famularo copertina
 | 

LA GRAZIA CHE CONSUMA. SU “PRIGIONIE DELLO SPLENDORE” DI MARIO FAMULARO (di Isabella Paola Stoja)

La bellezza ha una forza di cui il soggetto non dispone. Attrae, ferisce, sopravvive a chi la contempla; persino il tentativo di custodirla può diventare una forma di soggezione. In Prigionie dello splendore (Giuliano Ladolfi Editore, 2026), Mario Famularo interroga questa asimmetria attraverso una scrittura in cui il pensiero nasce dall’esperienza della perdita e ne conserva, anche nelle formulazioni più astratte, la temperatura dolorosa. La domanda che attraversa la raccolta riguarda la possibilità di amare ciò che passa senza pretendere di sottrarlo al proprio destino.

51CINPySp3L. SL1486

Già il testo d’apertura consegna al lettore il movimento dell’opera: «svanisci, dissolvi, disperdi», fino alla sentenza «la grazia è la vita dei morti». I tre imperativi imprimono alla dissoluzione un carattere attivo, quasi un esercizio da apprendere, per quanto il percorso che segue renda ardua ogni adesione pacificata a quel comando. Chi parla conosce la tenacia degli affetti, il loro sopravvivere alla comprensione dell’inganno e, soprattutto, quanto essi resistano alla lucidità del congedo.

donate
CONTRIBUISCI ANCHE TU A SUPPORTARE IL NOSTRO GIORNALE
Caro amico lettore, come potrai immaginare, dietro questo blog ci sono diverse persone che collaborano agli articoli che tu quotidianamente leggi. Se desideri supportare la nostra attività, ti saremmo grati se volessi dare il tuo sostegno all’Iban IT53E3608105138290082390113. L’intestatario è Matteo Fais. Grazie di cuore, La Redazione.

Strategie del pianto, prima sezione del volume, dà forma anche a un dolore che ha smesso di manifestarsi. In «vivo la tregua del desiderare», l’esaurimento delle oscillazioni emotive si deposita nell’immagine del «cardiogramma / piatto». La frattura del verso isola l’aggettivo, trattiene per un istante il lettore davanti a un tracciato che non promette ripresa. Eppure, dentro questa sospensione, resta un vincolo: «rimango per il male che svanendo / potrei dare». La presenza trova la propria ragione nella ferita che l’assenza infliggerebbe a qualcun altro. La «pace / dei morti» conserva così una responsabilità dei vivi, un residuo di cura che impedisce al distacco di compiersi.

mockup zine 5
È uscito il quinto numero di “Il Detonatore Zine”, una fanzine culturale indipendente dedicata alla
 poesia contemporanea, alla traduzione e alla ricerca visiva. In questo secondo numero: interviste a poeti italiani, testi inediti, traduzioni di poesia americana contemporanea non ancora pubblicata in Italia, e approfondimenti tra letteratura classica e narrativa dei nostri giorni. Ogni pagina è progettata con un forte lavoro grafico, trasformando la lettura in un’esperienza anche visiva. Una zine pensata per chi cerca nuove voci, linguaggi sperimentali e uno sguardo diverso sulla cultura di oggi. 
Link all’acquisto del cartaceo: https://www.amazon.it/dp/B0HMJ8MBX4

È in simili tensioni che la raccolta acquista maggiore intensità. Alla franchezza delle dichiarazioni risponde un movimento affettivo meno governabile: la voce torna a ciò da cui tenta di congedarsi, ne riconosce la forza mentre ne denuncia il potere. Anche l’amore assume una configurazione instabile, stretto fra dedizione e appetito, custodia e appropriazione. «Comprendere che il bene / non è sempre trattenere» significa misurarsi con una rinuncia che coinvolge l’identità stessa di chi ama, cioè lasciare all’altro la sua esistenza separata, accettare di non esserne il centro.

Questa polarità raggiunge una particolare evidenza nel mondo vegetale. I fiori partecipano materialmente alla vicenda del soggetto, assorbono ricordi, incorporano separazioni, danno figura a quanto continua ad agire dopo la perdita. «Tutto ciò che è morto / adesso in me / rinfiora», ovvero il giardino rinverdisce attraverso ciò che è venuto meno. A ogni fioritura corrisponde un’assenza, pur comportando il rigoglio un incremento del silenzio. L’aconito, la magnolia, il ciliegio compongono un quadro botanico affettivo nel quale il dolore cambia stato, si diffonde in colori e profumi, e finanche la morte diventa capace di germinare.

image 7
ACQUISTA il nuovo romanzo di Matteo Fais, Il cordone ombelicale, Connessioni:
versione con copertina rigida (euro 16): https://shorturl.at/f820z
versione con copertina flessibile (euro 12): https://shorturl.at/J8MRr
versione ebook (euro 5, gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited): https://shorturl.at/pAO4U

Il lessico floreale convive con quello del corpo e della lesione: cellule, sangue, nervi, lame. Da questa prossimità deriva una bellezza esposta alla corruzione, sensuale fino allo strazio. Si avverte la consonanza con il Rilke della prima Elegia duinese, già individuata da Luca Cenacchi nella lettura che accompagna il volume: il bello come principio ancora sopportabile del tremendo, sul quale incombe la possibilità dell’annientamento.

Anche il bianco, ricorrente nel libro, si carica di una forza abrasiva, in cui cenere, cancellazione, luce consumano ogni differenza. L’eleganza delle immagini accoglie qualcosa di intollerabile e costringe lo sguardo a sostarvi.

fusi pubblicita 11
ACQUISTA il nuovo romanzo di Emanuele Fusi, Kappukēki, Connessioni:
versione con copertina flessibile (euro 16): https://www.amazon.it/dp/B0H7QF6P43
versione ebook (euro 5, gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited): https://www.amazon.it/dp/B0H7QJG497

Il mondo che fiorisce nell’indifferenza alla nostra estinzione richiama una certa impassibilità della Natura leopardiana. Famularo, tuttavia, insiste sul desiderio di abbandonarsi a quell’ordine che ci oltrepassa: la sua crudeltà conserva una forza d’incanto, sollecita persino una forma di consenso.

La disposizione dei versi accompagna tale esperienza. Le frequenti inarcature incidono sintagmi e legami grammaticali, inducono esitazioni dentro una dizione spesso assertiva. Gli isolamenti danno peso alle parole conclusive; altrove il discorso si distende in sequenze più ampie, nelle quali il ragionamento acquista un andamento incalzante. La voce alterna così controllo e abbandono, formula e supplica. Il pensiero cerca un ordine, mentre il ritmo ne registra il costo.

image 8
È uscita la seconda raccolta poetica di Matteo Fais, Preghiere per cellule impazzite (Connessioni Editore, collana “Scavi Urbani), ed è disponibile in formato cartaceo ed ebook:
(cartaceo 12 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)

Nella sezione eponima, la vicenda della fanciulla perduta nel bosco conduce questo processo fino alla metamorfosi. «Ora sei loro – incantevole / fiore // ora sei solo / splendore». Un’eco ovidiana, una Dafne accolta nell’alloro, il cuore ancora trepidante sotto la corteccia. La forma cede, qualcosa della creatura indugia nella materia che la sottrae al riconoscimento e la consacra alla perdita di una fisionomia individuale. Rimane aperta, per chi legge, la domanda su quanto questa trasformazione conceda e quanto esiga.

Nell’onda e nella fioritura torna il volto perduto, la dispersione ne moltiplica i luoghi, lascia al mondo il compito di custodirne le sembianze. La grazia conserva il tremore di questa sopravvivenza: sul limine del proprio svanire, la voce pronuncia ancora un «tu».

Isabella Paola Stoja

Biografia

Biografia

Nata a Bologna nel 1990, Isabella Paola Stoja è docente e autrice. Si è laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.Ha pubblicato Cronache dalla controra (2022) e Lettere a Endimione (2023), con cui ha vinto il Premio Alessandro Manzoni della città di Arcore. Suoi testi poetici sono apparsi su riviste e portali letterari. Accanto alla scrittura in versi, si occupa di critica letteraria e collabora con diverse testate culturali. Gli specchi interi sono tutti uguali (Eretica Edizioni, 2026) è la sua ultima raccolta poetica.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *