere alla verità.
Oggi, tutto ciò è semplicemente scomparso, dissolto. Ripeto, non esiste un’entità od organizzazione che ci prenda in giro: persino il giornalista, che parla della Sardegna allagata, lo fa senza rendersene conto, fedele a ciò che ha letto in alcuni lanci di agenzia – che, per lui, costituiscono l’unica realtà.
L’esempio che usa Baudrillard è quello del centro commerciale: la razionalizzazione assoluta del mercato è un qualcosa che supera la realtà, che va oltre questa annichilendola. Il vecchio luogo rumoroso, disordinato, fondato su scambi e trattative, è soppiantato da una struttura basata sulla massima efficienza e il consumo, in cui i prezzi sono uguali per tutti, e in cui si può addirittura, da qualche anno, entrare e, senza neppure scambiare una parola, pagare con il telefono alla cassa automatica. La realtà del mercato rionale, insomma, è mutata verso un’altra divenuta più reale del reale, iperreale appunto. Insomma, se anche voi, come me, vi sentite assalire da un attacco d’ansia alla sola vista di un moloch simile, sappiate che non è strano, semplicemente vi rendete conto che quella non è una realtà ma una farsa che va addirittura oltre la farsa stessa, una nuova realtà.

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Se volete, poi, potete pensare a tutta la ricerca dell’autenticità che oggi è diventata di gran moda. La gente del Nord viene in Sardegna perché vuole dare un’occhiata a questi fantomatici “veri sardi”. Dunque, in tante parti dell’Isola, vi sono delle persone che artatamente vengono vestite con abiti presunti tradizionali – addirittura usando la bandana, che non è mai appartenuta al vestiario sardo – e mandate in giro per i tavoli dei ristoranti, quando non per le strade di paese, a distribuire prosciutti e formaggi prodotti su base industriale, o altre “specialità tipiche” che magari sono state spedite da una fabbrica con sede a Milano.
Ma potremmo andare oltre. Torniamo al sesso. Ipotizzate di andare a letto con una ed eiaculare dentro la ragazza – perdonate la materialità dell’esempio. A un certo punto, vi ritrovate a puntare il cellulare tra le sue cosce per immortalare la sostanza colante. Perché lo fate? Probabilmente, state imitando la visione del porno, quel cosiddetto close-up che segna il finale di molti di quei filmati – la presunta prova del nove della verità di quanto visto –, qualcosa che non avreste mai fatto in altri tempi, quando i rapporti sessuali si consumavano al buio, in un mondo in cui, persino tra gli sposi, la visione della nudità del partner era, se non avversata, non esattamente incoraggiata – eppure, questi sapevano, anche a luci spente, che l’atto si era realmente consumato. Il fatto è che la visione a luci rosse è divenuta la vostra nuova realtà, un’iperrealtà per cui la copula è vera solo se contempla l’inquadratura degli orifizi di lei segnati dal vostro passaggio. Ed è esattamente questo il punto: quella visione ravvicinata, ginecologica, medica, è la sola che oggi renda la copula effettività. Addirittura, si potrebbe dire che oramai scopiamo solo per scattare quella foto. A questo punto, chiedersi dove finisca il porno e inizi il sesso è ozioso: non esiste più distinzione tra i due.
Chiudiamo con l’esempio cardine che spiega meglio di qualsiasi cosa come la realtà sia superata dall’iperrealtà: la vita dell’influencer. Pensate agli ex Ferragnez. Per anni hanno voluto venderci la solfa di questa famigliola felice, più normale di tutti noi normaloidi messi insieme, per poi crollare su sé stessa e generare nuovi personaggi. I due soggetti sono comunque stati interessanti perché sono il tipico di ciò che si è descritto fino ad adesso: mangiare, dormire, fare figli solo se nella posa giusta, sotto la luce che meglio valorizza il momento. Loro non vivono documentando la propria esistenza, fotografano per creare un’esistenza. Non c’è qualcosa che esiste oltre l’immagine. La Ferragni è ciò che posta, senza via di fuga. Non sappiamo se esista una Ferragni autentica dietro Ferragni e ciò, più di tutto, non importa più. La persona reale diventa irrilevante rispetto al sistema di immagini che porta il suo nome. Lei e l’ex marito non sono la rappresentazione di una coppia ma, per dirla con Baudrillard, il perfetto simulacro di questa. La cosa divertente, con cui davvero vi lascio, è che il simulacro non è il falso che si spaccia per vero. È il falso che non ha più bisogno di fingersi vero, perché siamo noi ad aver bisogno di lui per stabilire che cosa sia vero.
Matteo Fais
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L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).