STORIE DI DECADENZA – DAI FILOSOFI AGLI INFLUENCER (di Matteo Fais)
Per certi versi, si potrebbe essere anche felici del moltiplicarsi delle voci, grazie alla diffusione ormai più che decennale del web e dei social. Indiscutibilmente, l’ampliarsi della scelta è un toccasana, contrariamente a ciò che crede chi scrive o pubblica libri, convinto che i propri non vengano letti abbastanza perché ce ne sarebbero troppi altri in circolazione.

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No, il problema non è mai che ci sia un eccesso di pensiero, letteratura, poesia e dibattito. Il punto è, semmai, come viene affrontata tale massa di informazioni dal pubblico, rispetto a come sono sempre state considerate tali manifestazioni nella storia del pensiero e della letteratura.

In questo primo numero: interviste a poeti italiani, testi inediti, traduzioni di poesia americana contemporanea non ancora pubblicata in Italia, e approfondimenti tra letteratura classica e cultura visiva.
Ogni pagina è progettata con un forte lavoro grafico, trasformando la lettura in un’esperienza anche visiva.
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Fino a pochi decenni fa, in un universo privo di blogger e youtuber, in cui gli autori erano perlopiù intellettuali professionisti, non mancavano certo pensatori ben più controversi di qualsiasi ragazzino che, oggi come oggi, apra uno spazio online per diffondere la visione redpill o per dire tutto il male possibile del mondo moderno.

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La differenza fondamentale è che in illo tempore tutte le manifestazioni dell’intelletto umano con cui si entrava in contatto si ponevano come un pensiero della differenza, cioè come una gigantesca impalcatura concettuale con cui, volenti o nolenti, ci si doveva confrontare e che metteva alla prova la nostra capacità di comprensione della realtà, fino all’ossessione e all’esaurimento.

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Si potrebbe dire, per esempio, che il pensiero di Martin Heidegger contiene in nuce, in una forma tanto elaborata quanto sfuocata – com’è tutto il pensiero del filosofo tedesco –, le basi di una visione nazista. Eppure, al di là di quanto di aberrante vi sia sotto il tappeto di quelle idee, il pensatore della Foresta Nera, ormai da un secolo, ci pone al cospetto di una visione abissale che ci turba e ci interroga senza lasciare scampo: l’esistenza di questo sfondo ontologico, l’Essere; la scelta per un’esistenza autentica; il “si dice”, la chiacchiera.

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Che lo si condivida o meno, che si veda in Sartre un’alternativa finalmente e realmente esistenzialista, Heidegger resta lì, inaggirabile e terribile, costringendoci ogni volta a tornare sulle sue meditazioni anche solo per chiederci: “Ma non l’avrò frainteso?”, “Davvero avrò considerato tutti i possibili collegamenti e gli aspetti non immediatamente espliciti del suo pensiero?”
Al contrario, in questa realtà di influencer e opinionisti da YouTube, pur non mancando soggetti interessanti, noi tendiamo a cercare conferme, mentre loro si pongono come venditori di idee che soddisfino i nostri bias cognitivi. Ciò che si è portati sempre di più a fare è cercare il proprio simile, chiedergli conferma delle proprie convinzioni. Oppure, quando si incontra una visione totalmente antitetica, senza prendersi il tempo di esaminarla – al limite, di decostruirla –, la si attacca e sminuisce, la si vuole vedere scadere nel ridicolo.

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Il risultato è che si creano tante piccole comunità – o nicchie di mercato, dal punto di vista di chi quelle idee commercia – in cui ognuno avvalora e moltiplica le convinzioni altrui, nella negazione fondamentale di quello che fu lo spirito della filosofia, anche quella più elitaria e chiusa. E così, in un mondo sempre più aperto, paradossalmente, noi non ci confrontiamo più: casomai, ci specchiamo. Invece di affrontare la crisi, cerchiamo di mettere al sicuro ciò che resta di noi al cospetto della molteplicità e della differenza. Il ritorno del culto dell’uomo forte, dopo l’apparente crollo di ogni autorità, è in tal senso sintomatico di un’umanità sempre più spaventata dalla sfida dialettica connaturata al pensiero.

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L’effetto è un generale esaurimento della volontà di scambio, un’astenia dello spirito dialogico, un grande rifiuto. Se ci pensate, non è un caso che, ogni 3 per 2, sulla vostra timeline di Facebook, compaia qualcuno che minaccia di andarsene o dica di volersi prendere una pausa dai social, definendoli malsani, tossici, snervanti. La tribù si regge su convinzioni condivise, mentre l’uomo contemporaneo ha da fare i conti con ciò che è differente, irriducibile a sé, antropologicamente distante anni luce dal suo orticello ideologico.

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Dunque, forse, il punto è che non eravamo ancora pronti per tanta offerta e il nostro pensiero era molto più fragile e immaturo di quanto si pensasse, certo non tanto sviluppato per un mondo il cui orizzonte si allargava fino alla vertigine del pensiero.
Matteo Fais
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Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734
L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).