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MORIREMO WOKE (di Matteo Fais)

C’è un fenomeno molto interessante della storia americana ed è quello della segregazione. Alle superiori, è difficile che venga trattato, dunque il consiglio, se non avete avuto modo di approfondire all’università, è di cercarvi almeno qualche documentario su YouTube in merito. Usate come parole chiave Jim Crow Laws e Ku Klux Klan – ah, se volete un bel film sull’argomento, vi consiglio Mississippi Burning. Qui ve la farò proprio breve: dall’abolizione della schiavitù, fino a più della metà del Novecento, negli Stati del Sud, i neri erano sostanzialmente emarginati dalla vita sociale e tenuti a debita distanza dai bianchi. Praticamente, si trattava di cittadini di serie B.

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Ma perché vi cito questo arco temporale in relazione al woke? Beh, è molto semplice. Persino in una Nazione che aveva prosperato grazie alla pratica della schiavitù, protrattasi per secoli, si arrivò infine alla soppressione di questa. Naturalmente, la cosa ha avuto degli strascichi. La gente quasi mai ragiona in modo autonomo, cercando di stabilire cosa sia giusto e cosa sbagliato. I più si adeguano per conformismo e pigrizia, per non avere problemi, ma, se venuti su entro un certo schema di pensiero, si attaccano a questo con la cocciutaggine con cui il cane morde l’osso che ha in bocca. Dunque, chi proveniva da una tradizione schiavista, ovvero dal considerare il nero una creatura inferiore, non avrebbe mai ceduto così facilmente a un repentino cambio di prospettiva basato su un capovolgimento della Legge. Per quanto triste possa sembrare, non vi è niente di strano in tutto ciò.

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Eppure, anche il Paese sorto sullo sfruttamento e l’agonia dei popoli di colore era mutato. In tanti hanno cercato di opporsi, in ogni modo, abbracciando il terrorismo e l’illegalità – alla fine il KKK è stato questo. Ma, diciamocelo chiaro e tondo, la gente che faceva della visione del passato la propria bandiera era vecchia, già incamminata sulla via della fine.

Ecco, mutatis mutandis, per il woke vale più o meno lo stesso principio. A prescindere da come lo si valuti, è tra noi, anche se, a quanto pare, qualcuno a Sinistra cerca timidamente di prenderne le distanze – o di decretare la fine della fase 1.0. Ci ha messo decenni per imporsi, grazie all’egemonia culturale della Sinistra, facendo un piccolo passo alla volta e, oramai, ci siamo immersi fino al collo. Potrà anche subire dei fortissimi scossoni, ma non si tornerà indietro. È bene fare i conti con questo dato. Moriremo woke – avevano dunque ragione i nostri padri quando sostenevano, con il loro noto slogan, “Non moriremo democristiani”.

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Manco a dirlo, ciò non vuol dire che rivedremo ciò che abbiamo vissuto negli ultimi dieci anni, in cui il fenomeno si è fatto più virulento. Quello è stato come il Terrore nel periodo della Rivoluzione Francese. Superato questo, tanti principi sono rimasti – l’essenza, direi, quella che faceva la differenza.

Che vi piaccia o meno, i documenti scolastici ufficiali usano già gli asterischi in luogo del maschile esteso – “Buongiorno a tutt*” l’ho visto con i miei occhi. Ogni festival, incontro pubblico, o conferenza deve ormai essere equo ed ecosostenibile. L’eutanasia come principio passerà, così come il riconoscimento sempre più ampio dei diritti delle coppie omosessuali, compresa la possibilità di accedere alla genitorialità. È questione di tempo, ma questo è il futuro che ci attende. Continueranno ad esserci le famiglie, ma saranno sempre più sfasciate, atomizzate, separate. Uomini e donne stanno ogni giorno di più manifestando la propria innata tendenza che, contrariamente a quel che si crede, non è a unirsi ma a dividersi. L’universo intorno a noi è fluido. Persino nelle file di quella che viene definita Estrema Destra, vi sono più piglia in culo che a un Pride.

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Certa gente si è lasciata prendere dall’entusiasmo troppo in fretta, solo perché un signore americano, con quel suo ridicolo ciuffo arancione – di capelli radi – ha alzato un poco la voce. Ma neppure lui potrà trionfare sullo spirito dei tempi – non certamente un vecchio che dà evidenti segni, non dico di demenza senile, ma quantomeno di squilibrio.

Rilassatevi, pertanto, e fate un bel respiro. Persino noi, venuti su al tramonto di un’antica civiltà, anche se abbiamo solo quaranta o cinquant’anni, siamo nati morti. Nessuno ci prende più sul serio. Ci diciamo tra di noi che siamo quelli tosti, mentre nella realtà siamo al massimo duri a morire. In ultimo, i germi del futuro sono già in noi, anche se non li vogliamo ammettere. Potete pensare che, tutto sommato, gli omosessuali non siano del tutto normali, ma nessuno di voi si è mai spinto a commettere un qualche atto contro di loro e tutti quanti, presumibilmente, avete più di un amico gay. Persino se ne vedeste due circolare con la carrozzina, in fin dei conti, borbottereste come dei vecchi rincoglioniti, senza muovere un dito. Se una trans, sul lavoro, vi chiedesse qualcosa, non le urlereste contro. E, financo se siete contro l’immigrazione, ho seri dubbi che abbiate aggredito un pachistano che, al ristorante, vi ha proposto due rose per cinque euro.

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Vedete, siete anche voi woke. Non lo siete come lo sono i vostri figli, o come lo saranno i vostri nipoti, ma vi è entrato dentro. La strada verso l’orizzonte è già tracciata. In principio, ci sono stati gli attriti che abbiamo vissuto e che tutti ricordiamo. Piano piano la cosa si stabilizzerà, non foss’altro perché tutto quello che a noi appariva strano, quando non folle, diventerà normalità. Del resto, in una società avanzata, è questo l’ordine delle cose. Esattamente come il patriarcato, con cinque famiglie sotto lo stesso tetto e un vecchio che sovraintende agli affari di tutti, era una struttura adatta a quella particolare condizione antropologica ed economica – con buona pace delle femministe. Ma ricordate sempre che, se un nuovo ordine si è imposto, è stato perché la gente era oramai insoddisfatta di quello vigente in precedenza. In ultimo niente può realizzarsi e durare, neppure in una dittatura, senza che per il popolo, nel bene o nel male, la cosa funzioni. A dirla tutta, il centro commerciale sarà pure alienante e meno variopinto del mercato rionale, ma la gente ci va a passare il pomeriggio, dunque non può essere l’inferno – almeno, non per tutti.

Poi, certo, resta sempre la possibilità di ritornare al passato. Ma ci vorrebbe una catastrofe, una decimazione della popolazione, una distopia realizzata e non so quanto possa convenirci.

Matteo Fais

Instagram: https://www.instagram.com/matteofais81/

Facebook: https://www.facebook.com/matteo.fais.14/?locale=it_IT

Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).

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