NO ALLA TASSA ETICA SUL PORNO, MA CI VOGLIONO LE CASE DI TOLLERANZA, NON ONLYFANS (di Matteo Fais)
Qui ce n’è per tutti: per i moralisti, che vorrebbero trasformare il fisco in un confessore, e per il libertarismo più ingenuo, convinto che qualsiasi cosa il mercato renda disponibile sia automaticamente un progresso e non debba neppure essere decostruita, pena prestare il fianco al conservatorismo più becero.

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Io sostengo l’abolizione della cosiddetta tassa etica sul porno. Lo Stato non dovrebbe usare il prelievo fiscale per impartire lezioni di morale ai cittadini. Se un’attività è legale, la si tassa come qualsiasi altra. Se la si ritiene così dannosa da meritare un’imposta punitiva, allora si abbia il coraggio di vietarla. A sostenerlo, in fondo, restano soprattutto i fanatici cattolici e qualche incel delirante.. Tutto il resto è ipocrisia burocratica.

Ciò detto, non si perda di vista che la libertà, per essere esercitata, richiede consapevolezza. La pornografia diffusa e pervasiva degli ultimi decenni è uno dei tanti sintomi di un’epoca che ha deciso di sostituire il contatto con la sua rappresentazione, la realtà con l’iperrealtà. E questo riguarda soprattutto quei giovani uomini che oggi vivono una condizione di solitudine affettiva e sessuale sempre più evidente. Non si può dire a questi che ogni bisogno può essere soddisfatto attraverso uno schermo: il sesso con OnlyFans o Pornhub, l’amicizia con Discord, l’amore con Tinder, la compagnia con un’intelligenza artificiale. Tutto disponibile in pochi secondi, purché si sia in possesso di una carta di credito e un account.

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Sarebbe ora di dire basta a una civiltà che offre simulacri in abbonamento. Per questo considero infinitamente più sensato riaprire le case di tolleranza. Tra un rapporto reale, per quanto mercenario, e l’ennesimo atto onanistico davanti a uno schermo, continuo a ritenere meno alienante la prima ipotesi. Almeno costringe due persone a guardarsi negli occhi, a uscire di casa, a confrontarsi con un corpo vero, il suo odore, con una voce che vi si accompagna, con l’imprevedibilità di un incontro che è parte dell’imprevedibilità stessa dell’esistenza.. Il mondo reale è sempre preferibile alla sua copia digitale.

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Il problema, infatti, va ben oltre il porno. Basta andare in spiaggia per notarlo. Un tempo ci si recava lì per prendere il sole, fare un bagno, leggere un libro, attaccare bottone con lo sconosciuto dell’ombrellone accanto. Oggi, sembra che il mare sia diventato il fondale di un set fotografico permanente. C’è gente che passa più tempo a scegliere l’inquadratura perfetta che a entrare in acqua. Fotografano il cocktail prima di berlo, il tramonto prima di guardarlo, la propria fidanzata prima ancora di parlarle. Tutto deve essere documentato, pubblicato, validato da qualche decina di cuoricini.

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La cosa più tragica è che, mentre condividono la loro giornata con mille perfetti sconosciuti, sul web, spesso non rivolgono una parola a chi è seduto tre metri più in là. Vedi persone sole che restano ore con il telefono in mano. Non nasce una conversazione, non si offre una sigaretta, non si propone un caffè, una birra, una passeggiata. È come se il mondo fisico fosse diventato soltanto il supporto necessario per produrre contenuti destinati a quello virtuale.
Abbiamo costruito una società che teme l’imbarazzo più della solitudine e preferisce osservare piuttosto che partecipare, registrare anziché vivere, consumare immagini piuttosto che fare esperienza della carne.

(cartaceo 10 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Abolire la tassa etica sul porno mi sembra giusto, ma sarebbe ancora più sensato smettere di esaltare un mondo in cui ogni desiderio umano venga soddisfatto attraverso un display. Gli esseri umani non hanno bisogno di più schermi, ma di tornare a frequentarsi, a rischiare il rifiuto, a parlare, a toccarsi, a vivere. Perché la realtà, con tutti i suoi difetti, resta infinitamente più ricca di qualsiasi surrogato digitale.
Matteo Fais
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Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734
L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo penultimo romanzo Le regole dell’estinzione (Castelvecchi) e l’ultimo Il cordone ombelicale (Connessioni). La sua prima opera di poesie i intitola L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni), la seconda Preghiere per cellule impazzite (Connessioni).