NON SI CAPISCE PIÙ NIENTE… SE NON IN FRANCIA (di Matteo Fais)

Mai vista una situazione più confusa. In America, il delirio è totale. Trump, ogni giorno, sembra che si svegli con l’intento di contraddire sé stesso. Prima pare tirare la volata a Putin – come accaduto nell’increscioso spettacolo con Zelensky -; poi, adesso, minaccia lo zar di Russia di mettergli sanzioni e balzelli vari, qualora non dovesse accettare le condizioni da lui imposte per una tregua del conflitto.
Una farsa non molto dissimile si ripete quasi quotidianamente con la questione dazi: li toglie, li mette, li ritoglie e li rimette. La sensazione è che quel vecchio demonio stia cercando di far di tutto per intorpidire le acque intorno a sé, rendendo impossibile un’analisi dettagliata e critica del suo operato.

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Uno, nessuno e centomila Trump. Questo Presidente è inafferrabile. Diversamente dagli altri che l’hanno preceduto, i quali tutto sommato avevano una linea ideologica forte, lui pare più vicino al personaggio borderline di un romanzo che vive schiavo dell’umoralità del proprio ego.
Ciò che si arguisce del soggetto è solo che risulta essere inattendibile e, contrariamente a ciò che voleva far credere, non certo un uomo di pace. Come si può ben notare, nessuno è più minaccioso di lui. Fa il duro con il Presidente Ucraino e gli punta l’indice inquisitore contro, per cercare di farlo sentire in colpa; cerca di intimidire l’impassibile Putin che, tra i tanti, è l’unico a non dargli corda. E poi c’è il caso della Groenlandia e il suo “non escludo l’uso della forza”; per non parlare dell’Iran, con cui è già arrivato alla prospettiva del bombardamento. Dulcis in fundo, tanto per tranquillizzare gli animi, ha pure buttato lì, a due mesi dall’insediamento, la possibilità di un terzo mandato – possibilità interdetta dal ventiduesimo emendamento della Costituzione Americana –, facendo eleggere in sua vece JD Vance, il quale, poi, passerebbe a lui il testimone – manco a dirlo, una tecnica simile venne già utilizzata dal suo omologo russo, cioè da Putin, quando alla presidenza fu eletto il fedele Medvedev e lui si fece nominare Primo Ministro.

Pura idiozia americana, insomma. Per fortuna, in Europa, la reazione non si sta facendo attendere. Per quanto sporca possa essere tale prassi, i francesi, sempre molto più guardinghi e sospetti quando si tratta della loro democrazia, hanno ben pensato di condannare la Le Pen, vicina all’amministrazione Trump, per appropriazione indebita di fondi UE. Per cinque anni non sarà eleggibile, pur godendo di grande supporto, almeno stando ai sondaggi, quindi non potrà partecipare alle elezioni del 2027.
In una contingenza storica quale quella che stiamo vivendo, in cui le forze reazionarie sono alla ribalta e stanno conquistando la scena, allo zoccolo duro progressista non resta che passare alle maniere forti, contro qualsiasi minaccia possa presentarsi all’orizzonte. È chiaro che tutto ciò può essere molto pericoloso, ma la democrazia deve basarsi solo e unicamente sull’alternanza di forze moderate e il processo democratico deve mitigare quanto più possibile le istanze di chiunque salga al potere. L’alternativa sono le autocrazie come quella putiniana, orbaniana – il presidente ungherese ha subito mandato la propria solidarietà all’amica francese – e il baratro recentemente apertosi nel modello americano.

Purtroppo, accade che a volte, per scongiurare uno sconvolgimento della libertà, si debba passare su qualche cadavere. Bando alle stronzate quali la volontà popolare: se un popolo di dementi preferisce il decisionismo senza restrizioni dell’uomo forte, che tanti danni ha causato nella storia dell’uomo, alla normale dialettica democratica, l’unica opzione è sbattersene le palle di questo. Del resto, le masse non sono in grado di scegliere, possono solo rovinare la vita delle persone per bene. Dovendo decidere tra la mia vita esistenza in un mondo libero e la perversa propensione del popolo per i regimi più beceri, userei senza alcuna pietà il napalm su quella folla spregevole.

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Per tornare al caso americano, oramai, è chiaro che Trump è un pazzo e sta portando la più grande democrazia al mondo verso lo sfacelo. È altresì palese che, con le buone, non potrà essere riportato a più miti consigli. Sta di fatto che uno votato da poco più della metà degli elettori non può arrogarsi il diritto di fare la rivoluzione come meglio crede. A questo punto, qualsiasi mezzo è buono per fermarlo, giudiziario e non solo – fosse pure un colpo basso. Quando si tratta di salvare il salvabile, niente è illecito e qualsiasi opzione immaginabile una necessità. Non bisogna farsi scrupoli con chi minaccia la nostra vita italiana, francese, ungherese, russa, europea e mondiale. Resta solo agire per avere salva la vita e ristabilire l’ordine. Capisco sia terribile, ma con certi leader e con chi li sostiene la comprensione corrisponde alla propria condanna a morte.
P.S: approfitto del commento di un amico che ha letto l’articolo in anteprima e pone l’accento, dal suo punto di vista, sul mio disprezzo nei confronti della “volontà popolare”. Ci tengo a sottolineare che, da parte mia, non vi è mai stato alcun apprezzamento per questa. Il popolo mi avrebbe voluto imporre il vaccino e il green pass, durante la pandemia, violando le libertà individuali della mia persona. Già solo per tali motivi, non posso che provare un viscerale disprezzo nei suoi confronti. Lungi da me volermi fare tedoforo delle sue perverse istanze.
Matteo Fais
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L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).