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IBRAHIM RUGOVA E LA CULTURA COME RESISTENZA (di Davide Cavaliere)

Ibrahim Rugova occupa un posto centrale nella storia politica e culturale del Kosovo contemporaneo, non solo come leader della resistenza pacifica e primo Presidente del Paese, ma anche come intellettuale capace di connettere la lotta politica all’identità culturale albanese. La sua figura si colloca all’incrocio tra cultura e politica, e proprio in questo spazio si inserisce il rapporto profondo e simbolicamente rilevante con Ismail Kadaré, il più grande scrittore albanese del Novecento, che definì Rugova un «Fragile Colosso del Kosovo».

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Nato nel 1944 a Cerrcë, allora parte della Jugoslavia, Rugova crebbe in un contesto segnato dalla marginalizzazione politica e culturale degli albanesi. I comunisti jugoslavi, come quelli russi, specularono ampiamente sul presunto «filo-nazismo» dei «popoli minori» – tartari, croati, albanesi del Kosovo, baltici, ucraini – durante la Seconda guerra mondiale, condannandoli all’oppressione.

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La sua formazione fu quella dello studioso: laureato in letteratura, critico letterario di rilievo, completò il suo dottorato a Parigi, dove entrò in contatto con Roland Barthes e con la tradizione intellettuale europea. Prima di diventare un leader, Rugova, intellettuale destinato alla politica, era già una figura autorevole nel mondo culturale kosovaro, impegnato a difendere e promuovere la lingua e la letteratura albanese in un contesto ostile.

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È in questo quadro che si comprende il legame con Ismail Kadaré, da lui considerato non solo un grande scrittore, ma un pilastro dell’identità dell’Albania moderna. Per Rugova, Kadaré rappresentava la prova che la cultura albanese era pienamente europea, capace di parlare al mondo con una voce universale pur restando radicata nella propria storia. Questo dialogo ideale tra Kosovo e Albania, tra politica e letteratura, fu essenziale nel progetto «rugoviano» di emancipazione nazionale.

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Alla fine degli anni Ottanta, quando Slobodan Milošević revocò l’autonomia della piccola regione albanofona, Rugova emerse come leader politico della resistenza al nazionalismo serbo. Nel 1989 fondò e divenne presidente della Lega Democratica del Kosovo (LDK), e poco dopo fu eletto presidente della «Repubblica del Kosovo», uno Stato parallelo non riconosciuto ma sostenuto dalla maggioranza della popolazione. La sua strategia di resistenza non violenta, ispirata da profondi principi etici rappresentò, in quel contesto, una scelta radicale. In quegli anni difficili, la cultura assunse un valore politico centrale.

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Come Kadaré aveva usato la letteratura per resistere simbolicamente al totalitarismo comunista di Hoxha, Rugova fece della lingua e della cultura degli strumenti di sopravvivenza nazionale: scuole clandestine, università segrete, produzione letteraria divennero forme di resistenza quotidiana. Il rapporto tra Rugova e Kadaré non fu soltanto intellettuale, ma anche politico e morale. Kadaré sostenne apertamente la causa del Kosovo, riconoscendo in Rugova un leader capace di rappresentare il popolo kosovaro con dignità e misura sulla scena internazionale. Rugova, a sua volta, utilizzò il prestigio di Kadaré come testimonianza della continuità culturale albanese oltre i confini statali.

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Anche quando, alla fine degli anni Novanta, la scena kosovara fu attraversata dalla lotta armata dell’UÇK, Rugova rimase per molti kosovari il simbolo dell’unità nazionale e della legittimità politica. La sua voce pacata, il suo stile sobrio e la sua insistenza sul riconoscimento internazionale riflettevano una visione profondamente europea, simile a quella che Kadaré aveva proposto attraverso la letteratura: un’Albanità aperta, non ottusamente nazionalista, ma fondata su valori civili e universali. Dopo il 1999, con la fine del controllo serbo e l’inizio dell’amministrazione internazionale, Rugova tornò al centro della vita politica del Kosovo come presidente. Continuò a lavorare per la costruzione delle istituzioni, per la riconciliazione interna e per l’indipendenza, che considerava l’unica soluzione giusta e duratura.

Morì il 21 gennaio 2006, senza vedere la proclamazione dell’indipendenza nel 2008, ma lasciando un’eredità politica e morale decisiva. Ibrahim Rugova resta il padre fondatore dello Stato e il simbolo di una lotta condotta con mezzi civili. Ha dimostrato che la cultura può essere una forma di resistenza e che l’identità albanese, anche in Kosovo, è inseparabile dall’Europa. In un fine secolo segnato da violenza e divisioni, Rugova scelse la parola, la pazienza e la cultura come strumenti di liberazione, lasciando un’impronta profonda nella storia dei Balcani.

Davide Cavaliere

L’AUTORE 

DAVIDE CAVALIERE è nato a Cuneo, nel 1995. Si è laureato all’Università di Torino. Scrive per le testate online “Caratteri Liberi” e “Corriere Israelitico”. Alcuni suoi interventi sono apparsi anche su “L’Informale” e “Italia-Israele Today”. È fondatore, con Matteo Fais e Franco Marino, del giornale online “Il Detonatore”.

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