PARANOIE DA DISAGIATI: I PROGETTI DI INGEGNERIA SOCIALE (di Matteo Fais)
Tutti gli strumenti che equiparano le voci e ne permettono il proliferare hanno il grande pregio di liberare potenzialità che altrimenti resterebbero inespresse, ma presentano al contempo il problema di permettere ai cretini di incontrarsi e amplificare la propria cretinaggine.
Oramai non si contano più le pagine che annunciano scenari da imminente fine del mondo, crollo dell’Occidente, cookie attraverso cui ci spierebbe la CIA, con gli ebrei responsabili di tutti gli accadimenti negativi dell’universo, dal forno a microonde che, dopo vent’anni, ha smesso di funzionare, alla propria sfortuna nelle relazioni sentimentali.
Una delle balle più idiote che si possa sentire è quella secondo cui ci sarebbe un progetto di ingegneria sociale volto a renderci atomi umani senza più coesione, privi di legami sociali forti – “LA FAMIGLIA, SIGNORA MIA, LA FAMIGLIA!” -, o peggio ancora a trasformare il mondo in un gigantesco locale gay.
Nella mente malata di questi soggetti paranoici, tutti i grandi colossi dell’intrattenimento, da Netflix a Facebook, lavorerebbero per tramutarci, come per magia, in soggetti fluidi dalla sessualità incerta. Naturalmente, posti di fronte alla domanda sul perché un simile progetto verrebbe messo in atto, non sono in grado di sciorinare una motivazione anche solo plausibile, almeno vagamente strutturata. Niente! Un bel giorno, élite e Poteri Forti, tipo Bill Gates, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg, si sarebbero svegliati con il capriccio di rivoluzionare il mondo e renderlo arcobalenato.
Ma ciò che più fa sorridere in questo ragionamento è l’idea che sta alla base, secondo cui le masse muterebbero in ragione di una serie di pubblicità, film, serie televisive o articoli in cui si esalta il Pride, o i valori della comunità LGBTQ+. Come se l’essere umano non pensasse, non fosse dotato di libero arbitrio o capacità di discernimento. Praticamente, se la pubblicità dicesse di mangiare merda, la gente la ingurgiterebbe, anche se in precedenza l’aveva schifata. O come se uno potesse arrivare a provare piacere nel prenderlo in culo, perché vede negli anni i Pride sempre più frequentati – evidentemente, questa gente non deve neppure aver mai visto la reazione di una donna alla sodomia, quando questa non ama la pratica.
Ma la cosa più divertente è che tale propaganda avrebbe effetto su tutti, salvo che sui vari Gino, Pino e Pancrazio, aventi come titolo di studio massimo il diploma preso alla scuola privata e la cui professione varia tra quella di tabaccaio, commesso, o venditore al mercato ittico.
Certo, se è possibile che anche un genio prenda una cantonata, è altresì ridicolo credere che solo qualche minorato mentale che non ha mai letto un libro possa essere refrattario al grande indottrinamento di massa.
Recentemente, qualche disagiato all’ultimo stadio si è convinto addirittura di non avere una compagna fighissima, stile supermodella, perché le donne sarebbero indotte, sempre dai fantomatici grandi manovratori, a non cercare più la famiglia ma a essere delle puttane egoiste autocentrate. Naturalmente, secondo loro, negli anni ‘50-’60, le cose sarebbero andate in modo totalmente differente. Come se ognuno dei nostri nonni avesse avuto come moglie Anita Ekberg, invece di un grosso cesso a pedali con i peli sotto le ascelle e metà della dentatura andata a ramengo prima dei trenta. Niente da fare, non si può vincere contro un passato creato dall’immaginazione di questa gente che non ha neppure compreso come sia nella natura femminile la più spietata selettività.
I casi da menzionare sarebbero infiniti e uno peggiore dell’altro. L’Italia, poi, sembra la patria del disturbo psichiatrico diffuso. Non è un caso che qui l’odio contro Israele trionfi, insieme all’omoerotica passione per l’uomo forte stile Putin. È davvero assurdo pensare che vi siano tanti psicologi disoccupati. In realtà, ci sarebbe più bisogno di loro che di qualsiasi altro professionista della medicina.
Matteo Fais
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L’AUTORE
MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”) e, in radio, con la trasmissione “Affari di libri” di Mariagloria Fontana. Ha pubblicato L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde e Storia Minima (Robin Edizioni). Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Il suo romanzo più recente è Le regole dell’estinzione (Castelvecchi). La sua ultima opera è una raccolta di poesie, L’alba è una stronza come te – Diario d’amore (Delta3 Edizioni).
Esilarante pungente e geniale come sempre. Esiste proprio un disturbo di personalità paranoie che rientra in questo spettro. Queste persone invece di curarsi si alimentano vicendevolmente nella echo chamber dei social.
L’unico vero interesse delle grandi lobby sono i quattrini. Se la gente cambiasse istantaneamente canale quando compare un gay su netflix o disdicesse gli abbinamenti tranquilli che nel giro di 1 anno li toglierebbero o fallirebbero.
Le guerre, la politica, le lobby hanno un solo fattore comune. Il denaro.