Assolviamo la Ferragni e condanniamo i follower (di Matteo Fais)
Chiara Ferragni è stata assolta. La giustizia ha fatto il suo corso: ha guardato le carte, ha valutato le fattispecie e ha stabilito che non c’erano gli estremi per andare avanti. Fine della storia? No. Fine della favola, semmai. Perché il Pandoro Gate – con le uova di Pasqua a fare da contorno – non è mai stato un caso giudiziario. È stato semmai, fin dall’inizio, un caso antropologico.

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E infatti, meglio precisarlo a chiare lettere: avrei assolto la Ferragni anche se fosse stata colpevole. Non per indulgenza, non per simpatia, ma per una ragione molto più semplice e molto più scomoda: la vera responsabilità non è mai stata la sua.
Il problema siete voi. Voi che l’avete seguita quando sorrideva, voi che l’avete idolatrata quando fatturava, voi che l’avete difesa come si difende una causa personale, e voi che l’avete crocifissa non appena il meccanismo si è inceppato. Sempre gli stessi, sempre con lo stesso fervore, sempre convinti di essere dalla parte giusta – purché sia la parte vincente del momento.

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Ferragni non ha fatto altro che ciò che il suo ruolo le imponeva: vendere un prodotto. Un pandoro industriale, una confezione patinata, una narrazione solidale quanto basta per farvi sentire migliori mentre aprite il portafoglio. Non vi ha puntato una pistola alla tempia. Non vi ha imposto nulla. Vi ha offerto esattamente ciò che volevate: consumare senza pensare, possibilmente sentendovi anche virtuosi.

Il punto è che voi, invece di trattarla per quello che è – un brand, un veicolo pubblicitario, un fenomeno di mercato – avete deciso di farne una figura morale, un modello, un’autorità, una donna importante, un’imprenditrice da prendere sul serio non per ciò che produce, ma per ciò che rappresenta.
Ed è qui che nasce la farsa. Perché Chiara Ferragni non è una truffatrice, è una conseguenza logica di un mondo in cui la visibilità ha sostituito il valore, in cui il consenso è diventato merito, in cui il numero di follower vale più di qualsiasi contenuto. Non ha ingannato nessuno: ha semplicemente interpretato alla perfezione il personaggio che le avete chiesto di essere.

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Il processo mediatico, quello vero, non si è svolto in tribunale ma sui social. Lì avete dato il meglio di voi: analisi giuridiche fatte a colpi di post, sentenze morali scritte nei commenti, indignazione prêt-à-porter per non sentirvi complici. Avete chiesto trasparenza assoluta a un’influencer, mentre continuate a vivere di opacità quotidiane, di autoinganni, di scorciatoie morali.

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E quando la giustizia ha fatto il suo lavoro – con una decisione tecnica, fredda, lontana dallo storytelling – siete rimasti spiazzati. Perché non vi interessava la verità, bensì la punizione, qualcuno da sacrificare per continuare a credere nel sistema senza metterlo mai in discussione.

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Ecco perché io condannerei i follower. Condannerei chi ha scambiato il marketing per etica. Chi ha confuso la beneficenza con l’acquisto compulsivo. Chi ha trasformato una figura commerciale in un totem identitario, salvo poi distruggerlo quando non serviva più.

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L’influencer, in tutto questo, è quasi irrilevante. Domani ce ne sarà un’altra, con un altro prodotto, un’altra causa nobile, un’altra estetica rassicurante. Cambierà il volto, non il meccanismo. Perché il meccanismo siete voi: la domanda che crea l’offerta, l’adorazione che genera l’idolo, la fede cieca che pretende miracoli e poi grida allo scandalo quando scopre che dietro c’era solo una fabbrica per fare soldi.
Assolvere Ferragni è un atto di onestà intellettuale, condannare i follower un dovere culturale. Ma non succederà nulla. Nessuno imparerà niente. Domani tornerete a seguire, a comprare, a indignarvi. E il prossimo pandoro sarà già pronto sugli scaffali. La merda, con voi, funziona e funzionerà sempre.
Matteo Fais
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L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).