“SONO CONTRO LO SPORTIVAMENTE CORRETTO”: dialogo con Simone Seguro, autore di “La fatica che resta” (di Matteo Fais)
Conosco Simone Seguro da quasi vent’anni. Partendo da questa amicizia di lungo corso, io e lui ci siamo ritrovati a scrivere un libro insieme, La fatica che resta (Connessioni), per raccontare quella che è stata la grande passione della sua vita, il ciclismo.
Inutile dire che non è stato facile, considerato che io ho poca dimestichezza con la materia e lui, invece, ha sfiorato il professionismo. Questo, però, importa davvero poco perché ciò che avevo scorto, le varie volte che mi aveva accennato, in precedenza, del suo percorso formativo di atleta, era il filo rosso di una narrazione. Sì, ecco, Simone non è solo un ciclista o un bodybuilder quando l’ho conosciuto io, bensì un vero e proprio personaggio letterario e la sua storia ha tutta una costruzione drammatica, per così dire, che si dispone senza sforzo entro la pagina. Insomma, lo puoi raccontare perché si lascia raccontare, perché la sua esistenza è fatta di capitoli, ascese, cadute, momenti di tensione, agnizioni.

Caro amico lettore, come potrai immaginare, dietro questo blog ci sono diverse persone che collaborano agli articoli che tu quotidianamente leggi. Se desideri supportare la nostra attività, ti saremmo grati se volessi dare il tuo sostegno all’Iban IT53E3608105138290082390113. L’intestatario è Matteo Fais. Grazie di cuore, La Redazione.
Quello che era interessante, poi, a tratti paradossale, considerato che di solito vengono raccontate solo le vite dei grandi atleti, era narrare invece quella di uno che non è, per tutta una serie di vicissitudini, riuscito a esserlo, ma che comunque ha profuso un impegno pari a quello di un corridore vero e proprio. Se avessi raccontato la storia di un mito, avrei fatto una biografia, invece, con lui, quello che siamo riusciti a ottenere, per quanto fedele alla sua reale esistenza, è davvero molto simile alla trama di un romanzo.

(cartaceo 13,50 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Simone, che cosa rappresenta la bici per te?
Sai com’è: all’inizio, mio padre mi ci ha semplicemente messo sopra e io, come posso dire, mi ci sono ritrovato, come avessi risposto a un richiamo naturale. Da una certa età in poi, è divenuta un sogno, quello di farcela, di divenire un professionista delle due ruote. Oggi, svanita quella prospettiva, quel che resta in me è una disciplina del corpo, la necessità di un confronto costante con la fatica, con uno sforzo che ti tempra dentro e ti insegna a non cedere in ogni istante della vita.

In questo primo numero: interviste a poeti italiani, testi inediti, traduzioni di poesia americana contemporanea non ancora pubblicata in Italia, e approfondimenti tra letteratura classica e cultura visiva.
Ogni pagina è progettata con un forte lavoro grafico, trasformando la lettura in un’esperienza anche visiva.
Una zine pensata per chi cerca nuove voci, linguaggi sperimentali e uno sguardo diverso sulla cultura di oggi.
Acquistala su Amazon, in formato cartaceo: https://www.amazon.it/dp/B0GV33X5LH
Questa figura paterna che nel tuo libro ricorre più dei traguardi e della strada, a cui hai anche dedicato il libro…
Mio padre è stato il mio maestro, questo è indiscutibile. Magari, ecco, a volerla dire proprio tutta, la sua pedagogia, oggi come oggi, verrebbe categorizzata come non inclusiva, o peggio ancora tossica (ride). Sai, non è che si mettesse molti problemi a tirarti un ceffone da stenderti a terra, con la bici che ti franava addosso. Era il suo metodo. Io, poco ma sicuro, oggi non lo utilizzo con i miei allievi, i bambini a cui insegno. Però, ehi, sia chiaro: fanculo allo sportivamente corretto, l’educazione da belle fighette non ti forma ad affrontare le difficoltà e la durezza della corsa. Se non ho mai mollato, se non mi sono mai arreso sulla pista, è anche perché non ho ricevuto da parte sua facili giustificazioni e parole dolci di consolazione. Fammela dire a modo mio: non tutti gli schiaffi vengono per nuocere. Se non sai ricevere un manrovescio, meglio che eviti di combattere contro gli altri, anche solo usando una bicicletta.

versione con copertina rigida (euro 16): https://shorturl.at/f820z
versione con copertina flessibile (euro 12): https://shorturl.at/J8MRr
versione ebook (euro 5, gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited): https://shorturl.at/pAO4U
Qual è il momento più difficile, a livello agonistico, che hai dovuto affrontare?
Il momento, o meglio i momenti più difficili, nella vita di un agonista, sono le cadute, quelle che lasciano segni e conseguenze gravi, come fratture o altri danni che si ripercuotono nel tempo. Il difficile, dopo queste, sono le ripartenze, perché devi in qualche modo riappropriarti del tuo equilibrio, sia fisico che mentale. A quel punto, diviene una lotta quotidiana per tornare a una prestazione di livello, che magari avevi anche già raggiunto. E da lì non dico tu debba ripartire da zero, ma quasi.

(cartaceo 12 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
L’aspetto più importante, nel percorso formativo di un ciclista?
Per me è stato l’apprendimento di un metodo, insomma di tutti i segreti del mestiere – perché il ciclismo è, in buona misura, anche un mestiere –, nel senso che se non si apprendono determinati particolari tecnici e determinate malizie, per così dire, con la bici non si va granché lontani. L’apprendimento di tutto ciò, certo, in principio mi ha reso difficile la vita ma, con il tempo, si è dimostrato fondamentale per portare avanti la pratica. Cosa voglio dirti in soldoni? Non basta sedersi su un sellino per diventare un atleta delle due ruote. Non serve neppure avere una bici da diecimila euro. Devi sapere cosa fare del mezzo e, soprattutto, della forza che hai nei muscoli delle gambe. Altrimenti, lascia che lo chiarisca, puoi solo andare a sbattere o finire con il culo per terra.
Instagram: https://www.instagram.com/matteofais81/
Facebook: https://www.facebook.com/matteo.fais.14/?locale=it_IT
Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734
L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).