QUATTRO LETTURE PER ABITARE IL RITORNO (di Isabella Paola Stoja)
Esiste una retorica stagionale della lettura. Comincia all’inizio dell’estate, quando giornali, riviste e profili social si affollano di libri da mettere in valigia, romanzi da leggere sotto l’ombrellone, storie nelle quali rifugiarsi durante le ferie. Poi arriva settembre e dopo ottobre: le vacanze sono già un ricordo, le giornate si accorciano, gli impegni hanno ripreso a occupare ogni spazio disponibile. Ma la lettura non può coincidere soltanto con la sospensione della vita ordinaria. Semmai è proprio quando la routine ha ormai ripreso il suo corso più prevedibile che abbiamo bisogno di qualcosa capace di incrinarne l’automatismo.

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Questi quattro libri non formano una classifica né obbediscono a un criterio di novità editoriale. I primi due appartengono alla narrativa contemporanea e intercettano, con forme differenti, alcune inquietudini del presente: l’identità, l’appartenenza, il desiderio di essere riconosciuti. Gli ultimi due sono classici moderni che continuano a porre una domanda elementare e inesauribile: quanto costa diventare – e poi rimanere – sé stessi?
Kappukēki di Emanuele Fusi
In Kappukēki, pubblicato da Connessioni (2026), Emanuele Fusi affida a un viaggio verso il Giappone il compito di raccontare una frattura che precede ogni partenza. Roberto Del Cervo, figlio di una donna giapponese e di un uomo italiano, abita fin dall’infanzia una doppia origine che non si è mai trasformata in appartenenza. L’Italia è il luogo nel quale è cresciuto, ma non quello nel quale riesce a riconoscersi; il Giappone diventa allora la promessa di una radice alternativa, la possibilità di ricomporre ciò che è rimasto diviso.
Tokyo, tuttavia, non restituisce a Roberto un’identità: la porta al limite. La città si offre come una superficie seducente, ordinata e impenetrabile, sotto la quale convivono solitudine, repressione e desiderio. L’incontro con Miiko, figura insieme concreta ed enigmatica, trasforma la ricerca delle origini in una relazione assoluta, fondata sull’attrazione e sulla dipendenza. Roberto non trova nell’altra persona una conferma di sé, ma la possibilità di abbandonarsi, di smettere finalmente di dover decidere chi essere.
Il cuore del romanzo risiede proprio in questa ambiguità. Perdersi può apparire come una liberazione quando ogni identità ricevuta viene percepita come insufficiente. Ma la rinuncia a definirsi espone anche alla volontà altrui, fino a rendere indistinguibili il desiderio e l’annientamento.
Kappukēki è un libro disturbante, attraversato da una tensione erotica e mortifera, che rifiuta ogni pedagogia consolatoria. Fusi non racconta il viaggio come apertura pacificante verso l’altro, ma come esperienza dello sradicamento: si può attraversare mezzo mondo e continuare a essere stranieri, soprattutto a sé stessi.

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Voluti al mondo di Carlo Maria Simone
Se Kappukēki mostra un’identità disposta a dissolversi pur di trovare appartenenza, Voluti al mondo (Edizioni Cantagalli, 2024) di Carlo Maria Simone parte dalla domanda opposta: è possibile ricostruirsi attraverso lo sguardo di qualcuno che ci riconosce?
I protagonisti sono un ragazzo e una ragazza all’ultimo anno di liceo, costretti dalle rispettive storie familiari a diventare adulti prima del tempo. Tra il lago di Como, la riviera pescarese, Milano e l’America, il romanzo segue il loro confronto con il dolore, l’abbandono e i segreti che gli adulti hanno creduto di poter tenere fuori dalle loro vite.
Il titolo contiene già la questione essenziale del libro. Se venire al mondo è un accadimento, sentirsi voluti è invece un’esperienza che diviene radice. Quando quella certezza manca, si cresce come se si dovesse continuamente giustificare la propria presenza, cercando negli altri una risposta che la famiglia non ha saputo offrire.

poesia contemporanea, alla traduzione e alla ricerca visiva. In questo secondo numero: interviste a poeti italiani, testi inediti, traduzioni di poesia americana contemporanea non ancora pubblicata in Italia, e approfondimenti tra letteratura classica e narrativa dei nostri giorni. Ogni pagina è progettata con un forte lavoro grafico, trasformando la lettura in un’esperienza anche visiva. Una zine pensata per chi cerca nuove voci, linguaggi sperimentali e uno sguardo diverso sulla cultura di oggi.
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Simone racconta il passaggio all’età adulta senza ridurlo a una successione di prove da superare. Crescere significa rileggere la propria origine, distinguere ciò che abbiamo ereditato da ciò che intendiamo diventare, comprendere che il dolore ricevuto non deve necessariamente trasformarsi in dolore inflitto.
In Voluti al mondo lo sguardo dell’altro non è soltanto una minaccia alla libertà individuale. Può diventare anche uno specchio nel quale riconoscersi senza essere giudicati, una forma di testimonianza reciproca: qualcuno ha visto la nostra ferita e, non nonostante ma dentro quella ferita, ha deciso di restare.
Demian di Hermann Hesse
Tra i classici moderni, Demian (prima ed. 1919) rimane uno dei romanzi più radicali sull’apprendistato necessario per diventare sé stessi.
Emil Sinclair cresce diviso tra due mondi. Da una parte quello luminoso della famiglia, dell’ordine e delle regole; dall’altra quello oscuro del desiderio, della colpa e della ribellione. L’incontro con Max Demian incrina la sicurezza del primo e impedisce al protagonista di continuare a considerare il secondo come una semplice deviazione.
La formazione di Sinclair non consiste nell’espellere la propria parte oscura, ma nel riconoscerla. Per Hesse, l’identità autentica non nasce dall’adeguamento a un modello morale già predisposto: richiede una separazione, spesso dolorosa, dalle immagini che la famiglia e la società hanno costruito per noi.
Il simbolo più noto del romanzo conserva intatta la propria forza, l’uccello deve spezzare il guscio, e il guscio è il mondo. Ogni nascita comporta la distruzione di una forma precedente; ogni conquista di sé passa attraverso la perdita di una protezione.
Demian invita alla ribellione più difficile: sottrarsi alla vita che gli altri hanno immaginato per noi senza sapere ancora quale forma assumerà la nostra.

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Stoner di John Williams
Se Demian racconta la rottura del guscio, Stoner (prima ed. 1965) racconta ciò che accade dopo: la necessità di rimanere fedeli a una vocazione anche quando la vita sembra contraddirla.
William Stoner nasce in una famiglia di contadini e arriva all’università per studiare agraria. Durante una lezione incontra la letteratura e riconosce, quasi senza comprenderlo, il centro della propria esistenza. Diventa docente, si sposa, conosce l’amore, il fallimento e l’ostilità. Non compie imprese eccezionali e non lascia dietro di sé una fama destinata a sopravvivergli.
Proprio questa apparente insignificanza costituisce la grandezza del romanzo. Williams mostra che una vita non deve essere straordinaria per possedere una densità irriducibile. Il lavoro non salva Stoner, l’amore non lo compensa e la letteratura non gli risparmia la sofferenza. Eppure ciascuna di queste esperienze dà una forma al tempo che gli è stato assegnato.

ebook:
(cartaceo 12 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Per questo Stoner è forse il libro più adatto a ottobre. Non promette di liberarci dalla routine, ma ci costringe a guardarla diversamente. Dietro ogni giornata simile alla precedente può consumarsi una lotta silenziosa per non tradire ciò che, almeno una volta, abbiamo riconosciuto come nostro.
L’estate alimenta l’illusione che la vita autentica esista altrove: in viaggio, lontano dagli orari, dentro un tempo finalmente disponibile. Ottobre ci trova invece già immersi nella vita che abbiamo ripreso, compresi i suoi limiti e le sue ripetizioni.
Questi libri suggeriscono altrettanti modi di attraversarla: perdersi, riconoscersi, spezzare il guscio, resistere nella durata. Continuare a leggere quando il lavoro, le lezioni e gli obblighi hanno ricominciato a occupare le giornate significa impedire che la parte più inquieta di noi venga rimandata alla prossima vacanza.
Isabella Paola Stoja
Biografia
Nata a Bologna nel 1990, Isabella Paola Stoja è docente e autrice. Si è laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.Ha pubblicato Cronache dalla controra (2022) e Lettere a Endimione (2023), con cui ha vinto il Premio Alessandro Manzoni della città di Arcore. Suoi testi poetici sono apparsi su riviste e portali letterari. Accanto alla scrittura in versi, si occupa di critica letteraria e collabora con diverse testate culturali. Gli specchi interi sono tutti uguali (Eretica Edizioni, 2026) è la sua ultima raccolta poetica.