licensed image
 | 

DOPO LA SCONFITTA – PREPARIAMOCI AL PEGGIO (di Lorenzo Zuppini)

“Un brusio lo riportò a Saint-Sulpice: il coro si allontanava, la chiesa stava per chiudere. Avrei potuto tentare di pregare, si disse; sarebbe stato meglio che fantasticare nel vuoto, seduto su una sedia; ma pregare? Non ne ho il desiderio; sono ossessionato dal cattolicesimo, inebriato dalla sua atmosfera d’incenso e di cera, gli giro intorno, commosso fino alle lacrime dalle sue preghiere, spremuto fino al midollo dai suoi salmi e dai suoi inni. Sono affatto disgustato della mia vita, affatto stanco di me, ma da questo a condurre un’esistenza diversa ce ne passa! E poi… e poi… in queste cappelle mi turbo, ridivento incommosso e arido appena ne esco. In fondo, si disse alzandosi e seguendo le poche persone che, sospinte dallo svizzero, si dirigevano verso una porta sul fondo, ho il cuore indurito e affumicato dai bagordi, non sono buono a niente” (J.-K. Huysmans, En route).

donate
CONTRIBUISCI ANCHE TU A SUPPORTARE IL NOSTRO GIORNALE
Caro amico lettore, come potrai immaginare, dietro questo blog ci sono diverse persone che collaborano agli articoli che tu quotidianamente leggi. Se desideri supportare la nostra attività, ti saremmo grati se volessi dare il tuo sostegno all’Iban IT53E3608105138290082390113. L’intestatario è Matteo Fais. Grazie di cuore, La Redazione.

C’è qualcosa di irrimediabilmente italiano, e dunque di profondamente umano, nel gusto un po’ acre della conservazione travestita da prudenza, nella vittoria del No che si presenta come saggezza popolare e invece somiglia, a ben vedere, a una carezza data alle proprie abitudini più stanche. I carri del gay pride agghindati con la kefiah hanno votato per la conservazione della più imponente corporazione che l’Italia post-fascista abbia mai avuto: la magistratura correntizia. Si dirà – e già si dice, con quella punta di compiacimento che accompagna le occasioni mancate – che il popolo ha parlato. Ma il popolo, questa entità metafisica che si evoca quando fa comodo, ha parlato davvero o ha semplicemente sospirato, rimandando ancora una volta il momento in cui guardarsi allo specchio istituzionale e decidere se quel riflesso piaccia o meno?

il cordone ombelica pubblicita
ACQUISTA il nuovo romanzo di Matteo Fais, Il cordone ombelicale, Connessioni:
versione con copertina rigida (euro 16): https://shorturl.at/f820z 
versione con copertina flessibile (euro 12): https://shorturl.at/J8MRr 
versione ebook (euro 5, gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited): https://shorturl.at/pAO4U 

Non sono d’accordo con chi dice che il 54% dei votanti abbia deciso di non decidere. Una decisione, invece, è stata presa eccome. È stato deciso di sorridere a Gratteri e alle sue strampalate invenzioni sulle categorie umane che avrebbero votato sì o no. È stato deciso di dare una pacca sulla spalla a quel pezzo di magistratura napoletana che lunedì pomeriggio ha brindato intonando cori contro Giorgia Meloni e contro il magistrato Annalisa Imparato. È stato deciso, anche, di allargare le braccia di fronte alle varie decine di migliaia di errori giudiziari, alcuni dei quali risultano pubblici sul sito del CSM, e di fronte ai loro autori togati rimasti impuniti nonostante l’orrore di vite rovinate e libertà calpestate. È stato deciso di consegnare le chiavi della politica alla magistratura militante che esce da quest’avventura referendaria irrobustita da una sorta di mandato elettorale. È stato deciso che un pm, nell’esercizio delle sue funzioni e nascondendosi dietro l’obbligatorietà dell’azione penale, possa disporre delle vite di coloro che decide di far cadere nella propria rete – a proposito: un abbraccio al “Foglio” – senza che un giudice possa interrompere la pesca a strascico che travolge vite, libertà, patrimoni, famiglie e imprese, nel nome di una superiorità genetica della magistratura che non si limita a perseguire i reati ma ristabilisce la retta via moralmente accettabile di un Paese considerato allo sbando.

pubblicita per facebook
È uscita la seconda raccolta poetica di Matteo Fais, Preghiere per cellule impazzite (Connessioni Editore, collana “Scavi Urbani), ed è disponibile in formato cartaceo e ebook:
(cartaceo 12 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)


Ci saremmo aspettati il popolo del sì a riversarsi nelle piazze e nelle strade per contrapporre fisicamente la propria dissidenza contro quel ciarpame e quei luoghi comuni stantii e miseramente falsi con i quali la Sinistra politica e giudiziaria hanno vinto. Ce lo saremmo aspettati nel nome di Enzo Tortora e dei magistrati che lo distrussero, sbagliando, e che non pagarono. E ce lo saremmo aspettati anche nel nome di un’idea di Paese e di stato di diritto nel quale il garantismo non sia considerato un’eresia e la tutela della libertà dell’individuo dalle ingerenze statali un faro, un’aspirazione, una condizione cui ambire e non, al contrario, qualcosa di cui vergognarsi. Intanto, Giorgia Meloni sta facendo dimettere vari suoi colleghi di governo per delle indagini in corso, assecondando la furia manettara della Sinistra che vuole smantellare il governo a suon di ricatti morali e senza capire che la magistratura, proprio d’ora in avanti, recapiterà all’esecutivo dei sonori avvisi di garanzia per ridurlo a ben più miti consigli. Certamente così si libera di zavorre, che però un tempo noi persone perbene avremmo definito persone, individui tuttora innocenti e che tali resteranno fino a prova contraria.

Dodici milioni di persone restano alla finestra ad ascoltare i cialtroni che, tra un coro propal e uno sventolio di Costituzione, avvelenano il pozzo dell’opinione pubblica. Esistono, esistiamo, ma per cosa? Per assistere alla prosecuzione dell’azione di un governo arrestato, vilipeso, infilzato sullo spillone di Bella ciao? Nutrire fiducia, in queste condizioni, sarebbe da fessi. Nel frattempo, però, li mandiamo tutti a fanculo. Esercizio, questo, per il quale ci sembrano particolarmente predisposti.

Lorenzo Zuppini

Biografia

Lorenzo Zuppini è nato a Pistoia il 15 febbraio del 1992. Laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze, prosegue con un master in Giurista Internazionale di impresa all’Università di Padova. Dopo un breve passaggio professionale a Bologna, adesso lavora stabilmente a Milano nel settore della consulenza. Precedentemente collaboratore de Il Primato Nazionale e altre riviste che, però, ha nel corso del tempo abbandonato per cercare lidi più affini al suo temperamento. Liberale, liberista e libertario.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *