IL PROBLEMA DEL WOKE È ESSERE UNA PARODIA DI QUESTIONI SERIE (di Matteo Fais)
Una delle cose che molti, tra Destra e Sinistra, sembrano non aver capito – perché i più non leggono veramente se non singole parole, quasi mai discorsi nella loro complessità – è che il woke non solo non è morto, ma non è stato neppure rinnegato. Osservando attentamente i post dei vari Raimo, Lucarelli e Valerio, tutto traspare fuorché un allontanare da sé in modo netto e duro tale schema di pensiero. Nella migliore delle ipotesi, prima di riaffermarne l’importanza e il grande insegnamento lasciato come retaggio, qualcuno tra loro ha ammesso che vi sono stati degli eccessi. Per carità, ciò è già un passo avanti rispetto a quando se ne negava l’esistenza (vi lascio qui un link a un vecchio pezzo di Michela Murgia, giusto per rinfrescarvi la memoria: https://lespresso.it/c/-/2021/5/10/il-politicamente-corretto-e-un-nemico-immaginario/29275).

Caro amico lettore, come potrai immaginare, dietro questo blog ci sono diverse persone che collaborano agli articoli che tu quotidianamente leggi. Se desideri supportare la nostra attività, ti saremmo grati se volessi dare il tuo sostegno all’Iban IT53E3608105138290082390113. L’intestatario è Matteo Fais. Grazie di cuore, La Redazione.
Ma tutto ciò è secondario, almeno al momento – tanto la gente non capisce, neppure se glielo spieghi con il disegnino. Quello su cui è ben più interessante riflettere, dal punto di vista di un serio studioso e osservatore dell’umana antropologia, è semmai come delle idee a loro modo rispettabili abbiano finito per diventare una parodia – una parodia che, purtroppo, manco a precisarlo, è stata scambiata per uno sceneggiato serio.
C’è da dire che buona parte di questa distorsione farsesca è dovuta al filtro dei campus americani – non perché l’America sia la “patria del ritardo mentale”, come ho sentito dire da una commentatrice di YouTube, ma perché la Sinistra degli ultimi decenni, che domina ovunque nelle università, è scema a ogni latitudine e longitudine.

Ma perché si può e si deve parlare di parodia? Niente di meglio di un esempio per spiegarlo. Prendete il concetto di identità. I vari filosofi che hanno affrontato l’argomento – mi viene in mente, di primo acchito, Lacan – hanno tutto sommato svolto delle encomiabili descrizioni su come questa sia in fin dei conti frutto di una costruzione narrativa di sé, mentre il soggetto è più un’accozzaglia di frammenti tenuta insieme alla bene e meglio – sto, ovviamente, riducendo la questione all’osso. E, in tal senso, ciò è indubitabile: anche l’identità di genere – che io preferisco definire sessuale, se mi si consente – è in una certa misura un’imposizione, una sovrastruttura – i maschi vestono così; i maschi non piangono; i maschi devono essere forti per sostenere la propria famiglia.
Il problema è che quando tu metti queste teorie in mano a dei ragazzini che non hanno una cultura di base, non sanno contestualizzare e considerare la distanza tra la portata filosofica di un’argomentazione e la sua applicazione pratica, la risolvono, come si può vedere in vari video-intervista che potrete facilmente reperire sul web, in un uomo con i capelli rosa e le calze a rete che dice di identificarsi in un gatto e pretende di essere chiamato Miao.

versione con copertina flessibile (euro 16): https://www.amazon.it/dp/B0H7QF6P43
versione ebook (euro 5, gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited): https://www.amazon.it/dp/B0H7QJG497
E attenzione che il mio non è uno scherzo, una boutade, o un’esagerazione. Davvero ci sono video – potete guardare il documentario What is a Woman? di Matt Walsh o diversi video di Charlie Kirk – in cui la gente risponde alla domanda su cosa sia una donna dicendo che è donna chi si identifica come tale. I più attenti ricorderanno i casini che passò la Lines, la nota marca di assorbenti, per una pubblicità in cui si diceva qualcosa tipo che i loro prodotti erano destinati e pensati per le donne. Qualcuno trovò da ridire in merito, sulla base del fatto che anche gli uomini, secondo i woke, possono avere le mestruazioni e la casa di produzione si trovò costretta a ritrattare, sostenendo che sì, i loro prodotti sarebbero destinati a chi ne ha bisogno.
Ora, comprenderete, se avete un poco di spirito critico preservato dalla follia, che corre una notevole differenza dal parlare di un’identità frutto della narrazione di sé al voler sostenere che io potrei tranquillamente dichiararmi una donna nera nata in Alabama solo perché una mattina mi sono svegliato e mi sentivo tale.

versione con copertina rigida (euro 16): https://shorturl.at/f820z
versione con copertina flessibile (euro 12): https://shorturl.at/J8MRr
versione ebook (euro 5, gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited): https://shorturl.at/pAO4U
Similmente, un conto è prendere le riflessioni di Foucault sul potere (repressivo, normalizzante, o la microfisica del potere) e passare da questo al tentativo di smantellare la polizia perché ogni potere, con la repressione che a questo si accompagna, è comunque un male. Si tratta appunto della parodia di un pensiero serio, che vale la pena ancora oggi meditare, ogni volta con il giusto distacco e tenendo conto che vi è sempre uno iato dalla riflessione filosofica nella sua radicalità all’applicazione pratica.
Impossibile, poi, non citare il movimento Black Lives Matter e le paranoie antirazziste in circolazione. La rabbia di Malcolm X è facilmente spiegabile e giustificabile alla luce della condizione di un uomo nato nel periodo della Segregazione, in cui effettivamente i neri conducevano una vita d’inferno. Lui doveva parlare e far prendere coscienza a una comunità, quella di colore, davvero emarginata e odiata dai bianchi – che, nella migliore delle ipotesi, li consideravano degli inferiori. Che, in principio, lui ricambiasse il loro odio – poi, anche lui, giustamente, scelse la via della fratellanza – ci sta ed è più che comprensibile. Naturalmente, il suo discorso non può essere ripreso letteralmente da un nero di oggi che, grazie al cielo, non versa più nella condizione del noto uomo politico.

poetica di Matteo Fais, Preghiere per cellule impazzite (Connessioni Editore, collana “Scavi Urbani), ed è disponibile in formato cartaceo e ebook:
(cartaceo 12 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Davvero, gli esempi possibili sarebbero a migliaia. C’è tutta una filosofia, detta oggi marxismo culturale, che ha una sua dignità e rispettabilità – salvo nel caso del femminismo che, quasi immediatamente, è degenerato in follia –, la quale, una volta giunta in America, si è trasformata in prassi manicomiale. Il woke è questo, ovvero un movimento che è partito da suggestioni intellettuali ragionevoli ed è giunto al comico, alla follia della sinistra liberal d’oltreoceano.
A ogni modo, è bene sottolineare che, anche se un’improvvisa svolta anti-woke dovesse avvenire presso la parte progressista, non per questo vi sarebbe un miglioramento. Se la Sinistra la smettesse di preoccuparsi di pronomi, inizierebbe a lottare per la patrimoniale, o per rendere la presenza statale ancora più pervasiva in ambito economico. Insomma, se i sostenitori della schwa sono pericolosi, Zohran Mamdani non è la soluzione, solo un’ulteriore forma della degenerazione demagogica.
Matteo Fais
Instagram: https://www.instagram.com/matteofais81/
Facebook: https://www.facebook.com/matteo.fais.14/?locale=it_IT
Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734
L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).