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MEDITAZIONI REAZIONARIE – SAMUEL T. FRANCIS E LA RIVOLUZIONE BORGHESE CONTRO LE ÉLITE E LE MINORANZE ORGANIZZATE (di Matteo Fais)

“La vecchia élite borghese difendeva la proprietà privata, la legge locale e la moralità tradizionale. La nuova élite manageriale esige la pianificazione centrale, la fusione globale e la dissoluzione dei legami sociali storici per poter gestire la società in modo scientifico” (Samuel T. Francis, Leviathan and Its Enemies: Mass Organization and Managerial Power in Twentieth-Century America

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Immagina di salire sull’autobus. Se sei uno di quelli con un lavoro normale (un impiegato, un commerciante), un famiglia, i figli e la tua casetta: sai che tu devi pagare il biglietto. Non potrebbe essere altrimenti, anche perché sei stato educato a essere ligio al dovere – il famoso potere normalizzante di cui parla Foucault, quello per cui non solo devi essere onesto, ma non ti deve neppure passare per l’anticamera del cervello di compiere un atto sovversivo.

Al contempo, sai benissimo che tanta altra gente se ne fregherà. Saranno gli immigrati e quelli provenienti dai quartieri popolari che vivono di assistenza. Se verranno fermati dal controllore, certamente riceveranno una multa, ma questa verrà stracciata e buttata nel primo cestino disponibile, se non per terra. Del resto, cosa si potrebbe fare per rivalersi su di loro? Fondamentalmente, nulla – anche perché i soggetti descritti, di solito, sono nullatenenti. In sostanza, a sborsare i soldi sei sempre tu, tu che hai qualcosa da perdere, quello su cui lo Stato si rivarrà sempre e comunque, con la minaccia di portarti via quel poco che ti sei guadagnato con il sudore della fronte.

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È uscito il quarto numero di “Il Detonatore Zine”, una fanzine culturale indipendente dedicata alla poesia contemporanea, alla traduzione e alla ricerca visiva. In questo secondo numero: interviste a poeti italiani, testi inediti, traduzioni di poesia americana contemporanea non ancora pubblicata in Italia, e approfondimenti tra letteratura classica e narrativa dei nostri giorni. Ogni pagina è progettata con un forte lavoro grafico, trasformando la lettura in un’esperienza anche visiva. Una zine pensata per chi cerca nuove voci, linguaggi sperimentali e uno sguardo diverso sulla cultura di oggi. Link all’acquisto del cartaceo: https://www.amazon.it/dp/B0GYMX8YXW

Ecco, è a tutte queste persone che si rivolge la filosofia e il pensiero di Samuel Todd Francis (29 aprile 1947 – 15 febbraio 2005), giornalista e pensatore statunitense, anticipatore della visione che, negli anni successivi, porterà al successo Trump e del movimento MAGA (Make America Great Again).

Gran personaggio questo signore dal volto truce e vagamente inquietante, uno senza peli sulla lingua, scorretto all’inverosimile, esponente di rilievo del cosiddetto paleoconservatorismo, un giornalista dalla penna affilata che, a un certo punto, dati certi suoi discorsi vagamente razzisti a favore dei bianchi, si vide pure licenziare dal The Washington Times, sulle cui colonne, per lungo tempo, comparve come firma di punta – inutile anche precisare che se ne sbatté altamente le palle e continuò a scrivere su altre testate ancora più estremiste.

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Della sua vasta produzione, niente è stato tradotto in italiano, per quanto mi è dato sapere. Se vi va, potrete comunque ritracciare, in lingua originale, Leviathan and Its Enemies e Beautiful Losers: Essays on the Failure of American Conservatism – già uno che, parlando dei conservatori, li definisce dei magnifici perdenti, merita rispetto.

La sua filosofia è, per molti versi, abbastanza semplice da esporre, almeno per sommi capi. Ve la propongo nella speranza che questa Destra italiana, oramai totalmente allo sbando, riscopra una dimensione culturale che, nel mondo, per quanto non mainstream, esiste e ha una sua nicchia, dalla quale va presa e portata fuori, alla luce del sole, in tutta la sua portata dirompente.

Il grande nemico del pensatore americano risponde al nome di Classe Manageriale (Managerial Class, in originale), ovvero l’organismo di potere transnazionale, privo di radici, che vive e prospera nel nomadismo tipico della globalizzazione. Sono coloro che si svegliano a New York e vanno a dormire a Berlino, che parlano cinque lingue e fanno affari in tutto il mondo, che sono preparati e performanti fino a risultare disumani. Ovviamente, ma questo è lapalissiano, abbracciano una visione del mondo senza confini, ideali pseudo umanitari, buonisti e un linguaggio all’insegna del politicamente corretissimo – poi, molto probabilmente, si recano a consumare un aperitivo molto particolare sull’isola di Epstein, se capite a cosa mi riferisco.

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Ora, la cosa interessante è che Francis non rispolvera vecchie dicotomie come Destra e Sinistra, o capitalismo e comunismo. L’élite manageriale, a capo di una vera e propria rivoluzione come la definisce lui, non detiene necessariamente la proprietà dei mezzi di produzione – segnatevi questo punto: il potere non coincide più con la proprietà, diversamente dall’analisi marxista. La nuova classe dirigente si serve dello Stato, delle grandi aziende, come di tutte le istituzioni culturali (università, media, fondazioni), con la sua burocrazia tecnocratica, diffondendo grazie a queste il proprio pensiero progressista. Al fine di imporsi, tale oligarchia ha bisogno di distruggere le strutture tradizionali di protezione della piccola borghesia nazionale, quella legata al territorio, diffondendo relativismo e globalismo come un nuovo catechismo per le masse.

Per intenderci e rapportando i suoi discorsi al presente più attuale, costoro sono quelli a cui dobbiamo l’improvvisa comparsa, da qualche decennio a questa parte, di pubblicità in cui compare sempre l’uomo, la donna o la bambina di colore, nel bel mezzo della tipica famiglia italiana, in spirito di massima inclusività. Naturalmente, si tratta di quelli che finanziano le ONG – perché, insomma, davvero non crederete che questi ragazzi tatuati e con i rasta, che hanno tanto a cuore la sorte dei migranti, si muovano in lungo e in largo per il Mediterraneo con i propri soldini.

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Addirittura, sottolinea lui – e questo punto non è da sottovalutare – tale classe dirigente transnazionale è fondamentalmente compiacente nei confronti delle classi subalterne più basse proprio per minare dall’interno la stabilità e la serenità della classe media. Se volessimo riportare il concetto a un esempio a noi italiani tanto vicino quanto cogente – attenzione, ovviamente, qui sto interpretando io – non è un caso che la Legge sia massimamente tollerante verso i ladri che sono andati a fare cassa presso la gioielleria del signor Roggero, mentre usa il pugno duro contro quest’ultimo.

Il filosofo definisce la situazione a cui è soggetta la classe media come anarcho-tyranny” (anarco-tirannia), ovvero quella combinazione mortale per cui, il lavoratore qualunque, mediamente benestante, è soggetto da una parte ai soprusi delle classi basse, con la piccola delinquenza (furti, spaccio, occupazione di case), mentre dall’altra parte trova istituzioni cieche e sorde che si accaniscono su di lui, che ha sempre qualcosa da perdere, con tasse, balzelli di ogni tipo, controlli fiscali finalizzati a fargli deliberatamente del male, multe, fino al rischio del carcere. Insomma, non so se il signor Roggero padroneggi l’inglese ma, se potessi, gli farei recapitare i testi di Francis nella sua nuova dimora, in cui la canaglia statale l’ha ingiustamente rinchiuso – siano maledetti!

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Il concetto in questione, però, ha un’ulteriore specificazione non secondaria: la classe dominante, questa nefasta oligarchia, coccola anche le cosiddette minoranze – pensate, che so, agli afroamericani come alla comunità LGBTQ+ – al fine di destabilizzare, sul piano morale, la società tradizionale. A mezzo del reato di opinione – si veda la gente finita in cella per un post Facebook, per esempio in Inghilterra –, o con la sua forma edulcorata esercitata dalla cancel culture, essa tende a terrorizzare il cittadino comune, infastidito da certe carnevalate, come dalle oramai costanti manifestazioni di protesta – tipo quelle dei propal – dandogli sistematicamente, quando esplicita la propria contrarietà, del fascista, del nazista, del provinciale, dell’omofobo e via delirando.

Attenzione: Francis è un pensatore, non un complottista delirante da social network. Dal suo punto di vista, ci sarebbe ben poco da gridare “Non ce lo dicono”. Le macchinazioni avvengono candidamente alla luce del sole, tant’è che lui ne ha scritto e parlato per decenni.

Ma veniamo all’ultimo punto, la famosa domanda leniniana: che fare a questo punto? La risposta del nostro filosofo è senza sconti ed estrema: l’unica possibilità è radicalizzarsi. Coloro che dovrebbero farlo sono i MARs (Middle American Radicals), i lavoratori bianchi americani, uniti sotto l’egida di un nazionalismo populista, che conquista i vertici dello Stato, invece che inseguire la riduzione di questo in chiave reaganiana, per fare guerra all’élite, puntando sul protezionismo economico. Questi devono prendere coscienza in modo unitario della propria condizione, rifiutando la frammentazione tipica del mondo postmoderno, e smettere di essere passivi come sono sempre stati sotto l’attacco congiunto delle classi basse fuori controllo e delle élite con la loro potenza burocratica. Nelle sue parole: “I MARs non sono conservatori che vogliono limitare lo Stato. Vogliono uno Stato forte che protegga i loro posti di lavoro dalla globalizzazione, la loro sicurezza dalla criminalità e la loro cultura dall’immigrazione di massa”. Se dovessi sintetizzare il tutto in una formula, o meglio nel rovesciamento di una formula molto nota, direi “Borghesi di tutto il mondo, unitevi!”

Matteo Fais

Instagram: https://www.instagram.com/matteofais81/

Facebook: https://www.facebook.com/matteo.fais.14/?locale=it_IT

Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).

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