HA PIÙ SENSO L’ESISTENZA DEL CANTANTE DEI CAMALEONTI, LIVIO MACCHIA, DI QUELLA DI MILLE TRAPPER (di Matteo Fais)
La storia della migliore musica popolare pian piano svanisce, tra grandissimi nomi che se ne vanno – l’altro giorno, come tutti sanno, è stato il turno del caro vecchio Ozzy Osbourne – ed è notizia di ieri la scomparsa del cantante e bassista dei Camaleonti, Livio Macchia, band nota per aver incarnato il beat d’oltreoceano nel mondo italiano degli anni ’60.
La tristezza per tali perdite – che, comunque, da svariati decenni, avevano smesso di produrre novità significative – è resa ancora più acuta dall’assenza di nuove figure che segnino, se non un proseguo, almeno una dignitosa continuità con i tempi che furono.

Davvero, la musica sembra morta, come nella famosa canzone di Don McLean, American Pie. L’attuale diffusione della trap pare averla uccisa, queste melodie di martellante e molesta stupidità, dai testi atroci e bestiali, antipoetici fino al nonsenso. Una musica adatta a questa generazione di fluida inutilità, la Z, che spaccia la propria nevrastenia per sensibilità, che vorrebbe far credere che l’essere patologicamente ripiegata sull’onanismo del proprio io non sia una forma di malattia mentale. Una generazione basata su messaggi WhatsApp infiniti in cui non si ha niente da dire, che non risponde al telefono per paura di ritrovarsi a balbettare pietosamente.

Nessuno, come i giovani di oggi, lascerà non un deserto, ma il vuoto pneumatico alla propria dipartita. Non ci sarà una canzone che non sia un obbrobrio, un libro che non sia un romance destinato a mancate casalinghe di Voghera. Non è un caso che, persino a costruire il futuro, dalla politica alla tecnologia, non ci siano giovani al di sotto dei quaranta. Finanche Trump, che sta cambiando il mondo – totalmente in negativo, ma ciò è un altro paio di maniche -, è un dannato boomer. Del resto, cosa volete che generi una mente minorata che ascolta Blanco.

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Non è un caso neppure che l’amore sia oramai irrimediabilmente tramontato come fenomeno – i poveri snowflake non si lamentano, infatti, di non essere ricambiati, ma di venire ghostati. In fondo, come si potrebbe stimolare un sentimento così totalizzante avendo una simile colonna sonora, in luogo di una struggente Walking on the Moon dei Police, con quella ritmica che imita l’aritmia e i sussulti del cuore. Persino i Camaleonti, che pure non erano la band di Sting, avevano comunque, nei pezzi più riusciti, la capacità di rendere il senso di assoluto che si accompagna alla sensazione in questione. Ascoltate l’armonia avvolgente di Applausi, come il testo renda così bene la condizione emotiva di chi ha “un nodo in gola, la voce mia sei tu” – mirabile rappresentazione di come l’Altro divenga parte fondante di noi, del senso di fusione. Per non parlare della tragicissima considerazione “Ma le tue mani, non le vedrò mai più” che, nel parallelo con “l’oceano di mani”, restituisce la misura di come l’amato divenga per noi immagine del tutto e mancanza insostituibile in esso, nel momento dell’abbandono.

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Davvero, vale infinitamente di più l’esistenza di Livio Macchia di quella di mille milioni di trapper disagiati e insignificanti che ostentano l’aria da viveur, ma non sanno niente dell’esistenza, se non di quella di giovani come loro, per cui il tempo è appiattito sul presente senza alcuna prospettiva. È per questo che loro non moriranno come Macchia, ma verranno cancellati dal tempo, mentre ancora dopo sessant’anni la gente rimasta sana di mente si canticchia nella mente Applausi e L’ora dell’amore. Questi qui hanno tutti gli strumenti per dare il massimo, roba che i loro nonni avrebbero solo potuto sognarsi, ma possono unicamente far ridere. Sono la barzelletta della Storia.
Matteo Fais
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L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).