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COSA PENSARE GUARDANDO IL GRUPPO IN CUI GLI UOMINI CONDIVIDONO FOTO DELLE MOGLI (di Matteo Fais)

“See the nice boys – dancing in pairs / Golden earring golden tan / Blow-wave in the hair / Sure they’re all straight – straight as a line / All the gays are macho / Can’t you see their leather shine” ( Joe Jackson, Real Men).

Un noto trans, una volta, disse che “la fica piace a molti, ma il cazzo ha ancora più estimatori”. Impossibile non riflettere sulla simpatica e pungente considerazione, dopo aver saputo di questo gruppo Facebook chiamato “Mia moglie”, improvvisamente finito sotto la lente di ingrandimento del femminismo militante che lo accusa di condivisione non consensuale di foto rubate o destinate a una fruizione intima di coppia

Ora, inutile rubare il lavoro alle femministe – che già si danno alacremente da fare – o ai pretini democristiani che si accodano alla stigmatizzazione generale. Del resto, senza assolutamente voler supportare la condivisione di materiali privati – cosa, ovviamente, deplorevole -, ciò che risulta più inquietante, a una ponderata riflessione, è ben altro. Si aggiunga che, a una veloce e sommaria visione della pagina, risulta impossibile stabilire, oltre ogni ragionevole dubbio, se le immagini in questione siano o meno rese pubbliche con l’approvazione della partner – lasciamo l’incomodo della verifica alla Polizia Postale.

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Stabilito ciò, si diceva, alcune riflessioni sorgono spontanee, per quanto in ordine sparso. La prima, e probabilmente più banale, almeno a giudicare la quantità di morti di fica che si radunano a sbavare nel gruppo, sotto istantanee di donne tutt’altro che bellissime – molte, anzi, sono in sovrappeso e portano manifesti segni dell’età avanzata – è la quantità, in Italia, di maschi sessualmente frustrati. Davvero troppi. La Legge Merlin ha fatto danni incalcolabili. Un uomo allupato al limite della disperazione – o, si potrebbe osare, della visione nel deserto è, oltre che potenzialmente pericoloso a livello sociale, esattamente come una massa di affamati, chiaramente incapace di essere produttivo. Se è vero, come insegna Freud, che la società non può che essere fondata su un contenimento della sfera pulsionale, è altresì lapalissiano che tale castigo non può spingersi oltre un certo limite senza gravissime conseguenze a livello psichiatrico – bene, adesso, sapete perché, in giro, ci sono tutti questi scoppiati.

È uscito l’undicesimo numero di “Il Detonatore Magazine”: https://www.calameo.com/read/00774819711c36dcf8adc

La seconda tragica osservazione ci invita a riflettere sul concetto di desiderio. Che cos’è esso, in fin dei conti? Probabilmente, sempre desiderio del desiderio, spinta mimetica, volgarmente desiderio di ciò che è desiderato dagli altri. Il soggetto, quanto più mentalmente debole e insicuro, non sa realmente a cosa anela e lo stabilisce guardando quello verso cui sono spinti gli altri. E per questo che, se una attricetta o show girl qualsiasi si impone come sex simbol tutti iniziano meccanicamente a sdilinquirsi sulla sua immagine, persino se questa è oggettivamente meno bella della ragazza sdraiata sotto l’ombrellone più vicino. Se volete, la questione dei brand funziona allo stesso modo: prendete due magliette qualsiasi e su una scrivete Dolce &Gabbana, poi provate a chiedere un consiglio a un amico su quale indossare. Se proprio volete la prova che da ciò non è esente neppure l’universo degli intellettuali, mandate un romanzo dì Houellebecq alle principali case editrici in circolazione, firmandolo con il vostro nome. Nessuno vi pubblicherà, eppure Houellebecq è uno degli scrittori più noti al mondo. Il problema è che non basta essere il più grande, bisogna soprattutto farsi un nome.

La terza, conseguente appunto, è la componente omoerotica del desiderio tra maschi. Il loro è un piacere da spogliatoio, come saprà chiunque abbia frequentato una palestra, quella inquietantissima e imbarazzante situazione in cui si parla di donne sotto la doccia e, poi, ci si ritrova a uscire fuori a palle nude per scambiarsi grandi pacche sulle spalle, mentre si controlla di sottecchi il pistolino del fantomatico playboy. Purtroppo per loro, tutti quelli normali e really straight avranno assistito a tali abominevoli scene dove i due, tre, quattro, cinque, si sollazzavano vicendevolmente in maniera quantomeno sospetta. Palesemente, il branco è il miglior nascondiglio per il rimosso.

È uscita la seconda raccolta poetica di Matteo Fais, Preghiere per cellule impazzite (Connessioni Editore, collana “Scavi Urbani), ed è disponibile in formato cartaceo e ebook:
(cartaceo 12 euro)
(ebook 5 euro – gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited)

Non è del tutto peregrina, a tal proposito, una riflessione fatta da uno dei più acerrimi avversari di Rocco Siffredi, Tommie McDonald, nel processo mediatico che vede il primo sotto accusa per sesso non consenziente con attrici esordienti. Il famoso podcaster, riflettendo sul perché del grande successo del noto attore e regista, in Italia – che qualcuno gli dipinse come “più famoso del Papa” -, mette in guardia sul fatto che molti utenti non vogliano probabilmente vedere una ragazza mentre viene scopata e immaginare di essere loro a farlo. Bensì e più propriamente, costoro ambiscono segretamente a vedere la minchia di Rocco. Effettivamente, se ciò non è scientificamente dimostrabile, risulta, a voler essere appena un poco maliziosi, ben più che possibile. Se volete, è un po’ come l’esaltazione e ossessione che, nei gruppi redpill, si muove intorno ai famosi Fratelli Bianchi. Se ne descrive lo sguardo forte e maschio, criminale e rapace. Se ne cantano le gesta – ovvero l’orgia al cimitero di Colleferro, a cui stavano prendendo parte poco prima di uccidere il povero Willy. Appare chiaro il desiderio masochistico di essere tra le ragazze possedute da quei corpi da vincenti, da veri maschi dominanti. L’animale più debole, sovente, ci insegnano i documentari, mostra l’ano a quello che ha preso il comando del branco. A buon intenditor, poche parole…

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Insomma, questo episodio da rotocalco estivo – non sarà chiaramente né il primo né l’ultimo, con buona pace delle femministe – porta con sé differenti possibilità di indagine che, naturalmente, richiederebbero studi e ricerche, oltre che un serio lavoro. Una cosa, comunque, prende corpo come una certezza se non altro istituale: in Italia, ci sono molti più omosessuali latenti di quanti, palesemente e con sincerità, solchino le strade nazionali durante i vari Pride.

Matteo Fais

Canale Telegram di Matteo Fais: https://t.me/matteofais

Instagram: https://www.instagram.com/matteofais81/

Facebook: https://www.facebook.com/matteo.fais.14/?locale=it_IT

Telefono e WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).

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2 Commenti

  1. Un errore che spesso facciamo è quello di confondere l’omosessualità con la non virilità. Adesso vi invito a riflettere se uno di questi 32k betacucchi avrebbe potuto mai sfidare in combattimento un Achille o un Alessandro Magno.

    Questi morti di foto, sono indegni di essere annoverati nella categoria “maschile”, hanno tradito il nostro genere inflazionando quello che dovrebbe essere un bene di ampia disponibilità come l’affettività con il loro continuo sbavare appresso alle mille diverse versioni di onlyfans, quando poi almeno avessero il fegato di andare ad escort, guadagnerebbero la mia stima.

    Questi non pagano neanche per un atto sessuale, non desiderano di possedere una donna ma solo di essere dei beta, trollati sia dalle femministe nostrane che da (quel che resta) del genere maschile vero e proprio.

    Anche l’omosessualità ormai è svilita solo ad una versione effeminata della stessa, non più come azione di virilità e forza, praticata da guerrieri. Insomma, stiamo diventando una società senza uomini/padri.

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