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LA DIFFERENZA TRA INTELLETTUALI E INFLUENCER, ARTISTI E OPERATORI ESTETICI (di Matteo Fais)

Ogni tanto qualcuno, sui social – specie qualche coglione che attribuisce tutta la decadenza ai nuovi mezzi di comunicazione, senza capire che questi non sono mai cause –, tuona contro il fatto che ci sarebbe troppa offerta, anche a livello di idee.

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In effetti, a guardarsi intorno, o meglio a contemplare la propria timeline – così si chiama la bacheca che scorriamo, ogni giorno, su Facebook e Instagram –, sembra veramente che il mondo sia pieno di gente che ha da dire su ogni cosa, dai vaccini alla geopolitica, dai libri alle mostre, dal filetto d’orata a quello di bovino. Si potrebbe, dunque, pensare che davvero sia in corso una nuova fioritura del pensiero. Addirittura, visto il recente assassinio di Charlie Kirk, che per la libertà di parola si sia tornati a morire coraggiosamente, come Giordano Bruno.

La verità vera è che le idee che abbondano su questi scaffali del pensiero sono un po’ come i panettoni nelle corsie dei supermercati: cambiano le marche, ma fanno quasi tutti schifo. Sono pieni di conservanti e schifezze che lasciano quello spiacevole senso di gonfiore. Fanno ingrassare, ma non sono né nutrienti né tantomeno piacevoli al palato. Riempiono, ma non sono un vero e proprio dolce. Manca loro quella leggerezza sopraffina, per essere tali, che ogni vero pasticcere sa dare ai propri prodotti.

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Fuor di metafora, quello che abbiamo sul mercato del pensiero non sono intellettuali, ma influencer che cercano di piazzare merce – sovente da discount. Come alcuni tentano di indurre all’acquisto di scarpe, o capi di abbigliamento, questi vorrebbero smerciare pensierini buoni per una certa fetta di popolazione, confermando, in una forma più o meno elaborata, i suoi bias cognitivi.

È uscita la seconda raccolta poetica di Matteo Fais, Preghiere per cellule impazzite (Connessioni Editore, collana “Scavi Urbani), ed è disponibile in formato cartaceo e ebook:
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I veri intellettuali, al contrario, non confermano, semmai scuotono le fondamenta del nostro pensiero. Il motivo per cui, anche se siete di Destra, potete leggere Michel Foucault e Jean-Paul Sartre – o, se di Sinistra, Julius Evola, John Stuart Mill e Adam Smith – è perché questi vi suggeriscono punti di vista a voi alieni, costituiscono il banco di prova delle vostre convinzioni. A volte, vi lasceranno esterrefatti, a tratti potrebbero persino disgustarvi, ma non vi saranno mai indifferenti, perché un pensatore aiuta sempre a pensare, a porre in crisi, e dà ogni volta una scossa, persino quando non siete d’accordo con lui, a ciò che credete, prima che questo si riassesti, magari aiutandovi a smussarne le imperfezioni. A volte, vi capiterà addirittura che scorgerete come una sua posizione potrebbe, se traslata entro un altro ambito antropologico-culturale, risultare massimamente valida per la vostra battaglia culturale – è il caso della teoria gramsciana relativa all’egemonia culturale. Una cosa certa è che, ogni volta che vi confronterete con un vero intellettuale, non ne uscirete mai identici. Magari continuerete a essere di Destra, o di Sinistra, ma lo sarete in modo diverso – ammesso e non concesso che realmente abbiate la volontà di compiere un simile sforzo intellettuale.

È uscito il tredicesimo numero di “Il Detonatore Magazine”: https://www.calameo.com/read/008031206475e701d32fd

Per intenderci, il povero succitato Charlie Kirk non era un pensatore ma non operatore dialettico – per usare una formula politicamente corretta e rispettosa. Ascoltare i suoi dibattiti, contro dei menomati mentali dei campus americani, non vi farà crescere filosoficamente, come avviene con Platone e il suo Socrate. Nella migliore delle ipotesi, se sarete così arguti da riuscire a imparare la lezione da manualetto per venditori di pentole, comprenderete alcune strategie comunicative di bassa lega per mettere in mezzo i cretini e fare lo sgambetto ai loro pensieri privi di elasticità.

Se volete, il noto tribuno a stelle e strisce sta a un intellettuale più o meno come un operatore estetico sta a un artista. Un operatore estetico, per chi non lo sapesse, è uno che opera nell’ambito dell’estetica, magari con tutte le competenze tecniche possibili e immaginabili, ma si limita a fare prodotti di intrattenimento, gradevoli, senza pretese, di contorno, per esempio film di cassetta, o pannelli decorativi da appendere in salotto.

Terza uscita per la collana “Scavi Urbani”: Il cielo è uno straccio sporco nella stretta della materia, di Luca Parenti (prefazione di Matteo Fais). Disponibile in formato cartaceo ed ebook:
(cartaceo 10 euro)
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Chiunque capisca qualcosa di arte sa che la visione di una mostra di Balthus sconvolgerà l’esistenza dello spettatore – non fosse altro perché questi bellissimi quadri rappresentano lo sguardo di un pederasta su delle fanciulle in fiore –, mentre quella crosta astratta, più vicina alla grafica che alla pittura, che vostra zia ha comprato a cento euro, per darsi un tono e soprattutto perché questa si intonava con il divano, la potrete contemplare senza conseguenze durante tutti i pranzi e le cene delle feste comandate poiché si perderà tra la mobilia, sprofondando tra i muri e i suppellettili.

Quarta uscita per la collana “Scavi Urbani”: Psicosi dei giorni pari e dispari, di Fabio Orrico (prefazione di Viviana Viviani). Disponibile in formato cartaceo ed ebook:
(cartaceo 10 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)

Un vero intellettuale o artista non sono personaggi al prezzemolo che potete portare a qualsiasi festa, perché vanno bene ovunque. Quando apre bocca un vero filosofo è caos e scandalo, oscenità al quadrato. Se regalerete a vostra zia il catalogo della mostra di Schiele, lei inorridirà – persino se, nella vita, ha visto più cazzi che mestoli per la minestra. Se le porterete uno apparentemente meno esplicito, per esempio un De Chirico, con una scusa chiuderà il volume, perché quella roba la turba nel suo essere non immediatamente riportabile alla sua miserabile esistenza da piccola borghese.

Dunque, sì, siamo circondati da idee, anzi vi stiamo annegando. Sono pensierini da quindici righe, poco più che meme, più che altro richieste narcisistiche di attenzione da parte di chi li propone. A ogni modo, non è neppure vero che oggi si legge poco. Al contrario, forse, si legge più che mai, ma centinaia di queste idiozie, non certo Proust, Raboni, Bene, Montale, Deleuze e Lacan. Un tempo, si diceva “Lei ragiona per slogan”. Oggi, neppure si ripetono parole altrui, limitandosi a condividere un post.

Matteo Fais

Canale Telegram di Matteo Fais: https://t.me/matteofais

Instagram: https://www.instagram.com/matteofais81/

Facebook: https://www.facebook.com/matteo.fais.14/?locale=it_IT

Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

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Un commento

  1. Articolo meraviglioso. La mia reazione è stata da tempo un totale rifiuto dei social network. L’unico che un po’ si salva è YouTube che consente di postare contenuti più lunghi e ricchi, e su cui si possono trovare cose interessanti.

    Per il resto ritengo che il limite di caratteri imposto da Twitter o da altri social o il limite di tempo imposto da Instagram siano attentati all’intelligenza umana che di contro per essere valorizzata richiede tempo ed elaborazione. Abbiamo creato un mondo dove si possono avere 100 pensieri da 10 secondi, quindi spazzatura, ma nessun ragionamento lungo.

    Questo però è l’arma più potente nelle mani della resistenza che decide di continuare ad usare la mente, perché nel mondo reale, in qualunque posto di lavoro, università, realtà, il pensiero sarà sempre ancora richiesto e valorizzato, ad esempio i lavori più difficili (e meglio pagati) sono quelli che richiedono cultura profonda e pensiero critico.

    Non penso che nell’antica Grecia fossero tutti dei Socrate o dei Platone. Semplicemente le innumerevoli capre che abitavano quei territori non avevano alcuno spazio per esprimersi mentre oggi esistono i social cosicche anche il pensionato ubriaco al bar tra un grappino e l’altro possa postare o condividere le sue amenità sui social.

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