PIÙ CHE RIVOLUZIONARI, QUESTI GIOVANI MI SEMBRANO DEGLI PSICOPATICI (di Matteo Fais)
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PIÙ CHE RIVOLUZIONARI, QUESTI GIOVANI MI SEMBRANO DEGLI PSICOPATICI (di Matteo Fais)

Nell’intervista concessa un paio d’ore prima di morire, quel simpatico e fascinoso – a suo modo – delinquente di Ted Bundy disse che potevano anche ucciderlo che tanto, là fuori, il mondo sarebbe rimasto comunque pieno di gente come lui. Molti pensano si sia trattato di una sparata, l’ultima idiozia di un uomo profondamente disturbato….

FENOMENOLOGIA DELLA MADRE TATUATA (lettera di uno psichiatra)
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FENOMENOLOGIA DELLA MADRE TATUATA (lettera di uno psichiatra)

Pubblichiamo questa lettera che uno psichiatra ci ha fatto pervenire, a seguito dell’articolo sul senso dei tatuaggi come catalogo dei traumi del soggetto, e che idealmente si propone di integrare il nostro discorso. L’autore ha chiesto di conservare l’anonimato. C’è un’immagine che, più di ogni altra, cristallizza il senso del nostro tempo: una donna in…

COME EVITARE DI ESSERE UN POVERO IDIOTA CHE ODIA LE DONNE (di Matteo Fais)
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COME EVITARE DI ESSERE UN POVERO IDIOTA CHE ODIA LE DONNE (di Matteo Fais)

“I got guilt, I got fear, I got regret / I’m just a panic-stricken waste, I’m such a jerk” (Morphine, I’m free now) Uno spettro si aggira per il mondo, specie quelli dei social, lo spettro di una rinnovata fascinazione per un atteggiamento vagamente misogino – che, è appena il caso di sottolinearlo, non c’entra…

KYLIE PAGE – COSA CI FA CAPIRE DEL MONDO LA MORTE DI UNA PORNOSTAR (di Matteo Fais)
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KYLIE PAGE – COSA CI FA CAPIRE DEL MONDO LA MORTE DI UNA PORNOSTAR (di Matteo Fais)

È di appena qualche giorno fa la morte di Kylie Page, una giovane pornostar americana di appena 28 anni. La notizia, da noi, è passata in sordina, anche perché, oramai, i volti delle ragazze che sono passati sotto i riflettori a luci rosse tendono a sovrapporsi e perdersi nella memoria, quasi mai divenendo iconiche. La…

TATUAGGI E RAPPRESENTAZIONI DEI TRAUMI (di Matteo Fais)
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TATUAGGI E RAPPRESENTAZIONI DEI TRAUMI (di Matteo Fais)

Tutti quanti avrete notato – basterebbe anche solo aver frequentato una spiaggia per mezza giornata – che il numero di tatuati supera di gran lunga quello delle persone dalla pelle intonsa. Ciò è, per usare un eufemismo, quantomeno sintomatico e merita, di conseguenza, un’approfondita riflessione. Se siete tra coloro che non hanno mai ceduto alla…

IL CASO SPOTIFY: QUANTO SONO PRONI AL POTERE GLI ARTISTI? (di Matteo Fais)
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IL CASO SPOTIFY: QUANTO SONO PRONI AL POTERE GLI ARTISTI? (di Matteo Fais)

C’è un meme che, sotto varie forme, circola da tempo su Facebook. Vi si vede, di solito, una figona ventenne accompagnata da un uomo decisamente più grande di lei, diciamo in età già avanzata, o meglio in evidente stato di decomposizione. La dicitura recita qualcosa come: “non sei brutto, semplicemente non sei abbastanza ricco”.  La…

MISTERI ITALIANI: IL MOSTRO DI FIRENZE E LA PISTA INCEL (di Lord Harold Crichton)
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MISTERI ITALIANI: IL MOSTRO DI FIRENZE E LA PISTA INCEL (di Lord Harold Crichton)

PREFAZIONE NECESSARIA, MA NON IPOCRITA Chi scrive non ha intenzione di mancare di rispetto alla memoria delle vittime, né tantomeno ai loro cari (come troppi han fatto fino ad oggi).Ciò premesso, è giunto il momento di dirlo chiaramente: sul Mostro di Firenze è stato fatto un mercato editoriale che nemmeno Peter Foster nei giorni di…

DELIRIO IN SALA OPERATORIA – SE IL BISTURI RECIDE ANCHE IL RISPETTO (di Michele Arena)
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DELIRIO IN SALA OPERATORIA – SE IL BISTURI RECIDE ANCHE IL RISPETTO (di Michele Arena)

È accaduto tutto in una sala operatoria. Un luogo dove si salva la vita e dove, talvolta, la si perde. Dove ogni parola pesa quanto una decisione clinica, e ogni gesto ha conseguenze — anche se non sempre immediatamente visibili. È lì che, secondo quanto riportato dalla stampa, un professore universitario di altissimo profilo, il…

PER SALVARSI DAL DEGRADO BALNEARE, LEGGETE “IL SOLITARIO” DI EUGÈNE IONESCO (di Matteo Fais)
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PER SALVARSI DAL DEGRADO BALNEARE, LEGGETE “IL SOLITARIO” DI EUGÈNE IONESCO (di Matteo Fais)

“Io non mi ribellavo. Non ero neppure rassegnato, perché non sapevo a che cosa avrei dovuto rassegnarmi o a quale società pensare per viverci con gioia. Non ero né triste né allegro, c’ero e basta, dalla testa ai piedi, prigioniero di una cosmogonia che non poteva essere diversa da quella che era, e non era…