LA SINISTRA PROPRIO NON CI ARRIVA (di Matteo Fais)
La coazione a ripetere, insegna la psicologia, è un meccanismo da non trascurare nell’analisi del paziente. Parlando di politica, troppo spesso la discussione viene portata sul piano ideologico, anche se questo è sovente solo l’aspetto manifesto di tale dimensione, mentre si trascura appunto tutto ciò che è latente, nascosto, inconscio si potrebbe dire.
E l’uomo di Sinistra, si sarà capito, è un soggetto incredibilmente problematico sul piano psichiatrico. Lo si nota ogni volta che il fronte progressista perde clamorosamente una qualche elezione. Il suo errore ha molteplici sfaccettature e bisogna partire da lontano per comprenderlo. Dovete avere un poco di pazienza e seguirmi nel ragionamento.

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Marx criticava i filosofi che l’avevano preceduto, sostenendo che questi si erano limitati a interpretare il mondo, invece di cercare di cambiarlo. I pensatori che gli sono poi succeduti – si pensi ad Adorno e Horkheimer, tanto per fare due nomi – hanno costruito una teoria critica volta a dimostrare come tutto il nostro modo di pensare sia tarato alla radice, poiché segnato da un certo bias che tenderebbe a replicare l’esistente, invece di porsi realmente come forza rivoluzionaria – naturalmente sto semplificando dato il poco spazio. Per intenderci, dal loro punto di vista, la scienza, tanto per fare un esempio, sarebbe tutt’altro che obiettiva e chi la pratica tenderebbe, a mezzo di questa, a confermare una certa visione imperante nel proprio tempo. Insomma, anche la scienza sarebbe una diretta emanazione del potere. Preso atto di questo aspetto – il quale, a onor del vero, contiene una misura di verità – ne scaturisce, in una certa radicalizzazione contemporanea di tale impostazione, l’idea che, arrivati al vertice, basterà cambiare il modo in cui il sapere viene prodotto e rappresentato per mutare altresì le cose. Per chiarire ulteriormente: se fino a ieri tutti gli scienziati hanno sostenuto che l’omosessualità è un disturbo, basta mettere degli scienziati di altro orientamento e far dire loro l’esatto contrario.

Quel che si arguisce da tale posizione è che i progressisti hanno scarsa volontà di fare i conti con il reale e molta più di imprimere a questo un andamento che vada nella direzione da loro vagheggiata. Volgarmente, è per questo che, quando li sentite parlare, sovente sembrano proprio essere fuori dal mondo, non aver contatto con la realtà. Accade che, semplicemente, per loro questa non abbia se non uno scarso interesse.
Manco a dirlo, tutto ciò ha delle nefaste ripercussioni, come si vede, al momento, dopo la vittoria dell’AfD in Germania o in occasione del grande successo politico di Vannacci. Gli elettori di Sinistra si guardano tra di loro interdetti, con quello sconcerto che sembra dire “Che sta succedendo? Ma come è possibile?”. Non si fatica a credere che, dal loro punto di vista, tutto ciò appaia come folle, se non proprio irreale, come un incubo a occhi aperti. Ciò con cui fanno i conti è quanto poco la realtà si conformi al loro immaginario visionario.

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Sì, insomma, alla fin fine, l’uomo medio dietro il bancone del bar, alla bancarella del pesce, non la pensa come loro. Non è solidale con i migranti anche a scapito del futuro dei propri figli – o peggio ancora della sicurezza della figlia. Non è ricco, né stipendiato dallo Stato, quindi evade non avendo sicurezza nel futuro. Non allunga cento euro alle ONG, perché per lui non sono una mancetta, ma magari quello che gli servirà per mangiare durante la settimana. Questa è la realtà, brutta o bella che sia. La piccola borghesia impoverita, quella che almeno sa cosa voglia dire la tranquillità del piatto di pasta, è incattivita dalla perdita di ciò che loro chiamano “il suo privilegio” e ha ragione di esserlo, ma anche questo aspetto non li riguarda.

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L’unica cosa che fanno, puntuali come un orologio svizzero e ottusi come un vecchietto ubriaco alla Festa dell’Unità, è uscirsene fuori con il solito articoletto su “Repubblica” – e dove altrimenti?! – in cui si dice che chi vota il partito X è uno in difficoltà economica, disoccupato e sprovvisto di titoli accademici. Anche in questo caso, come si arguirà, dimostrano l’intelligenza politica di una lavatrice dalla cinghia lasca, senza capire che se a uno privo di occupazione, o in difficoltà economica, lo bacchetti pure perché non legge Proust e magari non è neanche andato all’inaugurazione dell’ultima mostra a cui c’erano tutti ma proprio tutti quelli al di sopra degli ottocentomila euro di reddito annuo, difficilmente riuscirai a conquistarlo.

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In conclusione, c’è poco da girarci intorno: non ci arrivano, non vogliono capire la realtà né mettere in discussione i propri presupposti. Ma, più di tutto, questo considerare il reale come secondario, in particolare per quanto riguarda i più progressisti, li porta a non comprendere un aspetto fondamentale sul mutamento dei tempi e delle persone: per quanto la massa sia sporca, brutta, puzzona, misogina, patriarcale, fascista – ammesso che lo sia – nessuno, neppure il Padre Eterno, potrà mutarla dalla sera alla mattina. Gli americani saggi dicono Rome Wasn’t Built in a Day (Roma non è stata costruita in un giorno). Per usare un caso storico: prima di arrivare al rispetto e alla libertà di cui i neri godono oggi in America, ci sono voluti secoli e si è passati dalla schiavitù all’abolizione, quindi alla segregazione razziale, fino alle grandi battaglie per i diritti civili culminate, fra l’altro, nel Civil Rights Act del 1964. Se uno spera che, solo perché gli dà del somaro fascista, il vecchino si convinca che una donna trans è davvero una donna, ho l’impressione che, oltre a perdere le elezioni, finirà per doversi attaccare al cazzo.
Matteo Fais
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Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734
L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).