RECENSIONE – ALESSANDRO CALIANDRO (di Alessandro Orofino)
Potremmo definirlo onirico, forse distopico, in qualche modo kafkiano, di certo anticonvenzionale. Probabilmente tutte queste cose insieme, senza pur tuttavia riuscire a restituire un quadro esauriente e puntuale del libro in questione, che presenta tante luci e altrettante ombre.

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Stiamo parlando de Gli incarnati di Alessio Caliandro, edito da Rubbettino, un romanzo sicuramente atipico, a cominciare dalla trama. Ovvero la storia di un uomo nel cui testicolo destro, a un certo punto, comincia a crescergli dentro un tumore. Ma non un tumore normale. Piuttosto una sorta di protuberanza che, giorno dopo giorno, acquisisce una morfologia cerebrale, finendo per diventare un secondo cervello, in grado di orientarne i desideri e gli slanci carnali. È l’incarnazione delle pulsioni del protagonista, l’erotizzazione corporea dei suoi sogni proibiti, che iniziano ad alternarne i comportamenti e a sviluppargli un irrefrenabile appetito sessuale.

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A partire da questa mutazione, la vita del protagonista, non a caso soprannominato Malacarne, cambia radicalmente: dopo varie resistenze si arrende all’ineluttabilità delle sue modificazioni, accettando suo malgrado questa improbabile massa tumorale, pur tentando di metterle la museruola, di silenziarla. Riuscendoci solo in parte. La sua metamorfosi si incrocia con quella di altri personaggi picareschi – la Donna Clitoride, l’Uomo/Donna – tutti rinchiusi in un singolare ospedale dove le loro alterazioni psico-fisiche vengono studiate e possibilmente inibite da un cinico dottore, Salvatore.

Caliandro offre al lettore un testo peccaminoso e sregolato, dimostrando una notevole capacità di dominare il materiale linguistico che ha messo in scena. La sua scrittura è articolata, complessa, priva di scorciatoie: si affida a costrutti ricercati e a un lessico talvolta sofisticato. Se da un lato questa è una forza evidente, che testimonia una ricchezza linguistica non comune, dall’altro rappresenta anche un limite, poiché in alcuni passaggi la prosa diventa cavillosa, ostica, macchinosa. Ne è esempio il seguente brano, che restituisce bene i corridoi intricati in cui il lettore può trovarsi invischiato:

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“Coloro che avevamo rimorchiato nella visione potevano avere l’inattendibilità di chi, sognando, cerchi di dare conseguenza alle proprie azioni ma si trovi invischiato nell’elemento onirico che ne compromette i movimenti. Oppure, se reali e lanciati al nostro inseguimento, non riuscivano comunque ad intercettarci, in quanto non eravamo ancora allineati alla loro prospettiva, perché cercavano di raggiungerci dal mondo reale, mentre noi dovevamo ancora completamente avverarci”.

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Questa è la forma. Il contenuto, però, è altrettanto rilevante. L’idea di una seconda intelligenza sviluppatasi negli spazi testicolari del protagonista è il vero cuore del romanzo. La rivalsa della carne sullo spirito, dell’istinto sui comportamenti socialmente codificati, alimenta una narrazione che contiene una critica esplicita alle convenzioni sociali e una tensione verso la loro dissoluzione. In scena va una rivoluzione dei costumi e dei paradigmi familiari, messi in discussione attraverso un continuo gioco metaforico. La lotta tra desiderio e regola, tra l’individuo e una società che lo mortifica, si consuma in modo impari e doloroso.

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Il tema è dunque ambizioso e scivoloso. Una vera e propria patata bollente. La scelta narrativa di Caliandro non è stata semplice e, anzi, ha complicato ulteriormente un argomento che per sua natura è un campo minato. Tuttavia, va riconosciuto all’autore il coraggio dell’azzardo, sostenuto da uno stile volutamente elaborato e da una storia inusuale, seppur non sempre lineare. Il risultato, per certi versi, appare scontato: le regole imprigionano, l’uomo tenta la fuga. In questo senso, l’ultimo capitolo rappresenta una sintesi efficace e dolorosa dell’incomunicabilità e dell’ipocrisia che abitano le relazioni di coppia, dove ciascuno indossa una maschera per assolvere il proprio ruolo sociale, salvo tentare di vivere la propria vera identità quando le catene si allentano.
Un’incarnazione, dunque: di ciò che si deve essere alla luce del sole e di ciò che si è davvero al calar delle tenebre.
Alessandro Orofino
Biografia
Alessandro Orofino, 48 anni, vivo a Roma. Ama leggere, perché questo mi permette di scrivere. Sono il Direttore Editoriale della “COLLANA OROFINO”, presso la Pathos Edizioni. All’attivo ho una pubblicazione di racconti – RACCONTI FUMIGANTI E RUBICONDI – un giallo – COLORATO DI GIALLO BORDATO DI ROSSO – premiato al Premio Giallo Indipendente 2019 al Salone Off di Torino e un romanzo – LA FESTA DEL SANTO – pubblicato a dicembre 2019. A dicembre 2020 è uscito il mio secondo romanzo, IL MALE MINORE, l’anno successivo è andato invece alle stampe NESSUNO MI SALVERA, mentre nel dicembre 2022 è uscito PER IL LATO OBLIQUO DELLE COSE. La mia ultima fatica si intitola SENSO (dicembre 2024), edito dalla Pathos Edizioni.