“IN TEXAS NON SONO UN SUDDITO, MA UN CITTADINO SOVRANO”: INTERVISTA CON GIANLUCA PIZZO (a cura di Lorenzo Zuppini)
Il caso di Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato per aver reagito all’ennesima rapina violenta, rappresenta il punto di rottura definitivo di un dogma tutto europeo: la pretesa dello Stato di detenere il monopolio della forza, a fronte di una cronica incapacità di garantire la sicurezza dei singoli. Mentre in Italia la giustizia punisce chi si difende e imbriglia la legittima difesa nelle maglie burocratiche dell’eccesso colposo, oltreoceano la prospettiva si ribalta radicalmente.
Per comprendere cosa separi la figura del “suddito da proteggere” da quella del “cittadino sovrano”, abbiamo intervistato Gianluca Pizzo: un passato nei paracadutisti della Folgore e un presente a San Angelo, in Texas, dove opera come istruttore di tiro certificato NRA (National Rifle Association), consulente per il dipartimento della Difesa and Intel USA settore della difesa e piccolo imprenditore offrendo esperienze texane ai visitatori italiani (Instagram: AmericanFreedom1787 e su Facebook: Texan San Angelo). Tra Secondo Emendamento, sacralità della proprietà privata e ruolo delle giurie popolari, Pizzo ci offre una disamina spietata e senza ipocrisie sul modello texano, mettendolo a confronto con il fallimento culturale e giuridico dell’Europa contemporanea.

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Gianluca, tu hai servito nei paracadutisti della Folgore, in Italia, e, oggi, vivi a San Angelo, in Texas, dove sei istruttore di tiro. Qual è la prima cosa che salta all’occhio, a livello culturale e psicologico, quando si passa dal concetto italiano di “cittadino protetto dallo Stato” a quello texano di “cittadino che si protegge da solo”?
La differenza fondamentale risiede nella struttura stessa della società e nel concetto di libertà. L’Italia è una Repubblica democratica in cui l’ordinamento e le leggi possono cambiare continuamente a seconda del colore politico del governo. Negli Stati Uniti, e in Texas in particolare, parliamo di una Repubblica federale fondata su un sistema di checks and balances (pesi e contrappesi) e su una Costituzione solida che limita fortemente il potere dello Stato centrale. In Italia, il cittadino è impostato psicologicamente per essere un “suddito”: lo Stato ti dice cosa puoi fare e pretende di proteggerti, ma poi, nella pratica, la legittima difesa esiste solo sulla carta. Se ti difendi da un’aggressione, c’è quasi sempre un giudice pronto ad accusarti di “eccesso colposo di legittima difesa”, trattando la vittima al pari dello sbandato o del criminale. In Texas il modello è opposto: si basa sull’individuo. La sicurezza parte dal singolo cittadino, che ha il diritto costituzionale di proteggere sé stesso, la propria famiglia e la propria casa. Qui non sei un suddito che aspetta il permesso dello Stato, sei un cittadino sovrano che esercita un diritto fondamentale.

In Italia ha fatto enormemente discutere la condanna del gioielliere Mario Roggero, che ha reagito a una rapina violenta inseguendo i malviventi fuori dal negozio. Da noi, la legge punisce la reazione, quando non è strettamente proporzionale al pericolo imminente. Come viene vista una situazione del genere in Texas, sia a livello legale sia a livello di percezione sociale?
Nel sistema texano la grande differenza la fa il fatto che a giudicarti non è un singolo giudice statale, con le sue idee politiche, ma una giuria popolare composta da dodici tuoi pari, scelti tra i cittadini della comunità. Sulla carta, anche la legge del Texas pone dei limiti all’uso della forza letale in strada, quando il pericolo immediato sembra cessato. Tuttavia, in aula di tribunale, subentra l’empatia e la valutazione del “giustificato motivo”. Se una persona come il signor Roggero — un lavoratore stimato, integrato nella comunità — viene affrontato da una giuria di cittadini texani, quei dodici giurati si immedesimano in lui. Considerano l’insieme dei fatti: gli hanno picchiato la moglie, gli hanno puntato una pistola alla testa, gli hanno legato la figlia con le fascette. In Texas la giuria comprende lo stato emotivo di chi ha subito una violenza atroce e, di fronte alla refurtiva e alla dinamica del trauma, può decidere che la reazione fosse giustificata. In Italia, Roggero è stato condannato da un sistema burocratico e ideologico; in Texas, con ogni probabilità sarebbe stato assolto da una giuria di suoi concittadini.

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La giustizia italiana ha condannato Roggero perché l’azione è proseguita all’esterno del locale, quando i rapinatori erano in fuga. Dal punto di vista del diritto texano, dove il possesso di armi è diffuso, fino a che punto si estende il diritto di difendere sé stessi e la propria proprietà privata?
In Texas, la proprietà privata è sacrosanta ed è considerata a tutti gli effetti un’estensione della persona fisica. A differenza di altri Stati americani (come la Virginia, dove non puoi sparare a chi ti ruba la macchina), la legge texana ti riconosce espressamente il diritto di usare la forza e perfino quella letale per difendere o recuperare i tuoi beni e la tua proprietà privata. Basti pensare che, in Texas, quasi tutto il territorio è privato. Se qualcuno muove un solo passo sul tuo giardino, senza autorizzazione, sta commettendo un’intrusione. Di fronte a chi viola la tua proprietà o tenta di sottrarti ciò che ti appartiene, la legge ti autorizza a intervenire per bloccarlo o intimargli l’alt. La proprietà non è vista come un “semplice bene materiale”, ma come il frutto del lavoro e della vita dell’individuo.

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In Italia, si tende spesso a dibattere sull’eccesso colposo e sulle tutele del malvivente ferito o ucciso. In Texas, chi decide di violare la proprietà altrui o di minacciare la vita di un cittadino, a quali conseguenze legali e culturali va incontro nella mente della comunità?
Il concetto stesso di “eccesso colposo”, per come viene applicato in Italia, in Texas è considerato un’assurdità. Chi decide di violare la proprietà privata, o di minacciare la vita altrui, si assume la completa responsabilità delle conseguenze. Nel momento in cui fai una scelta criminale, ti metti da solo in una posizione in cui la reazione della vittima è pienamente legittimata dalla percezione sociale. La comunità non empatizza con il malvivente. Nella mentalità texana, la vittima che reagisce sta difendendo l’ordine naturale e la propria sicurezza. Se entri in casa di qualcuno o gli punti una pistola alla testa, sai già che la comunità e la legge si schiereranno dalla parte di chi si difende. Non esiste alcuna forma di tutela sociale o culturale per il criminale che ha scelto di aggredire.

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Tu hai spesso sottolineato che in un posto come il Texas, dove una percentuale altissima della popolazione è armata, l’arma stessa funge da deterrente principale. Ci spieghi meglio questo paradosso che, in Europa, fatichiamo a comprendere, ovvero il concetto che “più armi legittime portano a meno criminalità”?
È un principio di dinamica criminale molto semplice: il malintenzionato funziona esattamente come un predatore in natura. Un leone non attacca mai il bufalo adulto nel pieno delle forze; aspetta l’animale isolato, debole o malato. Allo stesso modo, i criminali e i malati mentali che compiono stragi vanno ad attaccare quasi sempre nelle cosiddette gun-free zones (scuole, bar dove si serve alcol, luoghi dove sanno che la gente è disarmata e vulnerabile). Quando la popolazione è armata in modo capillare, l’arma diventa un deterrente psicologico fortissimo: il malvivente sa che chiunque, dal negoziante al passante, potrebbe rispondere al fuoco. Inoltre, bisogna chiarire un dato che in Europa si ignora: la stragrande maggioranza dei crimini violenti negli Stati Uniti non viene commessa dai possessori legali di armi. Chi acquista un’arma legalmente passa controlli federali rigorosi (ATF, database FBI e polizia della contea di residenza, assenza di precedenti o violenze domestiche) e rischia pene severissime per qualsiasi dichiarazione falsa. La criminalità è alimentata dal mercato nero, non dai cittadini incensurati che portano l’arma per difesa.

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Molti critici del modello americano dicono che spetta solo alle forze dell’ordine usare la forza. Tu hai fatto notare che anche la polizia più veloce del mondo impiega comunque diversi minuti per arrivare. Cosa rispondi a chi, in Italia, sostiene che il cittadino debba solo subire e aspettare i soccorsi?
Rispondo che è una visione del tutto irrealistica. Anche nella città più efficiente del mondo, la polizia impiega dai cinque ai dieci minuti per arrivare sul posto (in Italia spesso anche quindici o venti). In quei minuti di attesa, un criminale armato o violento ha tutto il tempo di massacrare una persona, violentare una donna o sgozzare una famiglia. Il poliziotto che arriva dopo venti minuti non arriva per salvarti la vita, ma per fare i rilievi, disegnare la sagoma del tuo corpo a terra e avviare le indagini. Pretendere che un cittadino resti inerm,e ad aspettare che qualcuno arrivi a salvarlo, significa condannarlo a fare la vittima. La prima linea di difesa di ogni individuo è l’individuo stesso.

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Dietro la vicenda Roggero c’è un tema filosofico profondo: lo Stato europeo pretende il monopolio assoluto della forza, ma non sempre riesce a garantire la sicurezza del singolo. Il Secondo Emendamento americano nasce proprio dalla diffidenza verso il potere statale. Credi che l’Europa abbia barattato troppa libertà individuale in cambio di una sicurezza statale che spesso si rivela fallimentare?
Sì, assolutamente. L’Europa ha adottato una filosofia collettivista in cui lo Stato si erge a padre padrone: ti toglie le libertà individuali promettendo di proteggerti, ma poi non è in grado di farlo. E quando un singolo fa un cattivo uso di un diritto o commette un errore, la risposta dello Stato europeo è punire l’intera collettività rimuovendo quel diritto per tutti. Negli Stati Uniti, la Costituzione si apre con le parole “We the People” (“Noi, il Popolo”). I diritti appartengono all’individuo prima ancora che allo Stato. Il Secondo Emendamento nasce proprio dalla consapevolezza che un popolo disarmato è un popolo di sudditi, esposto sia alla criminalità sia alle prevaricazioni del potere statale. L’Europa ha scambiato la responsabilità e la libertà individuale con un’illusione di sicurezza che alla prima vera emergenza crolla miseramente.

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Nel caso del gioielliere Mario Roggero, i suoi nemici sono solo i ladri o, ad oggi, anche lo stato italiano ha per lui quel ruolo?
Oramai, per il signor Roggero, lo Stato italiano si è trasformato in un nemico vero e proprio. Lo Stato ha fallito due volte: la prima volta quando non è stato in grado di proteggere la sua vita, la sua famiglia e il suo negozio dai rapinatori; la seconda volta quando, anziché tutelarne la condizione di vittima che ha agito sotto un enorme stress psicologico, lo ha perseguito giudiziariamente e condannato al carcere. Quando uno Stato abbandona il cittadino nel momento del pericolo e poi lo punisce severamente se prova a difendersi, smette di essere un garante della giustizia e diventa l’aggressore burocratico della brava gente.
Quante armi possiedi?
Mai abbastanza.
Lorenzo Zuppini
Biografia
Lorenzo Zuppini è nato a Pistoia il 15 febbraio del 1992. Laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze, prosegue con un master in Giurista Internazionale di impresa all’Università di Padova. Dopo un breve passaggio professionale a Bologna, adesso lavora stabilmente a Milano nel settore della consulenza. Precedentemente collaboratore de Il Primato Nazionale e altre riviste che, però, ha nel corso del tempo abbandonato per cercare lidi più affini al suo temperamento. Liberale, liberista e libertario.