IN TEMPI DI FLOTILLA, BISOGNA RILEGGERE “IL CAMPO DEI SANTI” DI JEAN RASPAIL (di Alessandro Orofino)
Distopico, per molti versi. Ma anche profetico, senza dubbio. Urticante, razzista, xenofobo, però solo a una lettura che si attenga ad un livello superficiale. Sul carattere divisivo di questo libro c’è davvero poco da aggiungere, perché anche le feroci critiche che gli sono state mosse da numerosi ambienti editoriali certificano l’esplosività del suo contenuto, che merita invece una profonda attenzione.

Da questo punto di vista, infatti, Il campo dei Santidi Jean Raspail si configura come un’opera abrasiva che, nonostante sia stata partorita negli anni ’70 – epoca durante la quale la composizione della società europea cominciò a mostrare i prodromi del suo irreversibile cambiamento –, si distingue per la brillante attualità e per la spiccata aderenza ai giorni nostri, portando sul banco degli imputati il tema della immigrazione, oggi al centro del dibattito politico italiano ed estero. Un argomento di non poco conto se si considera che, proprio questo, costituisce e costituirà lo scenario dentro cui sarà sempre più evidente e acceso il confronto ideologico tra le diverse visioni di futuro, tra quanti continueranno a promuovere un’idea di multiculturalismo tout court e quanti, invece, saranno favorevoli ed attivamente impegnati ad alzare delle barricate in difesa della propria identità.

Prima di parlare del libro, partiamo dal suo autore, Jean Raspail. che non è stato un politico. Neppure un giornalista e neanche un sociologo. È stato invece un esploratore, uno che ha viaggiato per il mondo, che lo ha conosciuto per davvero, che è entrato in contatto con popolazioni povere e distanti (non solo geograficamente!), comprendendo le enormi differenze, non sempre conciliabili, tra culture che, pur abitando lo stesso pianeta, parlano lingue diverse. Al netto delle sue esplorazioni, intuendo la difficile coabitazione tra mondi troppo divergenti tra loro, molto prima dello stesso Houllebecq, ha finito anche per cogliere l’opacità e l’inconsistenza di molte ideologie, le quali sono state successivamente abbracciate e portate in gloria da alcune forze politiche, senza soppesarne i reali effetti.

Proprio in forza di tali riflessioni, di questi viaggi e delle tante contaminazioni, Raspail, vestiti i panni del romanziere, ha confezionato un’opera in grado di preconizzare il rapido collasso del mondo occidentale. Ciò che, fino a qualche anno fa poteva essere ricondotto semplicemente a una visione apocalittica e vagamente classista, al momento appare qualcosa di più di una stolta paturnia destroide, se è vero come è vero che anche taluni governi left-oriented stanno adesso correndo ai ripari per gestire un’immigrazione di massa sfuggita a ogni controllo.

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Nel ricordare, per alcuni aspetti, l’epopea inversa di quella Flotilla che, in queste ore, sta tenendo il mondo con il fiato sospeso, Il Campo dei Santi è il racconto di una “Armada” di carrette del mare, partite dall’India, con a bordo oltre un milione di profughi i quali, dopo un lungo ed avventuroso viaggio, approdano sulle coste meridionali della Francia in cerca di una vita migliore. Ovviamente, non si può tacere sull’eccessiva semplificazione tecnica adottata da Raspail nel rendere possibile questa traversata giacche, nella realtà, nessuna barchetta, nelle condizioni da lui descritte, sarebbe mai riuscita a superare i confini dell’Oceano Indiano. Ma questa è una licenza letteraria di cui non serve occuparsene, perché ciò che veramente deve colpire è la reazione degli europei – in primis dei francesi – innanzi a questa epocale invasione.

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Raspail, in tal senso, è molto chirurgico, quasi un farmacista della parola: non lascia infatti spazio al fraintendimento, raccontandoci di come, durante la marcia di questa improbabile flottiglia, il mondo occidentale ne abbia sottostimato l’impatto devastante, ignorando quanto la cultura e le abitudini di quei disperati potessero minacciare e scardinare i valori e le tradizioni della loro società e del loro stile di vita. Tra i tanti passaggi contenuti nelle pagine del libro, ve ne è uno, in particolare, nel quale l’autore francese viviseziona la sonnolenza occidentale attraverso un passaggio sociologico di particolare efficacia: «…crediamo davvero che un qualsiasi occidentale medio, appena uscito dalla fabbrica o dall’ufficio, consideri i grandi eventi mondiali come qualcosa di diverso da un temporaneo intervallo nella spaventosa noia in cui è immerso?». Touchè! Qualcuno può davvero sostenere che non accada, a ciascuno di noi, qualcosa di così simile, oggi? Quanto veramente siamo interessati e desiderosi di analizzare, fin dentro i loro gangli, le derive di tante trasformazioni che ci ribollono intorno?

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Il resto è cronaca dei nostri giorni, con Raspail intento a narrare, con quarant’anni di anticipo, tutto quel carosello di figure che, nel libro come nel quotidiano, plaudono indistintamente agli sbarchi: sullo sfondo di un’apatica indifferenza generale, si levano al cielo le voci dei religiosi che estremizzano il vangelo sociale, seguiti a ruota dal berciare degli intellettuali e dai comunicati stampa dei politici, accomunati dalla medesima incapacità di affrontare la complessità del reale, mentre intorno evolve il processo di radicalizzazione islamica destinato a travolgere e cambiare, in maniera irrevocabile, le regole e i costumi del mondo civilizzato.
Insomma, non vedere molte corrispondenze de Il Campo dei Santi e gli accadimenti di oggi non rivela miopia, ma vigliaccheria, quando non addirittura tacita e criminale connivenza con sistemi e apparati del tutto interessati alla promozione di questo stato di cose (dove, oltretutto, a rimetterci sono sempre gli ultimi!). Allora, se intendiamo davvero tributare un valore specifico a quest’opera, ecco che sarà proprio quello di aprire a riflessioni indifferibili, avendo anticipato e non necessariamente ingigantito ciò che potrebbe avvenire nel futuro prossimo, nella cornice di un delicato momento storico in cui la visione edificante del multiculturalismo ha cominciato a manifestare i propri effetti collaterali.
Alessandro Orofino
Biografia
Alessandro Orofino, 48 anni, vivo a Roma. Ama leggere, perché questo mi permette di scrivere. Sono il Direttore Editoriale della “COLLANA OROFINO”, presso la Pathos Edizioni. All’attivo ho una pubblicazione di racconti – RACCONTI FUMIGANTI E RUBICONDI – un giallo – COLORATO DI GIALLO BORDATO DI ROSSO – premiato al Premio Giallo Indipendente 2019 al Salone Off di Torino e un romanzo – LA FESTA DEL SANTO – pubblicato a dicembre 2019. A dicembre 2020 è uscito il mio secondo romanzo, IL MALE MINORE, l’anno successivo è andato invece alle stampe NESSUNO MI SALVERA, mentre nel dicembre 2022 è uscito PER IL LATO OBLIQUO DELLE COSE. La mia ultima fatica si intitola SENSO (dicembre 2024), edito dalla Pathos Edizioni.