L’EUROPA ORIENTALE, TRA LIBERTÀ E IDENTITÀ, L’ANTI-RUSSIA (di Davide Cavaliere)
Una certa pigrizia intellettuale, spesso nutrita di preconcetti, fa si che tutta l’Europa, da noi detta «orientale», sia qualificata erroneamente come «slava» e considerata poco più che un’appendice della Russia, sulla quale, Mosca, avrebbe un qualche «diritto storico» al dominio. In realtà, Polacchi, Cechi, Ungheresi, Rumeni, Ucraini, pur avendo una storia comune con la Russia, fatta perlopiù di oppressione e conquista, si sono sempre percepiti come «europei» e «occidentali», non certo come «slavi».
Questo fatto è evidentissimo per i Polacchi, basti pensare che il grande scrittore Józef Konrad Korzeniowski, meglio noto come Joseph Conrad, scrisse: «Non vi è nulla di più estraneo al temperamento polacco, animato da un cavalleresco sentimento degli obblighi morali e da un estremo rispetto dei diritti individuali, di ciò che nel mondo letterario si definisce “spirito slavo”»; mentre un altro grande autore, il ceco Karel Havlíček disse: «Ai russi piace definire slavo tutto ciò che è russo, in modo da poter definire russo tutto ciò che è slavo».
Al netto di una qualche parentela linguistica, che non riguarda però gli Ungheresi e i Rumeni, i popoli dell’Europa dell’Est non hanno mai fatto parte di un nebuloso «mondo slavo». Il premio Nobel alla letteratura Czeslaw Milosz, nel suo bellissimo La mia Europa, disse: «Non vi è nulla di più ingannevole che l’apparente somiglianza tra la lingua russa e quella polacca. Ne traspaiono due tipi umani diversi, è come l’incontro tra un sicilano e un cinese». Persino gli Ucraini, che potrebbero sembrare i «fratelli» dei Russi, hanno in realtà una storia ben più «europea» che «slava».
L’Ucraina è stata a lungo sotto il dominio del Gran Ducato di Polonia e Lituania, più aperto e vicino all’Europa, a differenza della Moscovia, che invece subì l’invasione mongola. La Galizia, storica regione dell’Ucraina occidentale, a lungo provincia dell’Impero Austriaco, crogiolo di etnie e culture che, nella migliore tradizione mitteleuropea, convivevano, in modo sostanzialmente pacifico sotto la Corona Asburgica, ha dato i natali a grandi artisti di spirito europeo, come Joseph Roth, Leopold von Sacher-Masoch e Stanisław Lem.
Nel 1983, lo scrittore ceco Milan Kundera, che aveva conosciuto la brutalità dell’oppressione russo-sovietica, pubblicò sulla rivista “Le Débat” un articolo intitolato Un Occident kidnappé, ou la tragédie de l’Europe centrale, nel quale si legge: «È alla frontiera orientale dell’Occidente che, meglio di altrove, si percepisce la Russia come un anti-Occidente; essa ci appare non solo come una potenza europea come altre, ma come una civiltà particolare, come un’altra civiltà». Per i popoli dell’Europa centro-orientale, la Russia, non è mai stata la romantica terra di Tolstoj e Dostoevskij, ma una minaccia e una paura costante.
La Russia (minima diversità nel massimo dello spazio) è l’esatto opposto dell’Europa (massima diversità nel minimo dello spazio). Questa, centralizzatrice e uniformante fin dalle origini, sempre pronta a «russificare» i vicini – si chiedano i filorussi coma mai ci sono così tanti «russofoni» nelle nazioni limitrofe alla Santa Madre –, si oppone alla passione per la diversità dell’Europa, soprattutto di quella Centrale. La Russia, che sarebbe più corretto chiamare «Moscovia», in base al corso datole, soprattutto, da Ivan IV detto «il Terribile», fu tagliata fuori dallo sviluppo delle istituzioni politiche e giuridiche rappresentative dell’Occidente – salvo per la parentesi della zarina Caterina II, di origini tedesche, che introdusse alcune riforme ispirate all’Illuminismo, ma di fatto interrotte dopo la rivolta di Pugačëv.
Se la letteratura e la musica russe dell’Ottocento appartengono, senza dubbio, alla cultura europea, ciò non basta a fare della Russia un Paese «europeo». Essa è (e rimane) l’anti-Europa. Anche per questa ragione è necessario sostenere il «nostro oriente» contro l’ingombrante vicino. Dall’Europa orientale, non dalla Russia, può venire il rinnovamento del Vecchio continente. Solo là, in quelle terre vicine eppure lontanissime, si è realizzata una cultura politica capace di coniugare al meglio libertà e identità.
Davide Cavaliere
L’AUTORE
DAVIDE CAVALIERE è nato a Cuneo, nel 1995. Si è laureato all’Università di Torino. Scrive per le testate online “Caratteri Liberi” e “Corriere Israelitico”. Alcuni suoi interventi sono apparsi anche su “L’Informale” e “Italia-Israele Today”. È fondatore, con Matteo Fais e Franco Marino, del giornale online “Il Detonatore”.