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ANTIWOKE NON VUOL DIRE, NECESSARIAMENTE, GIUSTO E INTELLIGENTE (di Matteo Fais)

Quando, per fortuna per un breve lasso di tempo, c’è stata la dittatura sanitaria, non abbiamo solo assistito al peggio delle manifestazioni del potere ufficiale, ma anche del contropotere, o meglio dell’antagonismo politico. Tutte le pazzie più assurde sono assurte a Vangelo, ogni terrappiattismo da disadattati è stato passato per voce degna di nota, quando anche la censura sarebbe stata troppo per un pensiero neppure meritevole di scendere giù per lo scarico del cesso. 

Gente che ha tirato in ballo Satana, come principale componente chimico dei vaccini. Chi ha vaneggiato di feti abortiti frullati e iniettati in vena. Per non parlare di casalinghe disperate, convinte che nel siero ci fossero dei microchip con cui, utilizzando un comando, avrebbero potuto dare inizio a un cancro in ogni persona punta – parliamo di gente che, ovviamente, non sa neppure come sia fatto e si produca un simile componente elettronico.

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Tutto questo lungo e triste ricordo per far capire come, sovente, ciò che si contrappone al Potere e all’informazione ufficiale non sia necessariamente meglio di queste, né tanto meno una manifestazione di intelligenza. Pochissimi sono scesi in piazza denunciando il fatto che, in una democrazia liberale, la minoranza non può essere sottoposta alla dittatura della maggioranza e, soprattutto, che, sempre nel nostro Occidente democratico, è assurdo imporre un trattamento sanitario obbligatorio al popolo intero e a chiunque, per motivi più o meno fondati, sospetti di una compromissione tra sanità e potere economico.

È uscito l’undicesimo numero di “Il Detonatore Magazine”: https://www.calameo.com/read/00774819711c36dcf8adc

Similmente, oggi, in epoca di autoritarismo trumpiano, o putinismo occidentale soft, molti si sono convinti di ristabilire, grazie al ciuffo arancione, l’ordine della ragione, della normalità e della morale, sul caos precedentemente imposto manu militari dal woke, quando in verità si tratta di un’idiozia uguale, semplicemente di segno opposto. 

La propaganda trumpiana e dei suoi epigoni nel resto del mondo non è la soluzione; esattamente come il comunismo non è l’antitesi del fascismo, ma semplicemente un’altra forma di dittatura che a questo si è contrapposta nella storia. Se preferite, venendo a esempi di pochi giorni addietro, la famosa pubblicità di Sydney Sweeney, in cui viene veicolata un’inquietante idea di genetica per reclamizzare un jeans, non è una propaganda meno malsana di quella dei woke quando volevano farci credere che l’obesità, specie se femminile, fosse un qualcosa di sano, addirittura un nuovo paradigma di bellezza che, quando non condiviso, avrebbe rappresentato una forma di fascio-maschilismo.

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Gli esempi potrebbero moltiplicarsi a dismisura. Il punto, però, resta fermo: essere contro non equivale a essere nel giusto. Ergo, essere antiwoke non significa abbracciare di per sé la ragione. Più spesso, il tutto si riduce a fare proprie posizioni altrettanto maniacali e frutto di problemi psichiatrici spacciati per assunzioni ideologiche.

È per tal motivo che non bisogna mai farsi incantare, per esempio, da coloro che sbraitano contro presunte censure imperanti, in ragione delle quali, come sostengono loro, “non si può più dire niente”. Nove volte su dieci, chi sostiene strenuamente tale posizione lo fa per diffondere le bugie socialmente più pericolose, o per avere libertà di insulto gratuito. I bolscevichi, per chi non lo sapesse, in principio, erano a favore della libertà di stampa e contro la polizia politica zarista. Come ben noto, una volta saliti al potere, hanno fatto di molto peggio rispetto a chi li aveva preceduti. Trump, oggi, ha fatto della lotta al politicamente corretto e alla cancel culture uno degli elementi cardine del suo programma. Vediamo ogni giorno a cosa ciò ha condotto: velate minacce a chi lo critica  – si ricordi il caso di Bruce Springsteen – e, come si è constatato, la deportazione di tanta gente, anche innocente, a cui non viene neppure concesso di difendersi di fronte a una corte. Insomma, tanta era la voglia di vedere riconosciuta a tutti più libertà d’espressione che, a certi soggetti, gli è stata tolto anche il diritto che, in democrazia, è riconosciuto a chiunque, ovvero di potersi difendere in un regolare processo – e, no, non sono tutti pericolosi narcotrafficanti quelli finiti a El Salvador. 

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Alla fine, si è detto peste e corna del woke – senza conoscerne se non le manifestazioni più eclatanti e ridicole, ma ignorando tutte le restanti -, sottolineando come alla base di queste vi fossero problematiche irrisolte in una certa parte della popolazione, specie quella progressista. Se ciò è certamente vero – prova ne sia che molto del femminismo odierno è semplicemente l’approdo di un mare di donne incapace di relazionarsi in modo sano con un uomo -, non è che dall’altra parte le cose vadano molto meglio. Come si suol dire: se Atene piange, Sparta non ride. L’insensata chiusura commerciale trumpiana in un mondo sempre più iperconnesso, la volontà di togliere diritti civili guadagnati con fatica nei decenni, una certa qual misoginia che va sempre più prendendo piede, sono tutti aspetti perseguiti e avvalorati da un potere che deve soddisfare le insicurezze profonde di un determinato segmento di elettorato il quale, esattamente come buona parte di quello progressista, mira a imporre uno stile di vita al resto della popolazione. I due poli, palesemente, rifiutano l’idea di complessità, di società aperta, e spingono per un controllo sociale da distopia orwelliana. In ultimo, da uno scontro tra opposti fanatismi, non potrà mai venir fuori niente di buono.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

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