I RISULTATI DELLA MALSANA DISCUSSIONE INTORNO AL CONSENSO (di Matteo Fais)
Naturalmente, lo stupro esiste ed è un atto, per quanto naturale – il che significa semplicemente che esiste in natura –, abominevole – oserei dire, che grida vendetta al cospetto di ogni società che voglia dirsi realmente civile. Ma questo è lapalissiano, per così dire, e perdere tempo a discuterne sarebbe inutile. Del resto, tutti lo sanno e l’hanno capito, anche chi lo commette, sapendo di violare una norma sacra.

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Ciò su cui sarebbe, invece, interessante discutere è il risultato di aver tanto a lungo dibattuto in termini capziosi e sofistici sulla questione del consenso. Basti leggere le controversie intorno a esso, anche a livello di social network, con il DDL sulla violenza sessuale e la proposta della senatrice Julia Unterberger.
Il problema di tutte queste dispute e del tentativo delle femministe di spingere l’asticella sempre un po’ più in alto è che, oggi, almeno per quel che mi sembra di notare nell’opinione pubblica, in molti – tra maschi e femmine – sono sempre più scettici quando si trovano al cospetto di un’accusa di violenza mossa da una donna.

Ciò era inevitabile. Chi più chi meno, tutti quanti abbiamo assistito, personalmente e mediaticamente, a casi che potremmo definire – con un eufemismo – ambigui e sospetti. Volgarmente, sono troppe le donne che non ci hanno convinti con le proprie accuse, che ci hanno fatto pensare di essere mosse da intenti economici, quando non dalla semplice volontà di arrecare un danno a un uomo che, per qualsiasi motivo, fosse divenuto loro antipatico, se non proprio odiato.

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Il risultato delle tante accuse false, del far passare ogni approccio come violenza, del “tutti gli uomini sono femminicidi”, delle prese di posizione delle femministe, volte a sottolineare il “peso di un calvario giudiziario” – come se non fosse di chi accusa l’onere della prova – e via delirando, ci ha portati a una situazione di diffidenza generalizzata verso qualsiasi donna che denunci di aver subito l’atto esecrabile.

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Lo si è visto anche nel caso di Fernanda Herrera, schermitrice che ha portato a processo due colleghi, i quali sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Dopo la sentenza, le sue lacrime davanti alle telecamere sono state giudicate da tantissimi – basti leggere online – come menzognere.

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Ora, se è certo impossibile esprimersi con certezza in merito, anche perché non sono trapelati grandi particolari sul caso, ma unicamente un certo tentativo di suscitare scandalo perché è stato dato torto a una donna – cosa, a quanto pare, impossibile e ingiusta –, la risposta del web ha qualcosa di sintomatico di un certo clima creatosi. A quanto pare, nessuno crede più automaticamente a una donna che si dichiari vittima.
Se ciò sta avvenendo, anzi, se è una tendenza sotterranea ma diffusa da tempo, è perché, appunto, si è ecceduto nella difesa d’ufficio delle accuse mosse dal gentil sesso, sovente calpestando le garanzie del genere maschile, quasi a volerlo così punire di un peccato atavico, di quelli che, come nella tragedia greca, si tramandano di padre in figlio.

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Ora, non ci si lamenti. Lo sanno anche i bambini che, quando si grida sempre al lupo inutilmente, nessuno ci darà ascolto quando questo si presenterà realmente. Naturalmente, il danno maggiore è per le donne per bene, quelle non animate da una malsana volontà misandrica contro il genere maschile. Palesemente, il tentativo di manomissione delle dinamiche dei rapporti tra i sessi, da parte delle femministe, sta nel creare due fronti in perenne lotta tra loro. Se non fosse ancora chiaro, il loro fine non è la pace, ma la guerra perenne, l’odio all’interno della stessa comunità, per distruggerla dall’interno.
Matteo Fais
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L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).