CAMILLO LANGONE, TESTIMONE DEL DECLINO (intervista di Lorenzo Zuppini)
Scrittore controcorrente, fustigatore dei costumi contemporanei e instancabile osservatore del declino della civiltà occidentale, Camillo Langone non ha mai avuto paura di collocarsi fuori dal coro del politicamente corretto. Nelle sue parole la scrittura non è un esercizio di stile, ma un atto di resistenza, una predicazione che non cerca il consenso ma la verità, o quantomeno la custodia di quel fuoco che il mondo moderno sembra voler spegnere a tutti i costi.
In questa intervista per “Il Detonatore”, Langone affronta con il suo consueto piglio dissacrante e realista i nodi cruciali del nostro tempo: dalla gestione dei flussi migratori intesa come sfida culturale e identitaria, sulla scia del dibattito sdoganato dal generale Vannacci, fino al destino della provincia italiana, sospesa tra il rischio di trasformarsi in un museo a cielo aperto per nostalgici e la faticosa ambizione di rimanere l’ultimo baluardo contro il nichilismo delle grandi metropoli.
Senza risparmiare riflessioni intime sul senso del proprio lavoro e tappe nella sua geografia personale, tra la parmigianità più autentica e le radici pugliesi, Langone ci offre uno spaccato lucido e disincantato di un’Italia che si interroga sulla propria sopravvivenza spirituale e culturale.

Caro amico lettore, come potrai immaginare, dietro questo blog ci sono diverse persone che collaborano agli articoli che tu quotidianamente leggi. Se desideri supportare la nostra attività, ti saremmo grati se volessi dare il tuo sostegno all’Iban IT53E3608105138290082390113. L’intestatario è Matteo Fais. Grazie di cuore, La Redazione.
Il Generale Vannacci ha sdoganato l’idea della emigrazione non solo come gestione dei flussi, ma quasi come una proposta culturale e identitaria per preservare ciò che resta dell’Italia. Tu, che da sempre fotografi il declino della civiltà occidentale, ritieni che questa prospettiva sia una provocazione necessaria o l’ultima utopia di un mondo che ha già perso la sua battaglia demografica e spirituale?
Mi sembra appunto un’utopia, ovvero qualcosa di impossibile. Forse sono un moderato, come dice sprezzante il mio amico Lorenzo Gasperini, appunto responsabile del programma del partito di Vannacci. Certamente sono un realista e riterrei già meravigliosa e miracolosa l’espulsione di delinquenti e sfaccendati.

Vivi a Parma, una delle capitali indiscusse della gastronomia italiana. Se mi dovessi portare a cena stasera, per farmi capire la vera anima della città — quella profonda, magari non ancora del tutto gentrificata o turistica —, in quale trattoria ci siederemmo e cosa dovremmo ordinare assolutamente per masticare la parmigianità?
In verità, mi divido fra Emilia e Puglia. Parma è talmente capitale che in centro potrei portarti solo in un posto ossia a Tra l’uss e l’asa, locale molto piccolo e molto vernacolare fin dal nome. Ci fossero gli anolini in brodo, direi gli anolini in brodo. Ci fosse il cavallo crudo, direi il cavallo crudo. Se invece fossero chiusi per turno o per ferie saremmo costretti a prendere la macchina, cosa che la sera cerco di evitare perché ci tengo alla patente.

versione con copertina rigida (euro 16): https://shorturl.at/f820z
versione con copertina flessibile (euro 12): https://shorturl.at/J8MRr
versione ebook (euro 5, gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited): https://shorturl.at/pAO4U
Spesso si evoca la provincia profonda, i piccoli borghi e la terra come baluardi di un’italianità autentica contro il nichilismo delle grandi metropoli fluide. Ma questa provincia esiste ancora o è diventata solo un museo a cielo aperto popolato da nostalgici e anziani, privo di una vera forza generatrice?
Non vedo ergersi baluardi da nessuna parte, non vedo fierezza, non vedo orgoglio, non vedo trasmissione culturale, ma solo voglia di andarsene, specie nei giovani. E se non ci sono giovani, quali speranze è lecito coltivare? Qualcosa di interessante e peculiare lo vedo, lontano dalle grandi città, ma sempre grazie a singoli personaggi, pittori, scrittori, vignaioli… Non certo merito degli sconfortanti contesti.

(cartaceo 12 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Scrivere significa spesso predicare nel deserto o rivolgersi a una cerchia di già convertiti. Ti senti più un custode del fuoco che lancia segnali di fumo o un medico che constata il decesso del paziente?
Io sono un testimone. Non ci provo nemmeno a convertire qualcuno, se succede ben venga ma è quasi un miracolo, non posso pormi l’obiettivo di realizzare miracoli. Predicare, poi? Mi aggiro in un deserto, ma non sono San Giovanni.

(cartaceo 10 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Più che il dato puramente economico o criminale, l’immigrazione di massa viene spesso criticata per l’impatto culturale. Dal tuo punto di vista di esteta, come sta cambiando la “geografia visiva” e spirituale dell’Italia? C’è ancora qualcosa nell’architettura, nel paesaggio o nel costume che resiste all’omologazione globale?
C’è l’invasione e c’è l’autoinvasione, ci sono le insegne dei cinesi e dei kebabbari, ma ci sono ancora più numerose le insegne anglofone delle attività dei nativi che io cerco di evitare, per quanto stia diventando difficile, visto l’odio crescente che i nostri commercianti dimostrano nei confronti dell’italiano. Cammini nelle strade, anche delle città d’arte – o forse soprattutto delle città d’arte –, e vedi soltanto scritte aliene. Proprio nessuna arte, a meno che non sia un’arte la prostituzione. Avrai notato che stanno scomparendo perfino le panetterie: sono tutte bakery, ora. I giovani fornai sono tutti tatuati, saranno tutti palestinisti e antitrumpiani ma usano sistematicamente la lingua di Trump: dunque, ha vinto lui.

(cartaceo 12 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Oggi la difesa della famiglia tradizionale o la critica all’aborto sono le uniche vere posizioni che costano l’esclusione sociale e professionale. Come si vive da eretici, in un’epoca che si professa inclusiva ma non tollera alcun dogma che non sia il proprio?
Secondo me non c’è nessuna vera posizione che non ti faccia rischiare l’esclusione, se hai la disgrazia di operare nell’ambito culturale, il più conformista e ignorante che ci sia. Nessuna. Anche se, certamente, ci sono vacche sacre più sacre delle altre: ad esempio Sodoma.

(cartaceo 10 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Per un cattolico della Tradizione, l’attuale corso della Chiesa gerarchica è spesso fonte di smarrimento. Se persino Roma sembra cedere alle lusinghe del globalismo e della fluidità, dove si rifugia oggi il Sacro? È possibile un cattolicesimo puramente individuale e di resistenza?
Credo che Roma abbia cominciato a cedere alle lusinghe del mondo da prima che io nascessi, dunque ci sono abituato e non vivo un particolare smarrimento. Inoltre, bisogna sempre ricordarsi che abbiamo avuto Papa Francesco: è impossibile che Papa Leone sia peggio.

AMAZON: https://www.amazon.it/regole-dellestinzione-Matteo-Fais/dp/8832828979/
IBS: https://www.ibs.it/regole-dell-estinzione-libro-matteo-fais/e/9788832828979
Matteo Fais e la redazione de Il Detonatore analizzano spesso lo stato moribondo della cultura italiana. La narrativa contemporanea sembra ossessionata dalle minoranze, dal trauma personale e dal didascalismo pedagogico. C’è qualche scrittore vivo che riesce ancora a regalarti un brivido di vera letteratura, o bisogna rifugiarsi solo nei morti?
Ci sono senz’altro: Geminello Alvi, Davide Bregola, Ferdinando Camon, Ermanno Cavazzoni, Claudio Damiani, Rosa Matteucci, Giampiero Mughini, Aurelio Picca, Davide Rondoni, Patrizia Valduga sono letterati veri, e sicuramente mi sono dimenticato qualcuno.

(cartaceo 10 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Il tuo “carnivorismo sfrenato” e la difesa della caccia non sembrano solo una preferenza culinaria, ma una vera e propria dichiarazione di guerra culturale al mondo vegano, fluido, ecologista e ipocalorico. Mangiare carne al sangue e boicottare la raccolta differenziata “varata dall’amministrazione condominiale” (per dirla alla Houellebecq), oggi, è l’ultimo atto di ribellione rimasto all’uomo occidentale.
Non è una preferenza culinaria ma antropologica, teologica, biblica. Certamente è anche una ribellione, solo in parte legale perché molti cibi sono vietati, molte specie sono vietate… Prima ho detto che Sodoma è la vacca sacra più sacra che ci sia ma forse ero troppo ottimista. Anche il delfino è una vacca sacrissima: prova a chiedere in giro del mosciame per fare il cappon magro secondo la ricetta originale… E l’orso? Sacerrimo! Ha sempre ragione, anche quando uccide un uomo, e questa è la prova che è un essere superiore, una divinità intangibile.
Se dovessi fare una profezia non politica ma antropologica: tra cinquant’anni l’italiano sarà una specie estinta e sostituita, o credi che l’anarca — per citare Jünger — troverà sempre un modo per sopravvivere tra le macerie?
Non lo so e non voglio saperlo: ogni giorno ha il suo affanno (per citare Cristo).
Lorenzo Zuppini
Biografia
Lorenzo Zuppini è nato a Pistoia il 15 febbraio del 1992. Laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze, prosegue con un master in Giurista Internazionale di impresa all’Università di Padova. Dopo un breve passaggio professionale a Bologna, adesso lavora stabilmente a Milano nel settore della consulenza. Precedentemente collaboratore de Il Primato Nazionale e altre riviste che, però, ha nel corso del tempo abbandonato per cercare lidi più affini al suo temperamento. Liberale, liberista e libertario.