LEGGERE NON CI RENDE MIGLIORI (di Matteo Fais)
Leggo, con sommo disgusto, il pezzo comparso sul “Corriere” di un’autrice – che preferisco non nominare – la quale elogia la letteratura come mezzo pedagogico di conoscenza di sé e sentiero da percorrere per sviluppare un senso di comunità, oltre che, va da sé, di superiore empatia.

Caro amico lettore, come potrai immaginare, dietro questo blog ci sono diverse persone che collaborano agli articoli che tu quotidianamente leggi. Se desideri supportare la nostra attività, ti saremmo grati se volessi dare il tuo sostegno all’Iban IT53E3608105138290082390113. L’intestatario è Matteo Fais. Grazie di cuore, La Redazione.
Ogni volta che qualcuno ripete che la letteratura ci rende migliori, più empatici, più aperti, più civili, bisognerebbe avere il coraggio di dirlo chiaramente: è una bugia di conforto, una di quelle che servono a dormire tranquilli, non a capire qualcosa. È la solita favola raccontata da chi legge per stare dalla parte giusta, per potersi specchiare senza provare disagio, per aggiungere un’altra onorificenza morale alla propria identità già stucchevolmente decorosa.

versione con copertina rigida (euro 16): https://shorturl.at/f820z
versione con copertina flessibile (euro 12): https://shorturl.at/J8MRr
versione ebook (euro 5, gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited): https://shorturl.at/pAO4U
La letteratura, trasformata in educazione sentimentale, diventa questo: un catechismo laico per adulti istruiti, una forma di igiene etica che permette di sentirsi migliori senza correre alcun rischio. Non è letteratura, ma buona coscienza rilegata. La prima non nasce per insegnare a vivere, né per migliorare nessuno. Nasce, semmai, per mostrare che vivere è un problema che non ammette soluzioni e che chi cerca conforto nei libri ha sbagliato scaffale.
Si dice che leggere spalanchi finestre sugli altri e ciò è quanto di più falso si possa sostenere. Leggere spalanca finestre sull’impossibilità di essere gli altri, sull’incomunicabilità, sulla distanza che non si colma.

La lettura autentica non costruisce comunità, non ci apre ad alcuna idea platonica di noi, forse neppure all’intersoggettiva. Questa, semmai, isola, separa, incrina. È un’esperienza solitaria, spesso antisociale, che ti costringe a restare più a lungo del previsto con ciò che non funziona, con ciò che non consola, con ciò che non migliora.

(cartaceo 10 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Chi legge davvero non esce dalla prigione dell’io: ci precipita dentro e scopre che al fondo di tutto non vi è alcuna redenzione, ma solo contraddizione, meschinità, desideri socialmente impresentabili. L’empatia, questa parola ormai sacra, è diventata il rifugio linguistico di chi non ha più il coraggio del conflitto.

(cartaceo 12 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Se la letteratura producesse davvero empatia, se bastasse leggere per comprendere l’altro e sentirlo come fratello, il Novecento, con le sue tragedie, non sarebbe mai esistito – e ciò sa bene il popolo tedesco che, certo, non è mai stato barbaro da questo punto di vista.

(cartaceo 10 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Le grandi opere non insegnano ad amare: insegnano a sopportare, quando va bene; a odiare, quando va male. Soprattutto, ci portano a riconoscere che ciò che disprezziamo negli altri ci appartiene intimamente. Chi si sveglia dalla lettura di certi libri più buono, più aperto, più rasserenato, non li ha capiti: li ha consumati come si consuma un’esperienza che deve lasciare intatta l’immagine di sé.

(cartaceo 10 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)
Il lamento sul calo dei lettori rientra nello stesso equivoco. Come se leggere fosse un dovere civile, un servizio pubblico, una competenza da acquisire. La letteratura non è per tutti e non perché sia elitaria in senso stretto e stringente, ma perché è esigente, inutile, talvolta crudele. Chiede tempo, attenzione, resistenza, e in cambio non promette nulla. Non migliora la vita, anzi a volte la complica, la peggiora, calcifica in nobile forma ciò che dell’uomo è più ripugnante e insopportabile.

AMAZON: https://www.amazon.it/regole-dellestinzione-Matteo-Fais/dp/8832828979/
IBS: https://www.ibs.it/regole-dell-estinzione-libro-matteo-fais/e/9788832828979
Pretendere di rimetterla al centro del dibattito significa snaturarla, renderla compatibile, addomesticarla, trasformarla in un prodotto morale per lettori irreprensibili – come effettivamente avviene oggi, ecco spiegato lo schifo che ci cagiona.
Meglio non leggere affatto che leggere per diventare persone migliori. E tuttavia, proprio per questo, la letteratura resta necessaria: non perché salvi, ma perché toglie alibi, perché rende più difficile raccontarsi storie edificanti, perché costringe a guardare ciò che non serve a nulla e che proprio per questo è intollerabile. Leggere non è vivere meglio. È sopportare con maggiore lucidità il fatto che vivere non migliora. Ed è già troppo per la maggior parte di chi dice di amare i libri.
Matteo Fais
Instagram: https://www.instagram.com/matteofais81/
Facebook: https://www.facebook.com/matteo.fais.14/?locale=it_IT
Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734
L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).