RECENSIONE – “MALIZIA CHRISTI” DI DAVIDE CORTESE (DI PAOLO PEDRAZZI)
Malizia Christi (Edizioni Croce, 2026) – secondo romanzo di Davide Cortese – è un’opera potente perché sottrae il lettore all’insostenibile serietà del mondo per restituirgli, attraverso l’ironia, una verità più profonda.

Il libro si regge sulla categoria poetica dell’inesistente, un territorio abitabile nel quale ciò che non ha trovato posto nel mondo può finalmente acquistare una forma, e dove la fantasia non costituisce una fuga dalla realtà, ma serve a mostrarne l’insufficienza. Il mondo concreto, infatti – con le sue pose, le abitudini, le sue classificazioni e le pretese di verità – non esaurisce il campo del possibile. Al contrario, può apparire angusto rispetto all’immensa proliferazione delle vite immaginarie, delle storie mai raccontate, delle opere mai scritte, delle creature che reclamano un posto nell’esperienza umana.
Attorno alla figura del protagonista, Adam – che ha qualcosa del Taddeus Todd de Il vento tra i salici, del Piccolo Principe e di Peter Pan, un bambino-uomo dandy che sembra avere saltato a piè pari le tappe dell’esistenza –, si raccoglie allora una costellazione di personaggi e vicende che obbediscono a una logica tutta loro, nella quale l’impossibile costituisce la condizione naturale.

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Adam – detto “il signor Babelsberg”, con riferimento forse a una certa natura caotica e spiazzante, simile alla confusione delle lingue di biblica memoria – con la sua precocità paradossale, rovescia le aspettative legate all’età e al ruolo sociale; la sua esistenza è già, di per sé, un piccolo enigma. E, proprio come accade con l’Alice di Carroll – per il quale l’infanzia possiede una sovrana autonomia, una capacità di istituire regole nuove senza chiedere il permesso alla ragione – il protagonista di Malizia Christi invita il lettore a non domandarsi continuamente se ciò che legge sia plausibile, bensì a scoprire quale verità si nasconda dietro il nonsense.

poesia contemporanea, alla traduzione e alla ricerca visiva. In questo secondo numero: interviste a poeti italiani, testi inediti, traduzioni di poesia americana contemporanea non ancora pubblicata in Italia, e approfondimenti tra letteratura classica e narrativa dei nostri giorni. Ogni pagina è progettata con un forte lavoro grafico, trasformando la lettura in un’esperienza anche visiva. Una zine pensata per chi cerca nuove voci, linguaggi sperimentali e uno sguardo diverso sulla cultura di oggi.
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Nella galleria dei tipi, nella teatralità delle apparizioni, nella disposizione quasi scenografica degli eventi e nel procedere per quadri dalla vaga atmosfera picaresca ed estetizzante, si avverte anche una parentela con Dickens e Wilde. Non tanto per una ripresa diretta di situazioni o personaggi, quanto per la capacità di trasformare una comunità in un piccolo teatro umano, nel quale il grottesco diventa il mezzo acuminato – ma prelibato – per criticare un’intera società.
L’ambientazione inglese del 1912 contribuisce allo scopo. La prossimità della Grande Guerra, infatti, potrebbe introdurre potenzialmente un contrasto fra la leggerezza dell’invenzione e la catastrofe della Storia; tuttavia il romanzo preferisce alla rappresentazione diretta della tragedia la costruzione di un’utopia, nella quale la fantasia sottrae boccaccescamente l’allegra comitiva alla tirannia degli eventi.

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Scelta che non va necessariamente interpretata come snobismo o disimpegno da parte dei personaggi poiché l’immaginazione può essere anche una forma di resistenza, il modo con cui si preserva uno spazio di libertà quando la realtà minaccia di restringersi.
Non è casuale, allora, che il romanzo si intitoli Malizia Christi: quello è infatti anche il titolo dell’unico libro realmente esistente nella biblioteca del campaniano poeta centenario amico del protagonista, del quale Adam non ha bisogno di conoscere la trama perché coincide con quella che il lettore sta leggendo.
Il cerchio della finzione metanarrativa si chiude, dunque, non per imprigionare, ma per rivelare che anche il lettore – baudelairiano ‘semblable’ del poeta e dunque ‘fatto a immagine e somiglianza di Dio’ come Adam – contribuisce, attraverso la nominazione, a dare una possibilità di esistenza a ciò che fuori della pagina non ne ha.

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In questo senso creativo, si possono richiamare anche suggestioni borgesiane – i cataloghi immaginari, i gustosissimi dispositivi di mise en abyme che costellano il testo – consonanze più che semplici modelli che Cortese traduce in un immaginario stravagante, nel quale la vertigine concettuale non rinuncia mai alla grazia del racconto.
A ben guardare, sotto la superficie fiabesca, il romanzo custodisce qualcosa di tenero e inquietante insieme. La sua è una tenerezza tagliente, una sensibilità che si cela nelle pieghe dell’assurdo come la lama nascosta nella torta del detenuto.

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Insomma, è poesia spiritosamente e sapientemente camuffata da prosa che preferisce l’allusione alla dichiarazione, il gesto eccentrico all’enunciato patetico, in un contro-mondo, dove ci si vuole ancora divertire, sorprendere, sedurre, lasciar attraversare da una vitalità capricciosa, da una leggerezza calviniana; un luogo dove i libri possono non esistere, i bambini possono essere più adulti degli adulti, due gemelli possono sposarsi fra loro e la realtà può rivelarsi soltanto una delle tante evenienze del racconto.
Forse è proprio questo il segreto del romanzo: rammentare che non tutto ciò che è vero deve essere reale, e che le cose, poche o tante, che compongono il nécessaire della vita umana – un libro, un personaggio, un viaggio, un ricordo, una possibilità d’amore – cominciano a esistere soltanto quando qualcuno le immagina.
Paolo Pedrazzi
Biografia
Paolo Pedrazzi, nato a Moncalieri (TO) il 29 Febbraio 1984, si è laureato in Lettere a Torino. Suoi saggi e articoli di argomento letterario sono stati pubblicati su importanti riviste italiane e internazionali come “Gradiva International Journal of Italian Poetry”, “Poeti e Poesia”, “Readaction Magazine”, “Il Detonatore”, “Parlature”, “Suite Italiana”. Ha tradotto e commentato il poemetto nonsense “The Hunting of the Snark” di Lewis Carroll nel volume intitolato: La caccia allo Slualo: un’agonia in otto sc-atti (2011, Biblion Edizioni). Per Robin Edizioni ha tradotto in versi e commentato i maggiori poeti romantici inglesi nell’antologia Il furto di Prometeo (2026) con prefazione di Silvio Raffo. Nel 2026, sempre per Robin Edizioni, ha dato alle stampe la traduzione poetica commentata del poemetto Lamia di John Keats. Nell’ambito della letteratura per ragazzi, ha dato alle stampe Marcello Testainsù (2022, Km Edizioni) e Dodo è fatto così (2024, Km Edizioni). In poesia, ha pubblicato le sillogi Optica (2023, Eretica Edizioni) con prefazione di Elio Pecora, Kósmos (2024, Ladolfi Editore) con prefazione di Diego Riccobene, e In-sectum (2026, Fallone Editore).