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A CHI SERVONO DAVVERO GLI EPSTEIN FILES? (di Matteo Fais)

C’è una domanda che andrebbe posta prima di ogni indignazione automatica, prima di ogni condivisione compulsiva, prima di ogni grido manzoniano: a chi servono davvero gli Epstein Files? Non a chi cerca giustizia, temo. Quella è la foglia di fico. Servono soprattutto a chi odia l’Occidente in quanto tale, a chi ha bisogno di dimostrare che qui il male è sistemico, totale, strutturale. Che la nostra civiltà non è solo ipocrita, ma irrimediabilmente marcia.

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La dinamica è sempre la stessa, rozza ma efficace. Si prende un mostro reale — Epstein lo era, senza attenuanti — e lo si trasforma in una chiave universale. Da lì in poi tutto diventa prova: le élite occidentali, la democrazia liberale, il capitalismo, i diritti individuali. Non si indaga per capire, si usa per colpire. Non si distinguono responsabilità personali e sistemi politici: si brucia tutto nello stesso falò morale, possibilmente in diretta social.

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Il sottotesto è chiarissimo: guardate come sono. Aprite gli occhi su Hollywood, Wall Street, le università, i media. Guardate i vostri valori, la vostra libertà, il vostro pluralismo. Da questa parte del mondo, ci viene ripetuto, tutto è corruzione, abuso, pornografia del potere, mercato, sfruttamento, ipocrisia travestita da civiltà.

È uscito il quattordicesimo numero di “Il Detonatore Magazine”: https://www.calameo.com/read/008031206cf91ecc2a80e

E dall’altra parte? Dall’altra parte, nei racconti degli odiatori dell’Occidente, regna una purezza quasi sacrale. In Russia, nei paesi BRICS e in ogni regime sufficientemente antitetico da essere considerato anti-occidentale, la morale sarebbe limpida e cristallina: leader austeri, popoli sani, tradizioni intatte. Nessuna perversione di potere, nessun traffico, nessun abuso. Un Eden geopolitico custodito, guarda caso, dal silenzio.

È uscita la seconda raccolta poetica di Matteo Fais, Preghiere per cellule impazzite (Connessioni Editore, collana “Scavi Urbani), ed è disponibile in formato cartaceo e ebook:
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Qui conviene soffermarsi qualche riga in più, perché il punto viene sistematicamente rimosso: gli Epstein Files esistono perché siamo in Occidente. Esistono perché qui la trasparenza non è una concessione, ma un principio giuridico, perché esistono leggi che obbligano lo Stato a rendere pubblici i documenti, tribunali che possono imporlo, avvocati che possono pretenderlo, giornalisti che possono pubblicarlo. Esistono perché una legge ha costretto il Governo Americano a far emergere ciò che il potere avrebbe preferito tenere sepolto.

Quinta uscita per la collana “Scavi Urbani”: Le fabbriche sono già tutte bruciate, di Riccardo Infante (prefazione di Valentino Fossati). Disponibile in formato cartaceo ed ebook:
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Altrove, quelle carte non sarebbero mai diventate file. Sarebbero rimaste ombra, archivio chiuso, incidente inesistente. Non perché il male non ci sia – sarebbe un’ingenuità pensarlo – ma perché nessuno avrebbe il diritto, né la forza, né gli strumenti per costringere il potere a scoprirsi.

Terza uscita per la collana “Scavi Urbani”: Il cielo è uno straccio sporco nella stretta della materia, di Luca Parenti (prefazione di Matteo Fais). Disponibile in formato cartaceo ed ebook:
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Ed è qui che la narrazione anti-occidentale si rivela per quello che è: una truffa morale. Si usa la trasparenza come prova di colpevolezza, l’emersione del marcio come dimostrazione di degenerazione, la capacità di denunciare come segno di decadenza. Mentre il silenzio autoritario viene venduto come virtù, ordine, moralità superiore.

Quarta uscita per la collana “Scavi Urbani”: Psicosi dei giorni pari e dispari, di Fabio Orrico (prefazione di Viviana Viviani). Disponibile in formato cartaceo ed ebook:
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Gli Epstein Files, così come vengono agitati oggi, non servono a proteggere i deboli, ma a colpire una civiltà che ha almeno il vizio – gravissimo, a quanto pare – di rendere pubblici i propri scandali. Servono a dire che il problema non sono gli uomini, ma quel sistema; non il potere in quanto tale, ma il potere occidentale; non il crimine, ma la libertà che lo lascia emergere.

È propaganda con il volto dell’indignazione. Funziona perché fa leva su un paradosso antico: usare le libertà di una società aperta per dimostrare che quella società non merita di esistere. E funziona benissimo, soprattutto, per chi non deve mai dimostrare niente, perché non è mai costretto a rendere pubblico nulla; per chi, quando gli farai notare che nei regimi da lui sostenuti succede di peggio, ti dirà “è solo propaganda occidentale”.

Matteo Fais

Instagram: https://www.instagram.com/matteofais81/

Facebook: https://www.facebook.com/matteo.fais.14/?locale=it_IT

Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

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